Dove comincia l'Appennino

Una festa da ballo

Marco Domenichetti e Daniele Scurati : 1999 / SV Per sentieri diversi ci si incammina a una festa, sentieri così diversi che ognuno è una storia, un piccolo mondo a sé. C'è chi abita un territorio forte di tradizione e, per raggiungere una festa da ballo di tradizione, semplicemente trasloca da un paese all'altro in una sorta di transumanza musicale e festosa, naturale come il susseguirsi delle stagioni, antica quanto i rituali del mondo contadino e la memoria dei vecchi. C'è chi arriva da assai più lontano, da altre regioni e dalle grandi città: per passione, per fortuna, per destino, magari seguendo un amico, o un suono o un disco ascoltato. Magari inseguendo inconsciamente quella dimensione che, a chi vive nelle aree urbane, non appartiene più: e che fa della festa (la cui origine primordiale è religiosa, momento "sacro" che interrompe il tempo "profano" quotidiano) una vera e propria liturgia dell'esistenza. Dove la musica, il canto e la danza comunicano il senso dell'appartenenza ad una comunità, preservandoci dallo sradicamento e dallo smarrimento.

una festa nella balera di Cegni; stanno suonando Bani e Daniele Scurati : 2004 / CG E proprio il cittadino che giunga per sentieri un po' casuali nel bel mezzo di una festa da ballo nella zona delle Quattro Province (e qui di feste, specie d'estate, se ne tengono davvero tante), avverte sorpreso (così è accaduto a chi scrive) che si trova in un luogo e in un tempo privilegiati dove questo senso di appartenenza e di tradizione è particolarmente vivo. Come lo avverte? Tutta la situazione intorno a lui glielo trasmette, fisicamente. C'è il suo suono acuto e incantatore dello strumento-principe della zona, il piffero, carico di secoli e leggende, c'è la fisarmonica che lo accompagna con le sue impagabili armonie; c'è la musica tradizionale del repertorio da piffero, vivace o malinconica, tutta da danzare con i suoi balli antichi, alessandrine e monferrine, e più moderni, valzer, mazurche e polche. E c'è la gente, una quantità di individui diversissimi per età, provenienza, occupazioni, attratti dalla musica e dalla danza come da un irresistibile richiamo agglomerante. Ci sono i canti, che nascono improvvisi da un gruppo di uomini misteriosamente riuniti in cerchio, ci sono i ballerini, provetti e principianti, ma tutti accaniti e mai sazi... E ci sono i suonatori, naturalmente. Sono i suonatori che "portano" la festa. In passato, li si investiva addirittura di un potere magico, quello inconoscibile del suono. Di nuovo, il cittadino poco accorto può stupire.

Marco Domenichetti, Matteo Burrone, Cesare Campanini, Daniele Bicego : Bogli : 2004 / PF A vedere Marco e Daniele sul palco ad esempio (il palco è, sempre, un tavolo con sopra due sedie). Ti aspetti musicisti se non anziani, maturi: a questa festa si fa musica di tradizione, no? E non il folk-revival che tanti giovani gruppi cavalcano con disinvoltura. Invece no, eccoli lì, giovani e immersi nella musica tradizionale. Marco al piffero, gli occhi socchiusi, gamba e piede che segnano ininterrottamente il tempo, Daniele alla fisarmonica, lo sguardo che va, come a racchiuderli tutti, dalla fisarmonica alla sala al compagno. Tra i due, il cenno di intesa sul brano da attaccare, il più delle volte lo intuisci, ma non lo vedi. Il segreto è loro, tale deve rimanere. Cosa suoneranno infatti i suonatori? Una sequenza non codificata, prevedibile ma non sempre. Un valzer, una mazurca, una polca: però anche due polche a fila, che energizzano e accaldano i ballerini, o due valzer intensi per continuare a volteggiare. Oppure ecco partire una serie di monferrine, il ballo collettivo, momento di insieme per eccellenza, quando i ballerini sono in cerchio faccia a faccia, gli sguardi si incrociano, gli amici ammiccano e si chiamano, poi si riprende a coppie il balletto, e capita che un adulto balli con un bambino. Insomma, anche l'attesa del brano che verrà "fa" la festa. Soprattutto, tra la gente che partecipa alla festa e i suonatori, si crea un legame impalpabile eppure forte.

Marco Domenichetti e Daniele Scurati : 1999 / SV Mi pare illuminante, in questo senso, un pensiero dell'artista e artigiano siciliano Mimmo Cuticchio, che ho avuto occasione di incontrare poco tempo fa nel suo teatro-laboratorio di Palermo. Cuticchio è un "puparo", fa ovvero teatro dei pupi (l'antico teatro di marionette siciliano, speciale per tecniche d'animazione e per il repertorio, che tratta le avventure dei paladini di Francia); è figlio d'arte, e all'altra estremità d'Italia, svolge da anni con caparbietà il suo lavoro sulla tradizione, ma riuscendo ad arricchirla di poetiche nuove. Riporto la frase di Cuticchio con il suo gentile consenso, ringraziandolo.

Il passato è un viaggio iniziato dagli altri e trasmesso a noi perché possiamo proseguirlo. Il tratto di percorso che ci compete deve necessariamente essere di nuova esplorazione, di arricchimento, perché, a nostra volta, possiamo trasmettere a chi verrà dopo di noi, un patrimonio che è come dire una "nuova tradizione".

Emanuela Garampelli (libretto allegato al disco
Per sentieri di festa / Marco Domenichetti, Daniele Scurati -- Felmay : Torino : 1999)


Una festa da ballo (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/festa.htm> : 2003.11 - 2005.01 -