pittura ;
incisione ;
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letteratura ;
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Pittore di Genova (1581-1644) così soprannominato perché per un breve periodo fu frate cappuccino, poi prelato, esiliato a Venezia, e dopo varie traversie rientrò a Genova. Ispirato al Caravaggio e alle scuole fiamminga e veneta, ritrasse in diverse opere anche strumenti musicali; in particolare, "L'allegra brigata" mostra un gruppo con una cornamusa insieme a bombarde e altri fiati, e "Il pifferaio", conservato a Palazzo Rosso, mostra un suonatore di bombarda, oboe rinascimentale affine al piffero delle Quattro Province.
Pittore di San Sebastiano Curone (1758-1823), noto autore di scene sacre e celesti di stile neoclassico, ma anche del disegno|stampa "Matrimonio di montanari" che ritrae una scena della val Curone in cui si vedrebbe una musa.
Pittore e illustratore torinese (1808-1889). Il suo "Album delle principali castella feudali della monarchia di Savoia" (Fontana, Torino 1841-1847) comprende una litografia del castello di "Pozzuolo del Groppo" (Pozzol Groppo), sul crinale fra le basse valli Curone e Staffora.
Pittore (1808-1893). Un suo acquerello del 1868, conservato in una collezione privata a Genova, rappresenta la torre del castello di Arquata.
Illustratore genovese (1811-1894). Un suo taccuino di viaggio contiene bozzetti di località fra le quali Arquata e Gavi.
Pittore e disegnatore (1815-1884) nato a Lugano e cresciuto a Odessa sul mar Nero. Visse poi a Milano, in Piemonte e in varie città europee, dove realizzò per le case regnanti molte vedute e stampe di carattere storico-documentario. Fra queste, alcune ritraggono scorci lungo la ferrovia Torino-Genova, compreso il tratto nelle valli Scrivia e Polcevera a Serravalle, Pietrabissara, Prarolo, Villavecchia, Busalla, pubblicate in "Viaggio da Torino a Genova" di Maurizio Giuliano, tip. Biancardi, Torino 1855 e in un album dello stesso anno.
Pittore piacentino (1835-1911), vissuto anche a Firenze ma rimasto legato alla villa familiare di Roncolo di Groppallo in val Nure. Ritrasse numerosi paesaggi, persone e bestiame dell'Appennino piacentino, compresi il dipinto "Caricature e ballerini" e l'acquerello (1909) della festa campestre di Santa Franca, presso Vernasca, con balli di coppia e un suonatore di piva (Museo civico di Piacenza).
Architetto, archeologo e pittore portoghese naturalizzato italiano e morto a Genova (1839-1925). Dipinse anche vedute tra cui "Savignone".
Autore di una fantasia in cui compare il castello di Torriglia (disegno), di un bozzetto con una casa-torre con guardiola a Cantalupo, di uno scorcio del paese di Agneto in alta val Borbera, di uno schizzo del castello di Savignone (1867).
Pittore genovese (1841-1908), attivo all'Accademia ligustica di Belle arti. Ritrasse fra l'altro un paesaggio con ville presso il passo dei Giovi.
Pittore di Piacenza (1853-1936). Un suo quadro ritrae una festa da ballo in un locale coperto animata da un suonatore di piva; la coppia di ballerini sulla destra sembra eseguire il passo staccato delle gighe.
Pittore divisionista (1868-1907) celebre per l'opera a tema sociale "Il quarto stato". Fu solito aggiungere "da Volpedo" in coda al proprio cognome, testimoniando il suo profondo legame con il paese di origine, nella bassa val Curone, dove scelse di tornare a lavorare dopo aver studiato in varie accademie. Molti suoi quadri ritraggono semplici scene di vita del paese: tra essi "Speranze deluse", nel quale sullo sfondo si vede un corteo matrimoniale preceduto da una coppia di suonatori: è impossibile distinguere gli strumenti, ma dalla posizione dei corpi, il contesto e l'epoca sembra probabile che si trattasse di piffero e musa (l'altezza molto diversa dei due suonatori fa pensare a Carlun e Carlaia), che Pellizza doveva aver visto scendere a suonare in paese dall'alta valle. Visitando l'alta valle Staffora nel giugno 1904, Pellizza dipinse "L'automobile al passo del Penice", di sapore anticipatamente futurista, "Sassi neri del Penice" e "La cantoniera al passo del Penice" o "Ricovero n. 2 del Penice", e tracciò bozzetti di un "Panorama dell'Appennino ligure" e un "Paseaggio dell'Appennino ligure" affacciati verso la val Trebbia. Un altro disegno ritrae un ponte sul Borbera. Grande ammiratore di Pellizza è Stefano Valla, che ha scelto il quadro "Idillio primaverile" per la copertina del disco "Segni" e la grafica del sito web del duo Valla-Scurati.
