Dove comincia l'Appennino

I funghi nelle Quattro Province


Nel panorama della flora micologica italiana, già di per sé ricca e diversificata grazie alla varietà di climi e ambienti lungo l’arco della penisola, l’Appennino settentrionale occupa sicuramente una posizione di rilievo in termini di biodiversità soprattutto in ragione della presenza di habitat e biotopi dalle caratteristiche peculiari, a volte presenti in modo esclusivo in quest’area del nostro paese.

Un’analisi sulle specie fungine della zona non può quindi prescindere da una valutazione della tipologia di ambienti presenti sul territorio e dalla flora disponibile in area appenninica; la zona delle Quattro Province presenta in maggioranza un terreno di tipo calcareo, soprattutto alle altitudini più elevate dove spesso è possibile scorgere i tipici affioramenti rocciosi biancastri di questo habitat; non mancano però, localmente ma anche in modo relativamente esteso, zone dove il terreno è più acido, per esempio nei coperti di castagno, normalmente identificabili per la presenza di felci e altre essenze del sottobosco tipiche dei substrati acidi.

Analogamente la flora micologica è notevolmente differenziata dalla zona altitudinale di crescita, e può assumere diversificazioni notevoli passando ad esempio dagli argini ripariali alle aree boschive di media altitudine fino alle praterie e alle radure presenti presso le vette più alte.

I funghi sono organismi complessi eterotrofi, che necessitano di fonti di nutrimento esterne di varia natura per potersi sviluppare, e a livello biologico sono normalmente suddivisi in saprofiti, cioè che sfruttano materia organica in decomposizione (di natura varia, dalle lettiere boschive allo stallatico bovino ed equino o al legname), e in simbionti o micorrizici, che invece instaurano una vera e propria relazione mutualistica con essenze vegetali di vario tipo (siano essi alberi ad alto fusto, arbusti o piante erbacee); ci sono inoltre alcune specie che si nutrono di piante viventi, e sono quindi organismi fitopatogeni o parassiti.

La vegetazione tipica della zona delle Quattro Province offre perciò un ampio ventaglio di habitat e potenzialità, contribuendo così alla biodiversità delle specie presenti sul territorio; un breve compendio degli ambienti tipici della zona comprende i boschi planiziari e collinari dominati dalle querce (Quercus pubescens e Q. cerris in prevalenza), le zone umide presso i corsi d’acqua dove prosperano pioppi (Populus sp.) e salici (Salix sp.), gli ambienti di bosco misto a media altitudine dove carpino (Carpinus betulus e Ostrya carpinifolia) e nocciolo (Corylus avellanea) offrono peculiari capacità di micorriza, i castagneti (Castanea sativa) con terreno a reazione tendenzialmente acidofila, le grandi faggete (Fagus sylvatica) delle zone elevate e gli ambienti di pascolo altitudinale oltre l’orizzonte della flora boschiva; poche zone ospitano ambienti di conifera, tra cui l’abete bianco (Abies alba) è superstite in piccoli boschi in quota, mentre il pino (Pinus sylvestris, Pinus nigra) e l’abete rosso (Picea abies) sono stati frequentemente utilizzati per opere di rimboschimento e/o consolidamento.

Procedendo a una panoramica delle specie di funghi più comuni e tipiche è intuitivo prendere in considerazione le diverse zone di crescita partendo dagli ambienti a minore altitudine muovendosi idealmente verso le zone più elevate, dove in relazione alle condizioni di temperatura e umidità le stagioni di crescita possono avere ricchezza e durata anche notevolmente differenti; allo stesso modo risulta naturale prendere considerazione delle specie procedendo cronologicamente come in una stagione tipica, partendo quindi con i funghi primaverili e muovendosi progressivamente verso il tardo autunno.

