Dove comincia l'Appennino

Segni dell'Antichità nel Tortonese


Percorrendo oggi il margine settentrionale delle Quattro Province, dove le valli appenniniche sboccano verso una pianura solcata da svincoli e binari, non è facile rendersi conto della profondità della sua storia. Eppure, proprio come oggi è un crocevia di ferrovie ed autostrade, quest'area è stata ancor più cruciale per i commerci e le culture nel lontano passato, per effetto della sua posizione strategica nella Padania occidentale. Un occhio informato può scoprire ancora numerose tracce di quei tempi apparentemente perduti.

Tutto il territorio compreso fra il Po e il mare era abitato dai Liguri. La tribù ligure della nostra zona era detta degli Iluati o Iriati: questo nome è associato dagli autori latini a quelli di un corso d'acqua, l'Iria, e di un'omonima città che sorgeva sulle sue rive. L'interpretazione più frequente è che il corso d'acqua fosse lo Staffora, il cui nome attuale è in effetti di origine longobarda mentre dei torrenti vicini esisteva già un nome latino (Scripia, Curon…). Tuttavia gli Iriati occupavano anche le vicinanze dello Scrivia, nelle quali sono state trovate numerose tracce archeologiche: in particolare lungo un dosso fra gli attuali paesi di Castelnuovo e Pontecurone, dove sorge l'antica chiesetta campestre di San Damiano [Brunetti 2004; 2016]. Qualcuno ipotizza allora che l'antica Iria si trovasse in questa zona, a oriente della quale esisteva un insediamento più antico di quello di Pontecurone, oggi ridotto all'anonima cascina Bagnolo. Sarebbero stati solo l'arrivo dei Romani e lo sviluppo della loro colonia di Dertona (Tortona) a spingere gli Iriati a ritirarsi ad est del Curone [Cau 1986], nell'area dove è fiorita la città che i Romani hanno chiamato Forum Iulii Iriensium, ossia “Mercato di Giulio degli Iriensi”, e che in seguito si ridurrà a Vicus Iriae, ossia “il Villaggio di Iria”: si noti che la forma grammaticale di entrambi i toponimi indica Iria come un riferimento secondario e non come l'identità prima del luogo. In ogni caso essi coincidono con il centro dell'attuale città di Voghera, che è d'impianto romano.

Un altro torrente citato dagli autori antichi è l'Olubria, che per qualcuno sarebbe stato lo stesso Scrivia, per altri il più tardo Coluber (letteralmente “serpente”, forse per l'andamento sinuoso) il cui nome si sarebbe poi gradualmente deformato in Grue, il torrente minore che scorre fra Scrivia e Curone. Peraltro il toponimo Olubra si ritrova più ad est, come antico nome di Castel San Giovanni e del locale corso d'acqua.

I torrenti costituivano una fondamentale via di comunicazione, sia con i loro alvei sassosi che fungevano essi stessi da strada, ancora fino ai tempi recenti dei mulattieri, sia con i tracciati artificiali che vennero progressivamente costruiti ai loro lati. Se ne intuisce la presenza lungo il basso corso del Curone, tra Volpedo e Pontecurone, dove in più punti sono stati trovati sia frammenti ceramici che tombe, che spesso erano appunto collocate lungo le strade. Nel tratto mediano di questo percorso si trovavano importanti guadi, in corrispondenza di uno dei quali sulla sponda sinistra è stato disseppellito un tratto di strada acciottolata [Venturino Gambari et al. 2014]. Questo luogo, oggi afferente alle cascine Torre e Vidari, ospitò un intero paese, Vigallo, citato in documenti medievali ma avente una desinenza di origine ligure [Peverone 2010]; altri resti sono affiorati poco più a monte, presso la cascina Torrazzo [Varni 2018]. Importante era anche l'insediamento sul lato opposto del torrente, dal nome latino Rosano: oggi vi rimangono alcune cascine, una villa con parco e la chiesetta dove è sepolto il generale Ambrogio Spinola.

I tracciati lungo i torrenti erano intersecati dall'antico itinerario trasversale che correva invece alla base delle colline in direzione ovest-est, toccando Litubium (Retorbido), Clastidium (Casteggio), Camillomagus (nella zona di Broni) e Placentia (Piacenza). Nei secoli questo itinerario si sarebbe replicato in percorsi paralleli posti sempre più a valle, resi possibili da disboscamenti e bonifiche, a partire dalla romana Via Postumia, attraverso la medievale Via Romea [Frasson 2008], per arrivare alla strada statale 10 Padana inferiore e all'autostrada A21. La Via Postumia prese il nome dal console Postumio Albino che la volle far realizzare nel 148 a.C.: fu il primo fondamentale asse di penetrazione del potere e della cultura romani nell'Italia nordoccidentale, fino ad allora controllata dai Celto-Liguri. Essa collegava i due principali porti posti ai margini settentrionali del mare Adriatico (Aquileia) e del mar Ligure (Genua o Janua), attraversando gran parte della pianura Padana e passando il Po a Cremona.