Autore di disegni, chine, acqueforti a cavallo fra Ottocento e Novecento, che ha rappresentato fra l'altro i castelli di Savignone, della Pietra, di Montoggio.
Pittore argentino (1896-1964) considerato uno dei maestri nazionali, figlio di immigrati italiani. La madre, Maria Giacobone, proveniva dalla val Museglia, e con lei e il fratello Salvador il futuro pittore soggiornò a Roverazza e San Sebastiano dal 1899 al 1902, contraendovi la polmonite. Fra il 1925 e gli anni Trenta fu nuovamente in Europa, alternando viaggi di studio con soggiorni alla Roverazza e a Parigi. Un ultimo soggiorno alla Roverazza è nei mesi di aprile e maggio del 1962. Realizza tra l'altro "Paisaje de San Sebastiano Curone" (1928), "Paisaje de Roverazza" (1962) e il bozzetto "Stegasi", nome dialettale del paese di Restegassi, ora custodito in Argentina.
Pittore di Piacenza (1897-1967). Realizzò fra l'altro il disegno "Riva i spos" (Arrivano gli sposi!) in cui si vede un corteo nuziale di persone con vestiti cittadini, ma ambientato in un paese di campagna, aperto da un pifferaio, un fisarmonicista, un violinista e forse un cantore di stranot.
Pittore di Volpedo nella bassa val Curone (1911-1986). Nel periodo giovanile ritrasse luoghi e persone volpedesi, prima di passare a soggetti più astratti.
Pittore toscano ispirato ai Macchiaioli, il cui genero Pier Luigi Coda, che lo ha spesso accompagnato a dipingere, è nativo di Cabella Ligure. È autore fra l'altro delle vedute "Paesaggio in val Borbera" e "Case in val Borbera".
Pittore contemporaneo di San Sebastiano Curone, attivo a Milano dagli anni Cinquanta. Due suoi disegni, esposti al ristorante "il Boschetto" di San Sebastiano, ritraggono il pifferaio Stefano Valla.
Incisore e pittore parigino (1796-1842) che venne in Italia al seguito di Napoleone: una sua litografia rappresenta la conca di Libarna, la città romana vicina all'attuale Serravalle Scrivia.
Incisore e pittore genovese ottocentesco. Una sua litografia ritrae un mulattiere genovese.
Pittore e incisore contemporaneo di Livorno, legato ad Alpe di Gorreto. Realizza opere in olio su tela e incisioni su ardesia, aventi per soggetto anche scorci dell'alta val Trebbia.
Scultore di Piani di Vallenzona in val Vobbia (1940-). Realizza sculture e bassorilievi in legno di stile rustico, spesso con soggetti legati alla vita tradizionale, quali "Carbonin", "La raccoglitrice di lamponi dell'Antola", "Il pane di casa", "Portatrice d'acqua", "Le ultime mucche dei Piani", "Rastrellamento 1944 ai Piani di Vobbia".
Storico greco (206-124 a.C. circa). Dà notizia della battaglia del Trebbia (18 dicembre 218 a.C, nei pressi dell'attuale Rivergaro) fra i Romani e i Cartaginesi, questi ultimi alleati fra l'altro con i Liguri e i Galli Boi (Storie, III, 69).
Storico padovano di epoca romana (57 a.C.-17). Nel libro XXI della sua storia "Ab Urbe condita libri CXLII", descrive la situazione prima e durante la battaglia del Trebbia:
Il territorio fra il Trebbia e il Po era allora abitato da Galli i quali, in quella lotta fra due potentissimi popoli, miravano senza dubbio a favorire or l'uno or l'altro, per avere poi la benevolenza del vincitore [...][I Romani] inseguendo i Numidi in ritirata, entrarono nell'acqua (che gonfiata dalla pioggia notturna, arrivava loro fino al petto), ne uscirono fuori tanto agghiacciati che a malapena potevano tenere le armi.