La stagione primaverile inizia normalmente presso le zone ripariali e lungo i corsi d’acqua, dove i primi funghi a presentarsi sono tipicamente gli ascomiceti: dalla prima metà di aprile quindi, a partire dagli habitat meno elevati, potranno fare capolino tra gli olmi e i pioppi i primi esemplari di Verpa (Ptychoverpa bohemica) e di Spugnola (Morchella sp.), che sarà possibile poi trovare in zone più elevate fino alla metà di maggio, così come diverse specie di Coppette (Peziza sp., Helvella sp., Discina sp.); nelle zone in cui sono presenti abeti o pini sarà possibile inoltre incontrare i ricercati Dormienti (Hygrophorus marzuolus), a volte reperibili in ambiente di faggeta pura e non di rado anche contemporaneamente allo scioglimento delle ultime nevi invernali; nei pascoli più elevati fa capolino tra l’erba appena verdeggiante l’Entoloma vernum.

È dall’inizio del mese di maggio, e a seconda delle condizioni climatiche di ogni stagione fino ai primi di giugno, che comincia a fruttificare un’altra specie molto tipica e ricercata, cioè il Prugnolo o Spinaiolo (Calocybe gambosa), fungo spesso associato alle piante appartenenti alla famiglia delle Rosaceae e capace di svilupparsi nelle radure presso gli alberi da frutto così come nelle praterie altitudinali vicino ai cespugli di rosa canina o anche nel fitto dei boschi misti; tra le specie saprofite la primavera vede la comparsa di funghi lignicoli come il Pioppino (Agrocybe aegerita, su pioppo ma anche su legno di altre essenze) o il Falso Chiodino (Hypholoma fasciculare, su ceppi di latifoglia).

Nelle zone più elevate saranno ancora poche le specie già presenti in questo periodo, come ad esempio la Vescia Maggiore (Calvatia utriformis) o l’Agarico Montano (Melanoleuca evenosa) nei pascoli, nei boschi altitudinali di faggio compaiono alcune specie precoci (come Entoloma hirtipes e Cortinarius zinziberatus), mentre esauriscono la loro fruttificazione le Spugnole micorriziche delle conifere (Morchella deliciosa, presso abete).

Dall’inizio del mese di giugno le zone boscose di media o bassa altitudine iniziano a presentare un sempre crescente numero di specie simbionti, soprattutto presso roverelle, cerri e castagni: tra le più comuni potranno apparire le prime Colombine (Russula vesca, R. cyanoxantha, R. aurea), i Finferli o Galletti (Cantharellus cibarius) e i ricercati Fioroni (Boletus aestivalis), specie che comunque si potranno reperire durante tutto l’arco della stagione se le condizioni meteo saranno favorevoli.

A partire dalla seconda decade di giugno, sempre se l’andamento del clima è soddisfacente, un sempre maggiore numero di specie comincia a fruttificare, mentre progressivamente anche alle quote elevate scompaiono le entità esclusivamente primaverili; tra le specie più comuni nel comparto delle querce ricordiamo alcune Amanita (Amanita rubescens, A. beckerii), i primi Boleti (Boletus luridus, B. queletii), alcune Russole tipiche della quercia (Russula pseudoaeruginea, R. rubroalba).

I boschi di faggio non presentano ancora una flora abbondante, ma nei pascoli grassi è frequente reperire alcuni funghi saprotrofi, vale a dire entità che sfruttano il concime naturale lasciato dal bestiame: tra questi i più comuni sono alcuni Prataioli, cioè rappresentanti del Genere Agaricus (A. arvensis, A. albertii, A. campestris, A. nivescens, A. bitorquis), mentre tra le specie prettamente fimicole è comune incontrare il Coprinus niveus, il Bolbitius vitellinus e il Panaeolus sphinctrinus.

Con l’arrivo dell’estate le zone planiziarie e quelle di bassa quota vedono fisiologicamente un decremento della produzione fungina, essenzialmente legato di solito al ridursi della piovosità media e alle temperature crescenti, mentre negli habitat delle quote più elevate, dove è più facile si verifichi un temporale, il numero delle specie tende a crescere rapidamente; tra le entità più tipiche che abitano la grande faggeta ombrosa cominciano a comparire alcune classiche specie del genere Russole legate ai terreni calcarei, cioè Russula romellii, R. olivacea, R. mairei e R. faustiana, accompagnate da altre comuni rappresentanti dei boschi di latifoglia (R. risigallina, R. puellula, R. roseoaurantia, R. melliolens, R. virescens), in alcuni casi con fruttificazioni estremamente abbondanti come accade per esempio con R. foetens, mentre nelle aree con terreno di natura più acida appaiono alcuni Boleti estivi (Boletus erythropus, B. calopus, B. fechtneri).