Per superare l'Appennino nei suoi valichi più facili, la strada piegava in direzione sud allo sbocco della valle Scrivia, in un punto strategico dove già si trovava un villaggio fortificato ligure (oppidum) sul colle Savo, piccola altura protesa sulla pianura: perciò i Romani vi fondano nel 120 a.C. la colonia di Dertona, che diventa il caposaldo dell'intero sistema della loro penetrazione verso occidente. Oltre alla Postumia infatti, si dipartirono di qui altri due assi: la Via Fulvia diretta a Forum Fulvii (Villa del Foro, oggi anonima frazione di Alessandria con importanti resti preromani e romani purtroppo non più visitabili), ad Nonum (Castello di Annone), Hasta (Asti) e Augusta Taurinorum (Torino); e la Via Aemilia Scauri, in seguito Via Julia Augusta, diretta ad Aquae Statiellae (Acqui Terme) e Vada Sabatia (Vado Ligure presso Savona). In corrispondenza di questa raggera di strade verrà fondata nel 1137 l'abbazia cistercense di Rivalta, la cui attività avrebbe contribuito a regimentare con canali e chiuse la zona acquitrinosa fra lo Scrivia e l'Orba-Bormida nota come Fraschetta. Qui un tratto dell'Aemilia Scauri è tuttora percorribile per parecchi chilometri, perlopiù sterrati e palesemente rettilinei, da dietro l'interporto di Rivalta attraverso le frazioni Levata e San Quirica, fino ad essere sbarrato dalla ferrovia Alessandria-Genova; localmente è ancora conosciuto come a Lvà in quanto, al pari di altre strade romane, correva rialzato rispetto al livello dei campi circostanti; presso Fresonara ne sarebbe stato identificato un tratto selciato.
 

       

Tornando alla Postumia, sebbene come si diceva dovessero esisterne tracciati antichi più addossati alle colline, si ritiene che il percorso principale coincidesse sostanzialmente con quello della statale 10 tra Voghera, Pontecurone e Tortona, e continuasse con quello della statale 35 dei Giovi tra Tortona, Cassano Spinola e Libarna. A Voghera rimangono nel letto dello Staffora, poco più a monte del ponte attuale, le basi di tre piloni posti sulla direttrice della strada che entrava in città; resti analoghi si trovano a Pontecurone appena a valle del ponte che immette nel centro del paese. A Tortona la strada romana lambiva il colle dell'antica fortezza, detto popolarmente sul Castello, e coincideva con l'attuale centro cittadino dove sorse poi la cattedrale (la cui antichissima diocesi fu a sua volta un centro fondamentale per la propagazione del Cristianesimo verso il Piemonte). Curiosamente, però, in tutte e tre queste località l'attuale strada centrale è chiamata non “Postumia” bensì “via Emilia”. Al di là del fatto che essa conduca verso Piacenza dove intersecava la nota Via Aemilia Milano-Rimini, il riferimento potrebbe essere anche alla via Emilia Scauri, il cui percorso oltre il tratto Tortona-Vado non è ancora stato chiarito: lo storico antico Strabone scrive infatti che essa partiva da Luni, presso La Spezia, ma stranamente non nomina Genova, per cui è stato ipotizzato che per raggiungere Vado anziché seguire le rupestri coste della Riviera si valicasse subito l'Appennino verso Piacenza e quindi si seguisse fino a Tortona quello che sarebbe appunto coinciso con un tratto della Postumia.

Da Tortona la Postumia usciva in corrispondenza dell'attuale quartiere di San Bernardino, come ricorda il nome di una via periferica nelle vicinanze. Di qui si risaliva lo Scrivia lungo la riva destra, come fa l'attuale statale, dove si trovano resti murari in località Guacciorna e la biforcazione di un acquedotto a Villalvernia; o in alternativa lungo la riva sinistra, proseguendo dal citato crocevia di Rivalta verso le attuali Bèttole di Tortona e Bèttole di Pozzolo, toponimi che testimoniano vecchi luoghi di sosta; significativo è anche il nome della cascina Quintasca, ubicata al quinto miglio di strada dalla città. Si passava in ogni caso in riva sinistra appena oltre Cassano Spinola, in località San Bartolomeo dove sono affiorati i piloni di un ponte antico, visibili affacciandosi da quello attuale verso nord.

