Dove comincia l'Appennino

Sulle orme del Draghin


chi era il Draghin? ; "Matapuexi" ; Cicagna ; Montebruno ; l'Alfeo ; Ponte Organasco ; Montarsolo ; Carana ; Bobbio ; un viaggio simbolico ; carta: 1, 2, 3, 4

viste dal versante del monte Carmo, spuntano in mezzo ai boschi della val Boreca le fasce coltivate di Suzzi, il paese del Draghin Il Draghin è il più antico suonatore di piffero di cui si abbia notizia. Visse nella prima metà dell'Ottocento a Suzzi (in dialetto Suzi, dove la seconda consonante è pronunciata esse sonora), un piccolissimo paese della val Boreca, nascosto fra i boschi nel cuore Quattro Province.

Il suo soprannome era quello del ramo della famiglia al quale apparteneva, i "Draghi": questo ramo è oggi estinto, il che rende più problematico ricostruire la sua identità. Si sa però qual'era la casa dei "Draghi" in paese. La desinenza diminutiva del soprannome fa pensare che fosse un uomo di piccola corporatura; il diminutivo è nella forma ligure: dalle parti di Varzi si direbbe "Draghein" -- mentre "Jacmon" non a caso era robusto. Il vero cognome doveva essere con ogni probabilità uno tra quelli presenti in paese: Scaglia, Toscanini, Fontana o Ravaglia (nel vicino paese di Bogli sono vissuti i nonni del famoso musicista parmense Arturo Toscanini). Il nome di battesimo non è noto, nonostante alcuni discendenti della famiglia ci abbiano aiutato a risalire il più indietro possibile: probabilmente il suonatore fu bisnonno (messié, diceva lei in dialetto) di Natalina Sala, nata nel 1906 a Suzzi, vissuta a Pizzonero (vicino a Suzzi) e Genova e morta nel 2001. La festa patronale di Pizzonero si tiene da almeno un secolo il 20 agosto, giorno di san Bernardo a cui è dedicata la chiesetta del paese: ci sono venuti a suonare pifferai come "Jacmon", e dal 1991 la tradizione è stata ripresa con Stefano Valla, che ogni anno nel pomeriggio arriva a piedi per il sentiero da Belnome insieme al fisarmonicista e ad altri partecipanti: una prima suonata dal bosco rivela la loro presenza ai paesani, che rispondono al saluto, avviando così la festa.

O se vurì sentì cantà
d'una canson bubieiza
si l'è l'povero Draghin
che u l'â stampà da lü...
 
[R:]
O viulin, viulin, viulera,
o viulin, viulin viulan!

"O Draghin, bêlo Draghin,
duve avì la vostra casa?"
"E la mia casa l'è la prigione,
'na bransà di paglia in un canton..." [R]

[O se volete sentir cantare
una canzone di Bobbio
è il povero Draghin
che se l'è fatta da solo...
 
[R:]
O viulin, viulin, viulera,
o viulin, viulin viulan!

"O Draghin, bel Draghin,
dove avete la vostra casa?"
"La mia casa è la prigione,
una bracciata di paglia in un angolo..."]

Giacomo Sala "Jacmon" e Severino Tamburelli "Siveron" durante una festa a Suzzi nel 1922; li accompagnano cantando i paesani [da sinistra] Antonio Toscanini "Tugnen", Quinto Zanardi o Bartolomeo Toscanini "Bortumelin", Michele Ravaglia, Domenico Toscanini "Lingé", Marziano Ravaglia "Landi", Giuseppe Sala "Pin" di Pizzonero, e un ultimo non identificato / archivio famiglia Chierico, Stefano Valla

Sulla vita del Draghin sono tramandate molte storie, alcune quasi certamente leggendarie ed altre con fondamenti reali. Il riferimento più noto è la ballata in cui si narrano le tappe del suo viaggio da Cicagna, dove era stato catturato, fino alla prigione di Bobbio. La canzone potrebbe essere stata composta da lui stesso, come suggerisce anche il primo verso: stampà a Bobbio si dice ad esempio per indicare l'inventarsi qualcosa (sembra più improbabile che ci si riferisca a fogli volanti con i testi delle canzoni come quelli usati dai cantastorie Cereghino), e in questo senso si potrebbe pensare che il suonatore avesse arricchito la propria storia di drammaticità per attirare l'attenzione su di sé, mentre i primi due versi potrebbero essere un'aggiunta successiva.