Poeta, avvocato e politico padovano (25-101 d.C. circa), autore del poema epico "Punicae", dedicato alla seconda guerra punica tra Romani e Cartaginesi. Nella sua descrizione della battaglia del Trebbia, il fiume si anima e diventa un essere furibondo (libro IV).
In epoca medievale, importanti trovatori dimoravano alla corte del castello di Auramala (Oramala, non lontano da Varzi), roccaforte della famiglia Malaspina, ospiti di madonna Salvatga e le sue sorelle. Vi sostarono Federico Barbarossa (nel 1167, in fuga da Roma scortato dal marchese Obizzo Malaspina) e Johann Wolfgang von Goethe.
Il sommo poeta intrattenne rapporti con la famiglia Malaspina, proprietaria di feudi anche in buona parte delle Quattro Province. Durante il suo esilio fu da loro ospitato a Bobbio (e probabilmente non a Oramala come spesso riportato). Nella sua "Commedia" (Purgatorio, canto 8, versi 109-139), rivolgendosi a Corrado Malaspina, tesse le lodi della famiglia, pur ammettendo di non averne ancora frequentato i territori:
"Oh!", diss'io lui, "per li vostri paesi
già mai non fui; ma dove si dimora
per tutta Europa ch'ei non sien palesi?
La fama che la vostra casa onora,
grida i segnori e grida la contrada,
sì che ne sa chi non vi fu ancora;
e io vi giuro, s'io di sopra vada,
che vostra gente onrata non si sfregia
del pregio de la borsa e de la spada.
Uso e natura sì la privilegia,
che, perché il capo reo il mondo torca,
sola va dritta e 'l mal cammin dispregia".
In seguito (canto 9, versi 88-105) papa Adriano V Fieschi gli parla del torrente Lavagna, che scorre nella Fontanabuona dalle sorgenti presso il borgo oggi abbandonato di Siestri sopra Neirone (e probabilmente non Sestri Levante), alla foce di Chiavari, e dà appunto il nome al casato dei Fieschi di Lavagna:
"Intra Sïestri e Chiaveri s'adima
una fiumana bella, e del suo nome
lo titol del mio sangue fa sua cima."
Nel 1824 uscì il primo dei suoi tre volumi di "L'Hermite en Italie", pubblicati sotto il nome di Étienne de Jouy, scrittore e giornalista parigino (1764-1846) che scrisse invece analoghe descrizioni di viaggio in altri paesi. Vi si narra una discesa in Italia per il Moncenisio e il viaggio verso la Toscana attraverso Alessandria, Tortona, Godiasco, Varzi, Bobbio e Genova. Come ricostruito nell'edizione 1994 curata da Gian Luigi Olmi, molte di queste notizie furono probabilmente riferite all'autore da Nicolas Louet, procuratore al tribunale francese di Bobbio nel primo decennio dell'Ottocento. Contengono descrizioni di case, strade e abitudini, compresi cenni a feste e danze tradizionali con musettes (pive?).
È un curioso spettacolo veder ballare le bobbiesi, dame o campagnole poco importa. Fatta eccezione per la grossolanità o meno dei movimenti, non vi è per il resto alcuna differenza per quanto attiene la rapidità e la vivacità dei passi. Il cavaliere stringe la sua ballerina che a sua volta gli cinge la vita. Percorrono in seguito un cerchio che si allarga secondo quanto lo permette l'ampiezza del locale; poi i ballerini si staccano, si riavvicinano, si pongono di rimpetto, battono le mani, piroettano separatamente su loro stessi, si afferrano di nuovo sollevandosi strettamente uniti.
Scrittore e giornalista imperiese (1846-1908). In "Sull'Oceano" descrive il viaggio in nave da Genova all'America al quale ha partecipato; fra gli emigranti a bordo, alcuni dovevano provenire dall'entroterra genovese, a giudicare dalle manifestazioni che esprimevano poco prima dello sbarco:
S'udivan di tratto in tratto delle grida: — Viva l'America! — o dei trilli acuti in falsetto, come li fanno i popolani dell'alta Italia, in fondo a ogni strofa di canzonetta. Alla colazione, rallegrata da un suon di pifferi e di zampogne, fu fatta una distribuzione straordinaria di galletta.
