Dove comincia l'Appennino

Le parole dei pifferai

Glossario di termini utilizzati nella cultura orale dei suonatori, canterini e ballerini tradizionali delle Quattro Province. Per i termini in dialetto vedere la pronuncia


A: la prima parte della melodia di un brano tradizionale, spesso composto da due o più parti che vengono poi ripetute a piacere

accordare, aggiustare, comandare (un suonatore): pattuire con lui la sua partecipazione a una festa in cambio di un certo compenso, in modo che egli si tenga libero da altri impegni

appoggi: note eseguite dai fisarmonicisti nella tecnica specifica per l'accompagnamento del piffero, che al momento di una pausa nella melodia permettono al pifferaio di riprendere al momento giusto, mantenendo ininterrotto il ritmo per i passi dei ballerini

armònica: fisarmonica

arröccögêiti, röccögêiti ("raccogliticci"): canterini riuniti insieme sul momento, che non fanno parte di una stessa squadra stabile

attaccare (tachè, tacà): cominciare a suonare o a cantare (v. primo, secondo): tacla basa! ("attaccala bassa!") si dice spesso a chi inizia il canto, per evitare esecuzioni sguaiate o tonalità al limite delle estensioni vocali

B: la seconda parte della melodia di un brano tradizionale, corrispondente nelle danze antiche alla fase di balletto, che viene eseguita per due volte consecutive (ABBABB in una monferrina, ABBCDD in un'alessandrina), mentre una sola volta per le danze di coppia più moderne (ABAB...)

Baccicin ("Battistino", "Giovan Battista"): nome di una polca tradizionale (di cui esiste anche una versione in trallalero) che viene solitamente suonata al termine di una festa, specialmente quando questa si è protratta fino a tarda ora, e ne segnala così la conclusione. Il senso corrisponde a quello dell'inizio del testo: "O Baccicin vatten a cà | tö muè t'aspetta..."

baga: cornamusa, in particolare con riferimento alla sacca o otre

bagascétta ("puttanella"), cuntrêtu: voce in falsetto dei cori maschili del trallalero che, con un'impegnativa tecnica esecutiva, imita il timbro di una voce femminile (secondo la tradizione perché sulle navi non c'erano donne che potessero svolgere questa parte, o forse continuando un uso di cori solo maschili in chiesa)

balletto: la fase di una giga in cui i ballerini si fronteggiano a due a due e danzano con il passo a saltini. Corrisponde alla parte B (ed eventualmente D) della suonata

ballo: luogo pianeggiante di un paese, ubicato in un'aia fra le case oppure in una radura ai margini dell'abitato (o talvolta anche distante, come il Ballo della Gallina tra Pentema e Carsi), abitualmente utilizzato per le feste da ballo; più modernamente può consistere di una apposita costruzione chiusa in legno o muratura; cfr. i versi "Dove l'é la Luigina | ché sul ballo la gh'é no?"

basso: voce di basso in un coro polifonico, tipicamente eseguita da numerosi uomini con funzione di bordone per le voci più alte

bere una volta: bere un bicchiere di vino in compagnia, spesso su invito di qualcuno nel corso di una festa o al momento di un incontro

bocchetta: il disco di legno, descritto in musicologia come pirouette, che si inserisce nella canna del piffero e serve a sostenere l'ancia

bujasca ("bogliasca"): modo di eseguire i canti polifonici nei paesi delle alte valli, ricordato in particolare per alcuni eccezionali canterini di Bogli, caratterizzato da uno sviluppo lento e solenne del testo narrativo

calare: suonare leggermente più basso rispetto all'intonazione desiderata; rendendosene conto, il pifferaio cerca di rimediare modificando la posizione della cera sui fori accessori, ritoccando l'ancia, facendo in modo che lo strumento raggiunga la temperatura giusta ecc.