carta parte 1: cliccare per ingrandire La ragione della condanna non è chiara: alcune versioni, molto probabilmente inventate, dicono che avesse ucciso le sue tre (o sette) mogli in diversi modi, tra cui una di solletico legandola al letto; un'altra versione lo accusa dell'omicidio di un pifferaio di Propata suo rivale. Più semplicemente si doveva trattare di una personalità forte e originale, che girava per le valli suonando e vivendo di espedienti (sembra sapesse anche fare il fabbro), compiendo anche qualche furto o altra violazione delle regole sociali. Nel clima culturale seguito al Congresso di Vienna, piuttosto rigido e allarmato dalle rivolte dei carbonari, il successo popolare della sua attività "pagana" era probabilmente visto con sospetto, e per questo sarebbe stato accusato di stregoneria: questa accusa avrebbe comportato un processo al cospetto del vescovo, che appunto era a Bobbio. A quell'epoca sia Cicagna che Bobbio facevano parte del Regno di Sardegna (la prima dal 1748 in seguito a una guerra di successione, la seconda dal Congresso di Vienna del 1815), per cui il trasferimento del prigioniero non era un'estradizione. Una volta in prigione, il Draghin avrebbe chiesto e ottenuto un pezzo di legno per ricostruirsi lo strumento, e suonandolo avrebbe convinto le autorità che la sua arte non aveva nulla di magico... ma non anticipiamo la fine della storia.

il vicino paese di Pizzonero, e sullo sfondo la cima dell'Alfeo

Di sicuro si trattava di un suonatore abile e molto conosciuto; sembra si incontrasse regolarmente con un altro suonatore di Bogli. A Connio di Carrega, nella vicina val Borbera, è ricordato come "Braghin"; un uomo del paese era solito salire al monte Carmo, sul crinale tra Borbera e Boreca, per chiamare il Draghin a suonare al Connio: dal monte l'uomo si faceva udire a Suzzi, sul versante opposto, suonando una conchiglia a mo' di corno, come si usava allora per comunicare a distanza; il Draghin sapeva che si trattava del segnale convenuto per andare a suonare in quel paese, e si metteva in cammino. Sembra che per andare a suonare in un paese il Draghin esigesse che dal "ballo", ossia il luogo destinato alle feste da ballo, ci fossero sempre almeno tre diverse vie di fuga: così era sicuro di non rimanere intrappolato nel caso che fossero arrivati i rappresentanti della giustizia da cui sapeva di essere ricercato.

I pifferai passati alla storia sono quelli che, oltre ad essere particolarmente bravi, hanno introdotto consapevolmente nel repertorio qualche elemento che ha contribuito a portare avanti la loro arte nei tempi nuovi: Jacmon nei primi decenni del Novecento introdusse l'accompagnamento della fisarmonica al posto della musa; il suo predecessore "Brigiottu", di Bruggi in val Curone, avrebbe introdotto nel repertorio le musiche mutuate dal ballo liscio (polca, mazurca e valzer), e i loro predecessori compreso lo stesso Draghin potrebbero aver introdotto l'alessandrina e la monferrina. Un maestro che riconoscesse in un suonatore più giovane un degno erede gli passava una "chiave", descritta come qualcosa di segreto ma probabilmente solo simbolica. Il suonatore generalmente ricordato dopo il Draghin è il "Pianserêiu" (Lorenzo Bava), ricordato col nome del suo paese Piancereto in val Borbera ; il Pianserêiu potrebbe essere stato a sua volta maestro del "Brigiottu".

Stefano Valla e Daniele Scurati annunciano dal bosco l'inizio della festa di Pizzonero il 20 agosto 2003 / PF Alcuni suonatori citano però tra il Draghin e il Pianserêiu un altro suonatore importante, noto solo col soprannome di "Matapuexi" e originario di Propata, nella valle del Brugneto affluente del Trebbia. Non è chiaro se questi sia stato allievo del Draghin o se invece sia il suonatore rivale che da lui sarebbe stato ucciso. Matapuexi (o anche pitapuexi o schissapuexi [pronuncia]) significa "schiacciapiselli", e da quelle parti è un modo per dire che qualcuno perde il suo tempo, che è un perdigiorno: valutazione che avrebbe potuto essere facilmente attribuita a un suonatore dalla gente comune. Altro fatto interessante è che la moglie del Pianserêiu fosse una donna di Bavastrelli, vicino a Propata: c'erano dunque contatti fra Piancereto e la val Brugneto, e forse anche fra i suonatori in questione.