Negli ambienti boschivi anche il Genere Lactarius vede un buon numero di rappresentanti affermarsi in habitat differenti: L. pyrogalus, L. flavidus e L. circellatus nelle cenosi di carpino e nocciolo; L. pallidus, L. rubrocinctus e L. blennius nelle faggete alle quote maggiori; L. piperatus e L. chrysorrheus nei querceti; tra le rappresentanti del genere Amanita è comune incontrare specie legate agli ambienti calcarei di faggio, tra cui tipicamente Amanita caecilae e A. argentea.

Nel corso dell’estate nei pascoli altitudinali inizia inoltre a fruttificare la comunissima Mazza di Tamburo (Macrolepiota procera), che con il procedere della stagione condividerà diversi habitat, anche boschivi, con altre entità dello stesso Genere (M. excoriata e M. rhacodes soprattutto).

Tra le specie soprotrofe più frequenti la piena estate vede comparire sulle ceppaie marcescenti e sui residui legnosi diverse specie di Pluteus (P. leoninus, P. phlebophorus e P. cervinus i più comuni), di Mycena (M. haematopus, M. polygramma e M. renatii), e di Coprinus (C. micaceus, C. disseminatus) mentre sotto faggio è fequente incontrare un tipico degradatore del legno, cioè Oudemansiella radicata; sulle ceppaie, ma anche sui tronchi viventi di castagno cresce spesso abbondante la Lingua di bue (Fistulina hepatica), curioso fungo che secerne un succo rossastro simile a sangue.

La seconda metà del mese di agosto vede normalmente un aumento della piovosità media e un calo delle temperature: è il prodromo della stagione autunnale, in cui il numero di specie presenti contemporaneamente nei diversi habitat raggiunge il massimo; a bassa quota, soprattutto nei boschi termofili di castagno e quercia, è sempre possibile incontrare entità della stagione calda ma negli ambienti alle quote più elevate i funghi più spiccatamente estivi cominciano a declinare a favore di una flora più orientata al clima fresco e umido: in questa stagione fanno la loro comparsa abituale specie di diversi generi che, poco o nulla rappresentati durante i mesi precedenti, trovano invece le condizioni ideali a partire dalla fine dell’estate.

Le quercete offrono indubbiamente un habitat a elevato potenziale simbiotico, e risultano perciò di norma le cenosi in cui il maggior numero di specie è presente in questa stagione; cresce ad esempio il numero di Boleti (Boletus fragrans, B. satanas, B. rhodoxanthus), tra cui spicca per interesse gastronomico il Bronzino (B. aereus), mentre è di particolare interesse la presenza di una specie tipica della zona ma piuttosto rara, vale a dire il B. pulchrotinctus; al pari trovano ampia rappresentanza le Russole (Russula decipiens, R. persicina, R. odorata, R. vinosobrunnea, R. graveolens), così come appaiono le prime entità dei generi Hygrophorus (H. penarius, H. russula, H. eburneus, H. arbustivus) e Tricholoma (T. orirubens, T. scalpturatum, T. squarrulosum, T. atrosquamosum). Sempre sotto quercia, e con una certa frequenza anche nei castagneti collinari, le prime piogge di settembre favoriscono inoltre la crescita dell’Ovolo buono (Amanita caesarea), entità prettamente termofila legata agli ambienti con terreno acido. Molto importante inoltre segnalare in questo stesso periodo la presenza della Tignosa verdognola, cioè l’Amanita phalloides, fungo velenoso mortale dai tipici colori giallo-verdastri che può crescere sotto diverse latifoglie (quercia, castagno, carpino, tiglio e nocciolo).