campana: il padiglione terminale del piffero, che viene realizzato separatamente dalla canna e talvolta anche in legno diverso (es. bosso invece di ebano); per la sua posizione è piuttosto fragile, ma piccole rotture non compromettono gravemente il suono

campanare, suonare a campanon: suonare il piffero scandendo ciascuna nota separatamente dalle altre, utilizzando anche colpi di lingua sull'ancia, in modo che risuoni distintamente come i rintocchi di una campana; viene attribuito a grandi suonatori del Novecento come Jacmon, Aldo Matto, Ernesto

canon: contenitore cilindrico su misura per conservare diverse bocchette

cantare da donna (cantà da dòna, cantè da dona): cantare in tonalità alte, riferito a cori maschili; la tonalità principe per i cantori maschili è il sol maggiore (do maggiore per cori femminili), ma sono memorabili alcune esecuzioni in si bemolle maggiore o in si maggiore iniziate da secondi con voci acute, il che presuppone la presenza di primi particolarmente abili

capofesta: persona, di solito un uomo di una certa esperienza e stimato dai compaesani, che si incarica di dirigere lo svolgimento di una festa, in modo generalmente non vistoso, ad esempio indicando ai suonatori il percorso durante un giro delle aie, controllando che venga portato loro da bere, stimolando il gruppo a spostarsi in modo che rimanga il tempo per tutte le fasi successive, curando la gestione amministrativa ed economica (borderò, compenso ecc.)

castello: elemento costruttivo interno di una fisarmonica che porta una fila di ance libere

cercare le uova (sercà j óv): compiere un giro di questua per le vie di un paese o di un gruppo di frazioni e cascine, nel corso del quale si canta o si suona per ricevere in cambio uova, altro cibo o denaro, da usare per celebrare una festa di carnevale, di maggio, di coscrizione ecc.; il verbo cercare ha qui infatti il significato di "andare a chiedere" (es. anche: "il tale mi cerca quell'armonica" nel senso che si offre di comprarla da me)

chiaro: detto del suono di un piffero che tende ad essere alto, v. crescere

chitarra (ghitara): voce maschile dei cori polifonici di trallalero genovese o sue derivazioni, che con rapidi movimenti della lingua e una mano tenuta orizzontalmente davanti alla bocca imita i suoni strumentali di una chitarra

compagno: il suonatore con cui abitualmente, anche se non necessariamente, si suona insieme in duo, e ci si trova a provare in casa. Per i pifferai si tratta dunque di un fisarmonicista (un tempo un musista), e per i fisarmonicisti di un pifferaio. Se uno dei due viene accordato (v.), in genere chiamerà l'altro ad accompagnarlo

coscritto: ragazzo che compie la maggiore età e quindi in passato, se maschio, era in procinto di essere chiamato per il servizio militare, fatto celebrato  insieme ai coetanei con una festa di congedo ("fare i coscritti"). Per estensione, tutti gli uomini e le donne nati in uno stesso anno, quindi andati insieme a scuola e alla festa dei coscritti, anche nel resto della loro vita: "il tale è un mio coscritto"; occasionalmente vengono organizzate feste per il compimento dei 50, 60, 75 ecc. anni da parte dei coscritti di un dato anno

créscere: suonare leggermente più alto rispetto all'intonazione desiderata; rendendosene conto, il pifferaio cerca di rimediare modificando la posizione della cera sui fori accessori, ritoccando l'ancia, facendo in modo che lo strumento raggiunga la temperatura giusta ecc.