A Propata e in genere nell'alta val Trebbia non si ricordano pifferai locali per tutto il Novecento: solo occasionalmente arrivava qualche suonatore dalla media val Trebbia o dall'alta valle Staffora come Jacmon. Per il resto gli strumenti delle feste erano la fisarmonica sola, il violino o il clarino: diversi anziani ricordano un virtuoso clarinettista di Pian di Cascina (Piancassina, in val Brevenna). Al rifugio Musante, importante luogo di ritrovo presso la cima del monte Antola, si suonavano clarino e fisarmonica. A Propata si usava ballare una sorta di polca in un modo particolare, documentato ancora in un filmato di Valerio Freggiaro del 1992: i nostri interlocutori ci hanno parlato di una "giga saltarellata", e anche di un "ballo dell'oca" che potrebbe corrispondere alla povera donna. Una donna quasi centenaria ricorda che sulle aie di Propata arrivava dalla zona di Rovegno una coppia di artisti formata da un suonatore di violino e da un cantante, che in pagamento del loro spettacolo chiedevano ai presenti un pugno di grano. Una delle loro canzoni prendeva in giro scherzosamente la povertà degli abitanti del paese, come traspare da questi versi ricordati dalla signora, che ricordano lo stile dei Cereghino attivi qualche tempo prima:

E dônne chi d'estè
hân ciü prüxe che dinè,
se s'amìan inte cassette
lì sun prüxe bêlle s-ciette,
se s'amìan intu mutun
lì son grosse come balun!

[Le donne qui d'estate
hanno più pulci che soldi,
se le si guarda nelle calze
lì ci sono delle gran pulci,
se le si guarda nella gonna
lì sono grosse come palloni!]

carta parte 2: cliccare per ingrandireMa nell'Ottocento c'era veramente un pifferaio importante a Propata? E fu davvero ucciso dal Draghin? In effetti qualcuno ricorda che un omicidio avvenne, in una stalla adiacente all'odierno circolo: la vittima però sarebbe stata un soldato di Napoleone. L'arrivo dei laici francesi era avversato dagli abitanti dei paesi, anche per influenza dei preti che in chiesa li presentavano come un'emanazione del Diavolo; di fatto la cultura napoleonica portò anche dei benefici: fu Napoleone ad abolire lo ius primae noctis vigente a Torriglia. Secondo quando riferisce un abitante della frazione di Fontanasse, invece, assassino e vittima erano due amici che avevano litigato per qualche ragione: l'uno avrebbe aspettato l'altro nella stalla e l'avrebbe ucciso con una mazza; avendo dimenticato nella stalla il proprio berretto sarebbe stato accusato, ma in assenza di ulteriori prove il processo si sarebbe trascinato per anni da Torriglia a Genova e addirittura a Roma senza che si potesse sancire una condanna; prima di morire, l'accusato avrebbe dichiarato che solo Dio sapeva la verità e l'avrebbe quindi potuto giudicare. In nessuna di queste versioni si fa menzione di suonatori.

non lontano delle case di Caffarena, dove nell'Ottocento era attivo un pifferaio, si trova oggi il lago artificiale del Brugneto

Tuttavia, un suonatore di piffero visse sicuramente in una frazione di Propata pochi chilometri più a valle, Caffarena. Alcuni anziani del posto infatti ricordano che negli anni Trenta si raccontavano le sue gesta, risalenti presumibilmente alla seconda metà dell'Ottocento. Il suonatore apparteneva alla famiglia dei "Pinôli", e poteva essere il padre o un altro antenato di Giuseppe Fraguglia, padre di Giuseppe, padre di Aldo nato negli anni Quaranta. Sua sorella sposò uno di Suzzi (il paese del Draghin) appartenente alla famiglia detta dei "Momi". Quel "Pinôlu", andato a suonare dalle parti di Varzi attraverso i consueti sentieri di crinale, avrebbe incontrato dei lupi -- fatto di per sé del tutto plausibile, tanto è vero che il lupo è tuttora presente in questi monti. Scappato su un albero, avrebbe gettato loro il pane che aveva portato con sé per il viaggio; il pane, o forse il suono del piffero, placò infine i lupi, che se ne andarono permettendo al Pinôlu di scendere, e di tornare a casa visibilmente allegro. Questa storia si può leggere come un indizio del fatto che il suonatore fosse considerato una persona dalle doti particolari: infatti se ne racconta una molto simile a proposito di altri suonatori importanti quali il Draghin stesso e anche Jacmon di Cegni. A Cegni si dice anche êiv vüstu u luvvu? ("avete visto il lupo?") per intendere "siete stati a suonare?". Il Pinôlu comunque non morì ammazzato, e quella dell'omicidio è considerata una storia distinta.

[séguito...]


Sulle orme del Draghin (Dove comincia l'Appennino) -- / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/draghin.htm> : 2004.11 - 2005.12 -