Scrittore tedesco-svizzero (1877-1962). In "Dall'Italia" descrive fra l'altro un tratto di viaggio attraverso la valle Scrivia:
Venerdì, 29 marzo 1901, mattino alle 8. Partenza per Genova. Il viaggio non è così noioso come si dice. [...] a Ronco cominciano i monti genovesi, pietre gialle, fiumi verdi azzurro, molto pittoresco. Bel sole e cielo limpidissimo. A Ronco luccica una bella chiesetta bianca, con davanti San Martino a colori."
Il celebre giornalista e scrittore avrebbe amato soggiornare a Cabanne, come ricordato da alcuni anziani abitanti; in più occasioni dichiarò che considerava Trebbia e Aveto tra le valli più belle del mondo, anche se non sembra trovarsene riscontro preciso nelle sue opere; ne parlerebbe però nelle sue lettere d'amore a un'amica scrittrice. Secondo un anziano bobbiese si tratterebbe invece dell'altro scrittore Henry James, che pernottò una notte all'albergo Barone di Bobbio nel 1911, e il cui nome sarebbe stato poi storpiato in quello di Hemingway.
Poeta livornese (1912-1990), sposò una donna di Loco in alta val Trebbia, nel cui cimitero è sepolto vicino a lei. Ce n'è traccia in alcune sue poesie, come "Ballo a Fontanigorda" che dà anche il titolo a una raccolta pubblicata nel 1938: la festa del paese è animata da clarinetti, probabilmente sostitutivi del più antico piffero:
Mentre per la pastura si
sparge l'amaro aroma
d'una sera silvana al suon
dei clarinetti chiari, fra luci
di colori e risa, s'infatua
gala la danza d'una
montana allegria.
(Pseudonimo di Ezio Comparini: 1920-1952.) Il romanzo breve "Casa d'altri" è ambientato nel Dopoguerra in una minuscola frazione dell'Appennino, chiamata Montelice, di cui descrive efficacemente e realisticamente la vita lenta e monotona:
là al fondo le gole avevano il colore della ruggine vecchia e l'aria dava già nel celeste: e chi non sapeva che più in là c'era Bobbio poteva anche pensare di trovarsi ai confini del mondo.
Scrittrice e poetessa originaria della val Brevenna attiva fra gli anni Trenta e Settanta. I suoi principali romanzi "Maitö" (Gastaldi, Milano 1953; SAGEP, Genova 2010) e "La luce sorge al tramonto" (Gastaldi, Milano 1952), ambientati tra i paesi di Chiappa e Senarega, "vera e propria saga contadina che attraversa quasi un secolo di storia della valle [...] sono uno strumento di conoscenza degli usi della Valbrevenna" [G. Meriana, Valbrevenna, Feguagiskia' studios, Genova 2007].
Scrittore e neurologo (1924-2005). Il romanzo storico-investigativo "Il tempio e la spada" (Massimo, Milano 1961) è ambientato nell'area romana di Libarna nel I secolo d.C.:
i soldati puntarono i giavellotti verso le Porte di Pietra [le Strette di Pertuso ...] la strada in quel punto è strettissima, scavata a fatica tra il monte e il torrente. La svolta è pericolosa per i carri tanto più che nessun riparo protegge il margine della via dal lato che strapiomba sul Borb[er]a. Oltre la prima svolta la vista si stende per una cinquantina di passi. Non c'è anima viva, il solo rumore era quello del torrente che scorreva nella sua forza.
Il celebre romanzo "Il nome della rosa" è ambientato in una immaginaria abbazia medievale edificata in una zona montuosa dalla quale si vede il mare. Padre Guglielmo da Baskerville stava viaggiando da Pomposa e Bobbio (sede di importantissime abbazie vere) verso la Francia; l'abbazia immaginaria sembrerebbe quindi trovarsi da qualche parte lungo lo spartiacque ligure: luoghi rocciosi si trovano in particolare nell'alta val d'Aveto e nella zona delle Capanne di Marcarolo (appena a ovest delle Quattro Province), ipotesi quest'ultima rafforzata dalla vicinanza ad Alessandria, città natale di Eco. Lo scriptorium dove vengono copiati i codici prende a modello quello storico di Bobbio. Anche nella versione cinematografica dell'opera appare un monaco di Bobbio.
Giornalista interessato alla storia della Resistenza sui monti delle Quattro Province (val Borbera, val Boreca e dintorni), ha scritto anche il romanzo storico "I nostri giorni proibiti" (Sperling & Kupfer) ambientato negli stessi luoghi.