Nelle zone in cui sono presenti i pini è possibile in questa stagione reperire le prime specie, tra cui alcuni Lattari (Lactarius deliciosus, L. semisanguifluus), diverse Russole (Russula sanguinea, R. torulosa, R. cessans), e cominciano a fruttificare i cosiddetti Pinaroli (Suillus granulatus, S. luteus): si tratta in generale di specie “introdotte” dalla presenza del partner arboreo, ma che trovano comunque buona diffusione a patto che la piovosità sia sufficiente.

Ad alta quota gli habitat boschivi vedono l’affermarsi progressivo di specie più igrofite; anche in questo caso molti generi, poco rappresentati durante la stagione estiva, vedono moltiplicare il numero di specie presenti, come ad esempio il Genere Cortinarius che propone un’ampia varietà di entità diverse nelle faggete (C. cotoneus, C. anserinus, C. largus, C. infractus, C. olidus, C. magicus, C. bivelus, C. talus), alcune realmente spettacolari per forme e colori (C. terpsichores, C. sanguineus, C. caerulescens, C. moënne-loccozii, C. nymphicolor, C. rufoolivaceus), altre ricercate come apprezzate commestibili come l’Agarico Prestante (C. praestans); sempre nelle zone più elevate molte sono le specie che abitano gli ambienti praticoli: col procedere della stagione è possibile incontrare più rappresentanti del genere Hygrocybe, spesso caratterizzate dai colori vivi (H. coccinea, H. quieta, H. calyptriformis, H. psittacina, H. intermedia), tra cui la maestosa H. punicea, vera “regina dei pascoli” con le sue tinte rosso-aranciate accese e sgargianti; diverse specie di Entoloma (E. asprellum, E. incanum, E. lividoalbum, E. corvinum) formano gruppi spesso molto numerosi nei prati e nelle radure, dove con un po’ di fortuna è possibile incontrare il prezioso E. bloxamii, fungo realmente singolare con i suoi colori azzurro-bluastri.

Sempre sotto faggio fruttifica abbondantemente un’altra specie mesofila tipica degli ambienti calcarei, cioè Russula fellea, mentre tra le specie saprofite del periodo è comune imbattersi in grandi gruppi di Agarico Chiomato o Fungo dell’inchiostro (Coprinus comatus), dalla caratteristica peculiare di degradarsi a una deliquescenza nerastra.

Due specie ben note fanno la loro comparsa, soprattutto presso faggio ma anche alle quote inferiori: l’Ovolo Malefico, la classica Amanita muscaria inconfondibile per il colore rosso intenso e le tipiche verruche bianche sul cappello, e il Fungo del Lievito (Clitopilus prunulus), dal forte odore farinaceo: ambedue sono considerate “indicatrici” della presenza dei Porcini autunnali (Boletus edulis).

A diverse altitudini e sotto varie essenze è molto comune la ricercata Trombetta dei Morti (Craterellus cornucopioides), fungo reperibile già da inizio settembre nei boschi di faggio in quota e presente molto spesso fino ai primi di novembre nei coperti di castagno e quercia.

Nei boschi o nelle radure con presenza di carpino tra le specie più diffuse è possibile incontrare il Tricholoma pseudoalbum e il Leccinum carpinii, mentre un po’ ovunque è facile incontrare due comuni funghi saprofiti che vegetano sulle lettiere di foglie in decomposizione: il Nebbione (Clitocybe nebularis) e il Fungo di Santa Caterina (Lepista nuda).

Il mese di ottobre offre ancora un’ampia varietà di specie presenti soprattutto nei boschi termofili di quercia e castagno; presso quest’ultima essenza molte sono le specie che prediligono la stagione autunnale: tra queste è piuttosto ricercato, soprattutto verso il versante ligure, l’Orletto Striato (Tricholoma acerbum), così come molto comuni risultano altri rappresentanti “tardivi” dello stesso Genere (T. bresadolanum, T. sejunctum, T. ustale, T. basirubens); tra le specie del Genere Russula è facile imbattersi in piccole entità variopinte quali R. fragilis e R. atropurpurea.