cuntrêtu ("contralto"): v. bagascétta

curenta ("corrente"): originariamente una danza di gruppo piemontese praticata anche in Oltrepò e nel Bobbiese; perdendosi l'uso di questa, ha indicato anche genericamente una danza del repertorio tradizionale

curmà ("colmata"): festa consistente in una mangiata dopo il completamento di un lavoro, come la costruzione di una casa (di cui la trave sommitale del tetto, u curmu, è quindi stata posata): vi partecipano gli uomini che hanno compiuto insieme il lavoro. Vi si ispira nel nome la Curmà di pinfri, raduno di fine stagione dei suonatori delle Quattro Province

dêta: modo di cantare caratteristico di un canterino o di una squadra

domare un musotto: mettere a punto un'ancia nuova, inizialmente rigida, cominciando a suonarla per un po' e rendendola così più flessibile e meglio adattata all'intonazione dello strumento

forchetta: diteggiatura del piffero in cui viene lasciato aperto un foro in mezzo fra due fori chiusi, per ottenere una nota bemolle

giga: qualsiasi danza di gruppo della tradizione più antica, o una suonata corrispondente; può quindi trattarsi di una monferrina o alessandrina o piana o bisagna o perigordino o giga a due o giga a quattro ecc. In queste ultime due danze il termine giga ha significato più specifico, riferito alla particolare coreografia, anch'essa appartenente al gruppo generico delle gighe. Varianti coreografiche possono essere indicate col nome di un paese in cui sono state osservate: "la giga di Bobbio" (una monferrina danzata a coppie), "la giga di Corbesassi"

gigare: ballare eseguendo il passo leggermente saltato caratteristico delle danze montanare

giro: la fase di una giga durante la quale i ballerini tenendosi per mano si spostano in senso antiorario lungo un cerchio (oppure ballano in coppia), che si alterna al balletto. Corrisponde alla parte A (ed eventualmente C) della suonata

giro di monferrine: una serie di diverse gighe suonate in sequenza e danzate dagli stessi ballerini che rimangono sul ballo; nelle feste di oggi di solito viene fatto solo dopo una lunga serie di danze di coppia, anche più volte nel corso di una festa, ed è costituito da tre-quattro monferrine e alessandrine seguite da una o due piane

ingassare: danzare portando a turno un piede dietro l'altro, come nella trama di un tessuto; si tratta di una delle varianti più frequenti del passo saltato delle Quattro Province

lüciarmònica: fisarmonica, nelle valli vogheresi dell'Oltrepò

martello (marté): bosso, pianta arbustiva nota per la durezza del suo legno, che proprio per questo è utilizzato per la costruzione di pifferi e muse

masticato: stile esecutivo del piffero, tipico di Ernesto, Barbetta ed altri, caratterizzato da variazioni sonore ottenute con pressioni variabili delle labbra sull'ancia, più che da abbellimenti con note ornamentali

musa (müza): letteralmente, nell'area linguistica ligure, qualsiasi strumento ad ance con otre; nella terminologia etnomusicologica contemporanea, il suo tipo caratteristico delle Quattro Province, con un solo bordone e la canna intonata per l'accompagnamento del piffero

musetta (müzetta, müzótti): suonatori di musa, e per estensione anche i loro accompagnatori pifferai, fisarmonicisti ecc. Da questa espressione ha poi tratto il proprio nome il longevo gruppo tradizionale "i Musetta" fondato da Ettore Losini e Attilio Rocca

musotto (müzot, müzottu secondo l'area): l'ancia del piffero, formata da una lamella ripiegata di canna e inserita nella bocchetta

pelle: la sacca di pelle di capra conciata e utilizzata per trasportare vino e olio oppure, inserendovi le canne di legno, per realizzare una cornamusa

pífferi (pinfri, péinfri, pinfratti): i suonatori di strumenti tradizionali ad ancia doppia, quindi in concreto una coppia di pifferaio e fisarmonicista, eventualmente arricchita da altri elementi. È il significato del nome della Curmà di pinfri, il raduno annuale dei suonatori delle Quattro Province

piva: letteralmente, nell'area linguistica emiliana e lombarda, qualsiasi strumento ad ance con otre, quindi sinonimo di musa; nella terminologia etnomusicologica contemporanea, il suo tipo caratteristico delle valli piacentine, parmensi e reggiane (piva emiliana), intonato per suonare da solista e dotato di due bordoni, similmente ad altre zone (piva bergamasca o baghet, piva del Canton Ticino, ecc.). Lo stesso termine indicava anche una suonata e una danza eseguite tradizionalmente al suono di una cornamusa

