Dove comincia l'Appennino

I giochi dell'osteria


Semmu de Pàŋŋexi:
a mura zughêmmu,
e carte zguarêmmu,
e bucce sctciappêmmu
cumme bregnuin!
Semmu de Pàŋŋexi:
a giga ballêmmu,
e figge e muntêmmu
e dappö' e lascêmmu
in abbandun!

(canzonetta del 1870 circa su un paese dell'alta Fontanabuona)

I giochi tradizionali delle Quattro Province sono in gran parte quelli che si praticavano nelle osterie, che per secoli sono state i principali luoghi di ritrovo e socializzazione degli uomini, nelle giornate festive o nella stagione invernale, quando i campi richiedevano meno lavoro e le ore di luce erano poche. Le donne invece si ritrovavano nelle case, oltre che durante le veglie nelle stalle a cui partecipavano anche uomini, bambini e anziani.

Nelle osterie si giocava soprattutto a carte o alla morra. Per le carte si usano i mazzi diffusi anche nelle altre regioni italiane, con quattro semi: coppe, dinè, fiuri e picche. "I più diffusi giochi di carte erano il tresette, la briscola e la scopa [...] alcune carte hanno nomi particolari: il fante diventa spesso zbiro, la regina a donna; nel tresette il quattro è a verdiŋŋa" [Marco Fezzardi, Monte Bano, molte storie, la Lontra, Genova 2004].

Una variante della scopa popolare nei nostri paesi è la cirulla [Wikipedia], per la quale vengono spesso organizzati tornei; simile è il ciapachinze. Gioco maggiormente basato sul bluff è il trucco, importato dagli emigranti di ritorno dall'Argentina, con regole piuttosto complesse [Wikipedia]; originario di Argentina e Uruguay è anche il burraco [Wikipedia].

In valle Aronchio (affluente dello Staffora) i giochi maggiormente praticati erano tressette, bestia, marianna e il briscolone a sei, senza dimenticare "merda", le varianti della briscola e della scopa (ad esempio scopa quindici, detta scùa da quindze). In molti paesi c'erano uno o più bravissimi giocatori, i cosiddetti "filibustieri da carte", capaci nei vari giochi ma eccellenti di solito in uno solo. Questa capacità permetteva loro di giocare d'azzardo in determinate osterie delle varie valli contro giocatori di altri paesi, rigorosamente di notte. A titolo d'esempio, a Massinigo c'era uno stimato giocatore di scopa che praticava l'azzardo, scegliendo come compagni preferibilmente altri due compaesani di livello inferiore ma in grado di assecondarne le capacità. Una signora di Varsaia citava spesso un suo fratello e un altro personaggio di Menconico come abilissimi giocatori di bestia e di morra, capacità che gli permetteva a questo di inviare, durante la guerra, soldi a casa dal fronte, quando solitamente accadeva il contrario... [testimonianze di Paolo Rolandi].

Esistevano anche giochi con particolari carte locali, come quelle piacentine per il gioco del cucù, citato da un viaggiatore francese a Bobbio all'inizio dell'Ottocento e documentato da Olmi [Cronache e memorie della Bobbio napoleonica, ra Familia bubieisa, Bobbio 1994]. Lo stesso viaggiatore descrive accuratamente dei giocatori della morra che ha incontrato a Genova:

"Mi fermai anche qualche volta sul porto e nelle vie a vedere con quale destrezza e quale prontezza le persone del popolo e gli operai giocano a un gioco chiamato la morra, gioco di un'alta antichità, poiché dal tempo degli imperatori romani affascinava già in tutta l'Italia il tempo libero della plebaglia, che ha sempre avuto da allora il potere di divertire. Due giocatori opposti l'uno all'altro chiudono o distendono alternativamente, o tutte e due insieme, le dita di una delle mani, o di entrambe, gridando uno, due, tre, quatro [sic], cinque fino al numero dieci; quello che ha pronunciato, nello stesso momento in cui si compie questa azione di rapidità prodigiosa, il numero delle dita distese, ha vinto." [L'Hermite en Italie, p. 203]

Queste mosse vengono ripetute dai giocatori a ciclo continuo con grande rapidità, fino a raggiungere un  numero prefissato di mani vinte. Spesso succede che una posizione ambigua di qualche dito dia luogo ad accese discussioni. Nel clima dell'osteria scaldato anche da qualche bicchiere di vino, le dispute davano spesso luogo a risse, qualche volta con feriti; per questa ragione la morra è elencata fra i giochi proibiti nei locali pubblici, anche se nelle remote osterie delle alte valli spesso tale divieto non veniva rispettato.

Un modo tradizionale per stare insieme all'esterno è invece rappresentato dal gioco delle bocce, ancora praticato con passione in alcuni campi a fianco di circoli ricreativi e balere, specialmente dagli anziani ma non soltanto. Si tratta di una pratica diffusa specialmente nella Francia meridionale, in Piemonte e in Liguria. Specialità popolare da noi è il gariccio. Una pagina separata descrive la vecchia pratica del gioco al libero, ossia senza un campo delimitato. Oggi nell'entroterra ligure vengono organizzati tornei, specialmente nella stagione estiva quando i paesi si ripopolano.

 

 


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