Poco più a monte, la Postumia attraversava il foro dell'importante colonia di Libarna. Della città romana sono stati riportati alla luce l'anfiteatro, il teatro, resti delle terme e di diverse case patrizie; l'abitato si estendeva anche oltre l'attuale ferrovia, dove nuovi scavi potranno portare ad altri ritrovamenti. Libarna controllava il territorio della val Borbera e delle valli minori che si inoltrano verso l'Appennino, che ancor oggi fanno capo alla vicina città di Novi; essa tuttavia decadde rapidamente nella tarda Antichità e la sua funzione viaria è stata successivamente assunta dall'adiacente Serravalle Scrivia, dal 1935 destinazione di una delle prime autostrade italiane. Per raggiungere Genova, dato il corso sinuoso e infossato dello Scrivia, la Via Postumia saliva probabilmente sul facile crinale di Fraconalto e continuava in quota fino al valico di Pian di Reste, nei pressi del passo della Bocchetta, dove in epoca medievale si trovava la fortificazione del Castellum Allianum [Canazza et al. 2015]; di qui scendeva per Langasco, i cui confini con le terre di Genova sono sanciti nella Tavola bronzea di Polcevera del 117 a.C., e Pontedecimo, altro nome di evidente origine romana: Pons ad Decimum ossia “ponte presso la decima” pietra miliare da Genova.

Per consolidare il controllo delle terre, i Romani ne suddivisero le parti pianeggianti con un rigoroso sistema geometrico, assegnandone ciascuna particella ad un veterano del loro esercito, in modo da poter contare sulla presenza di famiglie fedeli a Roma. A Tortona il punto di riferimento della suddivisione (cardo maximus, “cardine principale”) si può ancora identificare sulle pendici del colle Savo, in via alle Fonti: esso coincide con la direzione del muro rimasto dall'antica fortificazione difensiva, angolato di 11 gradi rispetto al nord, ed incrociava ad angolo retto il decumanus maximus nel foro, identificato presso l'incrocio fra via Emilia e via Pellizza. A partire da tali riferimenti, utilizzando lo strumento chiamato groma, gli agrimensori romani suddividevano le campagne in quadrati di 710 metri di lato, detti centuriae perché a loro volta suddivisi in 100 heredia ovvero 200 iugeri. La suddivisione continuava ininterrotta per molti chilometri fino ai maggiori ostacoli naturali, in questo caso ad ovest lo Scrivia e ad est il Curone, allora probabilmente di portata maggiore dell'attuale. Studiando le carte topografiche, Plinio Fraccaro e altri studiosi successivi hanno evidenziato numerose strade principali o secondarie, canaletti e confini tra campi che rispecchiano ancora la centuriazione romana, in modo particolare nella zona di Castelnuovo Scrivia [Zanda e Scalva 1993]. Anche fra Viguzzolo e Castellar Guidobono (sorti probabilmente più tardi rispetto ai paesi scomparsi di Vigallo, Castro degli Squarzoni e Bibiano) si può riconoscere la distanza caratteristica di 710 metri o suoi multipli fra le strade parallele Bracchiera, Todeschina e via Montebruno, che si dipartono verso nord dall'attuale provinciale e hanno evidentemente un'origine molto antica.

Oltre il Curone il riferimento della suddivisione agraria cambiava, assumendo un'inclinazione leggermente diversa da quella tortonese: quella cioè del cardo e decumano massimi di Voghera, che si incrociavano presso l'attuale Duomo. Prolungando verso sud il cardo vogherese ci si trova a seguire per un lungo tratto l'attuale strada Casalnoceto, nelle cui vicinanze (cascina Boarezza) sono stati individuati pochi anni fa i resti di una domus e altre strutture di età romana, attualmente oggetto di una campagna di scavi dell'Università di Pavia [Maggi 2022]. Un insediamento medievale, Altomasso, si trovava inoltre poco più ad est sulla riva dello Staffora. Procedendo verso monte, importanti presidii lungo questo torrente erano le località di Nazanum, Vicus Lardarius (Rivanazzano Terme, il cui nome antico era legato alla macellazione dei maiali), Salice Terme e Montalfeo [Cau 1986].

Anche tra Casalnoceto e Volpedo sembra di poter scorgere brevi tratti di strade parallele fra loro e al reticolo della centuriazione (strada per la Braila, SP 102 e SP 97). Il corso del cardo vogherese continua verso sud fino a raggiungere la riva del Curone nell'area dove sorgono la pieve di San Pietro (eretta probabilmente su un precedente luogo di culto di età almeno longobarda) e la collinetta su cui si sviluppò l'antico abitato di Vicus Pecudis (“villaggio del bestiame”, oggi rione Torraglio). Di qui transitavano i percorsi lungo il Curone dei quali si è detto sopra.

Claudio Gnoli
con la collaborazione di Ennio Cirnigliaro e Sergio Pedemonte
partecipanti al gruppo WhatsApp “Postumi di Postumia”


Bibliografia

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