prendere il giro (pijegh u giro, pià su 'l gir): entrare nei fraseggi di canto tipici di una zona

primo (prim, primmu): in alcune zone (fra cui Santa Margherita Staffora, Menconico, Colleri), la voce che inizia (v. attaccare) un canto polifonico maschile e ne esegue la linea melodica conduttrice, sovrastato dalla voce seconda; in altre zone (fra cui Montesegale, Bogli, Romagnese), similmente alle connotazioni euro-colte, la voce più acuta (v. secondo); nel trallalero può indicare il tenore

remescéllu, remésciu ("mescolanza"): medley di versi o strofe di diversi brani di trallalero uniti in un'unica esecuzione

röccögêiti: v. arröccögêiti

saltini (satéin): i leggeri movimenti verticali, ottenuti piegando un ginocchio verso il basso all'inizio di ciascuna battuta musicale, che caratterizzano il passo delle Quattro Province nelle gighe e nella polca detta appunto "a saltini"

scuro: detto del suono di un piffero che tende ad essere basso, v. calare

secondo (secundo, second): in alcuni paesi, la voce che inizia un coro polifonico maschile ed esegue la linea melodica conduttrice, sovrastato dalla voce prima; in altri paesi invece la voce più acuta (v. primo)

semitun: fisarmonica semitonata, di piccole dimensioni e funzionamento intermedio tra quella cromatica e quella diatonica o organetto. Sembra fosse presente nelle Quattro Province all'inizio del Novecento

son ("suono"): per antonomasia, la fisarmonica

squadra: compagnia di persone, spesso usato in riferimento a un gruppo di canterini; così sono dette le formazioni di trallalero genovese, una delle quali ha assunto il nome di "la Squadra" tout court

stranot ("strambotto"): breve canto monodico, talvolta d'amore (serenata), che nelle Quattro Province veniva eseguito all'unisono con il piffero. Esempi noti sono "Che bella növa", "Sposina", "Si l'è l vin della val di Stàffora"

suonata: un brano del repertorio tradizionale

tirepunta ("tira e spingi"): organetto diatonico. Il nome dialettale ricorda il fatto che produce due note diverse a seconda che il mantice venga compresso o espanso. È notoriamente inadatto ad accompagnare il piffero

tirlingada: esecuzione di una serie ravvicinata di note da parte del piffero o della musa nel corso di una suonata, ad esempio nella pausa musicale tra una strofa e l'altra di uno stranot

trallalero: forma di canto polifonico tradizionale di Genova e del suo entroterra, il cui nome onomatopeico descrive le caratteristiche voci di accompagnamento, tra cui la chitarra, che eseguono sillabe senza significato

tucà: suonare, dalla stessa radice del vecchio occitano tucar, catalano e spagnolo tocar "suonare", cfr. "un om ch'u tucava u son" (Giga dei Musetta; v. son)

vedere il lupo: fare un'esperienza straordinaria, in genere grazie al fatto che ci si è allontanati dal paese; nel caso di un suonatore ciò si verifica quando si reca, un tempo andando a piedi, a suonare in un altro paese, sicché al ritorno i suoi compaesani lo apostrofano domandando "hai visto il lupo?!". In effetti il lupo appartiene alla fauna storica e attuale dei monti delle Quattro Province, ma incontrarlo di persona capita raramente ed è quindi sinonimo di un fatto straordinario

vuzen ("vocino"), xgaìntu: voce maschile che conclude ciascuna strofa di un canto polifonico alla bujasca impennandosi in una nota molto alta

vuzetta ("vocetta"): v. secondo

xgaìntu: v. vuzen

a cura di Claudio Gnoli
con la collaborazione di Claudio Cacco, Paolo Ferrari, Roberto Ferrari, Paolo Rolandi

 


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