Autore di Momperone (val Curone). In "Un pieno di super" (Novirom, 2005) alterna pensieri e ricordi popolati da personaggi immaginari; tra questi il carismatico cugino Giacobbe, pifferaio nato a Varni da madre nubile, ed altri suonatori tradizionali:
"Ai bordi del ballo le madri complottano tra di loro, ragazze aspettano il loro momento, si aggiustano le gonne dove brilla l'ingenuo ginocchio ascendente in coscia, la musica finisce in un ammutolito silenzio, i ballerini tornano ai loro posti, si sente parlottare, dal gioco delle bocce arriva un colpo secco al volo e una acclamazione lontana. Il piffero attacca con un pezzo antico. La gioventù sta ferma ai bordi della pista, mentre il piffero insorge come con parole che hanno passato il limite e sono diventate musica, un addio a ogni conversazione, una soluzione definitiva."
Giornalista triestino de "la Repubblica", autore di cronache di viaggio in varie parti del mondo. Nel 2006 ha percorso tutto l'Appennino a bordo di una vecchia Fiat Topolino, per poi raccontarlo insieme alle Alpi in "La leggenda dei monti naviganti" (Feltrinelli, 2007). In particolare, nel tratto delle Quattro Province, da Isola del Cantone ha risalito la val Vobbia, attraverso il passo di San Fermo è passato in val Borbera, sceso a Cabella, risalito alle Capanne di Cosola, quindi disceso per la val Boreca e la media val Trebbia verso la pianura piacentina: nel libro, anche grazie alle notizie apprese dai redattori del nostro sito, parla del problema del confine dell'Appennino, dell'esperienza di allevatore di don Luciano Maggiolo (nel cui agriturismo di Dova Superiore ha pernottato), dei suonatori tradizionali e della Curmà di pinfri.
Poeta di Torriglia abitante a Genova. Ha curato il libro di studi su Giorgio Caproni "Queste nostre zone montane" (Quercia, Genova 1995) e altri contributi critici e di carattere didattico. Nella raccolta "Sotto notti altissime di stelle" (Agorà, La Spezia 2003), contengono riferimenti al territorio delle Quattro Province le liriche "Verso Carrega... al mercato", "Il monte di Bormano" (che è l'Antola), "Visita a Giorgio Caproni"; sono ispirate alla val Trebbia anche molte delle poesie raccolte in "L'ombra che intorno riunisce le cose" (Manni, San Cesario di Lecce 2008).
Oltre la Trebbia (oltre la truffa)
scendevano le ragazze di Zerba
tra le canne al fiume vocianti
imperlata la pelle di terrestri madori...
Scrittore di Ronco Scrivia. In "Villavecchia Villavecchia" ricorda l'adolescenza nel paese e i giochi sul greto dello Scrivia.
Scrittrice genovese originaria della val Borbera. Ha esordito con "Il vento dell'Antola" (Puntoacapo editrice, Novi Ligure 2010) che narra in forma romanzata l'omicidio-suicidio che nel Dopoguerra determinò la fine della popolazione del paese di Reneusi, esprimendo peraltro un senso di appartenenza agli elementi della natura.
Regista di Bobbio, città nella quale ogni estate tiene anche il laboratorio FareCinema. Il suo primo lungometraggio, l'originale "I pugni in tasca" (1965), descrive i rapporti fra quattro fratelli incentrati in una vecchia casa in val Trebbia, con alcune drammatiche scene lungo la strada statale 45 a San Salvatore e Barberino. Nell'autobiografico documentario-fiction "Vacanze in val Trebbia" (1981) il protagonista, indeciso sulla vendita della casa a Bobbio, decide di andare sul posto con moglie e figlio, dove passano alcuni giorni tra discussioni e incontri con amici e parenti. In "Sorelle" (2006) una bambina cresce a Bobbio, fra familiari giovani sempre in viaggio e due zie anziane più legate al luogo.
Le musiche del film "Centochiodi" (2007), ambientato nella Bassa padana, oltre a brani di liscio popolare comprendono il "Valzer dei disertori" e il valzer "E c'era una ragazza" eseguiti dagli Enerbia.
Le Quattro Province nell'arte = (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/arte.htm> : 2006.04 - 2010.07 -