Nel comparto delle querce sono spesso ancora i Cortinari a occupare una posizione di predominanza: alcune specie termofile (Cortinarius aleuriosmus, C. variiformis, C. scaurocaninus, C. ionochlorus sono tra i più comuni) fruttificano preferenzialmente in questo periodo, in cui non è infrequente poter reperire entità anche mediterranee come C. quercilicis.

Tra le specie saprofite tipiche della stagione tarda si incontrano sempre più spesso i Chiodini (Armillariella mellea), su legno di diverse essenze, e le Orecchiette o Geloni (Pleurotus ostreatus), ambedue reperibili a medio-basse altitudini fino a metà novembre.

L’avvicinarsi della fine del mese di ottobre porta fisiologicamente il progressivo arresto delle fruttificazioni nelle zone a maggiore altitudine, dove è comunque possibile imbattersi nel noto Cimballo (Clitocybe geotropa), fungo ubiquitario che spesso cresce in gruppi numerosi; dove sono presenti abeti bianchi è possibile incontrare alcune specie micorriziche di questa essenza (Lactarius salmonicolor, Cortinarius variecolor, Russula cavipes).

Nelle zone di media o bassa collina l’arrivo di novembre registra invece ancora la presenza un discreto numero di specie: negli ambienti in cui sono presenti pioppi è possibile reperire l’apprezzato Cicalotto (Tricholoma portentosum), così come alcune specie di Russole legate a questo specifico ospite arboreo (Russula pelargonia, R. medullata, R. terenopus); le quercete ospitano diversi funghi amanti della stagione inoltrata, e capita di imbattersi in specie marcatamente termofile-xerofile che trovano comunque un habitat favorevole anche nella zona appenninica: tra queste ad esempio Russula ilicis, e alcuni Boleti mediterranei come Boletus permagnificus, B. luteocupreus o B. ichnusanus. Un'altra entità dalle abitudini normalmente costiere fruttifica invece sotto pino, cioè il Tricholoma caligatum.

La stagione volge quindi al termine, e solo poche specie potranno ancora apparire con i primi geli: la Flammulina velutipes, crescente su legno di olmo e altre latifoglie, colorerà con la propria presenza i boschi grigi e spogli durante il periodo invernale.

Per chiudere questo contributo è doveroso ricordare e sottolineare che i funghi, tutti i funghi indistintamente, sono organismi preziosi che svolgono un importantissimo compito all’interno del loro habitat naturale (siano essi simbionti o saprofiti) contribuendo all’equilibrio ecologico e alla “salute” di ogni ambiente spontaneo: vanno quindi rispettati e preservati anche qualora non rivestano per l’uomo alcun interesse scientifico o gastronomico, evitando di danneggiarli, calpestarli o semplicemente farne raccolte inutili se non se ne conosce la corretta identità; ove consentito e in accordo con le legislazioni vigenti è possibile e “naturale” raccogliere funghi, poiché in pratica è come raccogliere i frutti dall’albero che li produce, ma è sempre obbligatorio farlo con le giuste modalità e ricordando che esistono specie realmente pericolose e perciò solo un’appropriata conoscenza di quelle commestibili con sicurezza può evitare sgradevoli (e a volte gravi!) conseguenze per la salute.

Massimo Tasselli

Bibliografia ragionata

M. Sarnari, Monografia illustrata del genere Russula in Europa, v. 1-2, Centro studi micologici AMB, Trento 1996 e 2006
C. Papetti - G. Consiglio - G. Simonini, Atlante fotografico dei funghi d'Italia, v. 1-3, Centro studi micologici AMB, Trento 1999, 2001 e 2009
R. Coutercuissse - B. Duhem, Guide des champignons de France et d'Europe, Delachaux & Niestlé, Losanna 2000
D. Boertmann, The genus Hygrocybe, Danish mycological society, Sabon 2010
R. Mazza, Dizionario illustrato dei funghi, Romar, Segrate 2012

 


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