Dove comincia l'Appennino

Incontri con la tradizione

Rocchetta Ligure 2008

Sul far dell'autunno è la val Borbera dipinta di rosso e di oro ad accogliere il secondo appuntamento sull'etnografia nelle Quattro Province, nella sontuosa cornice di palazzo Spinola a Rocchetta Ligure.

In questa occasione, per volontà degli organizzatori o forse anche complice l'elegante austerità del luogo, l'incontro ha assunto una veste più formale, con una più netta separazione tra astanti e relatori. Ha senz'altro rappresentato un valore aggiunto il fatto che tra questi ultimi solo alcuni fossero già intervenuti alla giornata di Valverde, mentre molti portavano per la prima volta la loro esperienza, secondo un'ottica di arricchimento delle vedute e di ampliamento degli orizzonti fortemente desiderata da chi ha dato inizio a questi laboratori itineranti di studio.

Il presidente dell'associazione Musa, Adriano Angiati, aprendo l'incontro con l'invito rivolto ai ricercatori affinché ascoltino a fondo gli stimoli del territorio per dare via agli studi, ha posto da subito l'attenzione sulla problematica, emersa poi nel corso di tutti gli interventi seppur da prospettive differenti, di quanto sia necessario non scindere aprioristicamente la sistematicità dello studio dalla vita quotidiana sui territori, in modo da allontanare lo spettro dell'abbandono e nello stesso tempo l'orribile rischio di trasformare la storia o l'etnografia in nostalgico folklore.

I vari contributi che si sono succeduti hanno ruotato principalmente intorno ai due grandi temi del paesaggio (luogo) e della tradizione musicale (musiche, canto, danze).

Paolo Ferrari, dell'associazione Musa, ha ripresentato il libro scritto con Zulema Negro e Mauro Balma "Noi cantiamo con il verso bello: liturgia, rito e tradizioni religiose a Cosola in val Borbera" dedicato al canto liturgico gregoriano, ancora oggi praticato in questo borgo secondo i dettami della tradizione.

Mauro Balma, etnomusicologo, ha avanzato la proposta di costituire un gruppo di studio sulla musica liturgica nella tradizione popolare, che coinvolga sia coloro che questa musica la eseguono sia chi se ne occupa da un punto di vista più teorico, arrivando ad un convegno e ad una pubblicazione o una registrazione che rappresentino l'esito visibile del lavoro svolto.

Paolo Rolandi, originario anche di Bogli in val Boreca, ha portato la ricca esperienza di una persona che, nata e cresciuta in un mondo in cui suonare e cantare erano parte della vita quotidiana come mangiare e respirare, è divenuta col tempo cultore di canto tradizionale per profonda passione e volontà di trasmetterne memoria.

Infine, Claudio Cacco e Ilaria Demori, di Castiglione di Montoggio nell'alta valle Scrivia e membri dell'associazione Banda Brisca, ci hanno raccontato la storia di come, da quando hanno scoperto per caso i balli e le musiche delle Quattro Province al di fuori del loro territorio, alla passione pratica hanno unito un approfondito lavoro di studio e ricerca, diventando lui un suonatore di piffero e lei un'insegnante di danze; ora, uniti nella vita e nell'amore per la tradizione musicale della loro terra, portano avanti con profondo senso critico ciò che hanno appreso, incoraggiando i giovani suonatori e ballerini a prendersi carico delle feste dei loro paesi e a scoprire nell'organizzazione delle feste popolari un modo per rimanere nel territorio.

Getto Viarengo di Leivi, sulle colline sopra il golfo del Tigullio, presentando la sua prossima pubblicazione "Il ramarro e la sua coda", ha portato all'attenzione di tutti la centralità del paesaggio, da preservare e da studiare in quanto luogo in cui la cultura e la storia di una comunità prendono forma.

Al tema dei luoghi si è ricollegata anche la mia riflessione (Giorgia Monfasani dell'associazione ChiCercaCrea). Partendo da una rilettura della ricerca "I segni del sacro e le tracce del profano: l'immaginario religioso e fiabesco nell'alta val Tidone", nella quale partendo dal concetto del tempo si è cercato di recuperare tracce dei ritmi naturali e rituali che scandivano il fluire ciclico dell'anno nella società contadina, mi sono soffermata questa volta sullo "spazio", ossia sui luoghi nei quali i riti e le attività della comunità si svolgevano, nella convinzione che ancora oggi l'identità dei singoli individui e di un'intera comunità sia determinata anche dall'appartenenza profonda ai luoghi del vivere quotidiano.

Seppur con una sfaccettatura diversa anche Massimo Angelini, presidente del Consorzio della Quarantina, si è occupato del rapporto tra l'uomo e il suo ambiente, presentando il progetto di una campagna popolare di raccolta firme per l'emanazione di una legge che, riconoscendo la diversità tra agricoltura rurale e industriale, sgravi i piccoli contadini da spese e burocrazie opprimenti; il grande valore di una simile iniziativa consisterebbe nel favorire in territori come i nostri la possibilità di un ritorno ad un'agricoltura di qualità, che preservi la biodiversità delle colture locali e permetta magari a giovani che lo desiderino di dedicarsi a tale attività con le loro future famiglie.

Il professor Giorgio Botta dell'Università di Milano, da studioso, ha sottolineato anche la necessità di uno studio programmatico e meticoloso dell'etnografia per una costruzione della memoria, al fine di conservare l'identità delle comunità. Infine, Mauro Casale, assessore di Torriglia esperto di storia locale ed appassionato dello studio della zona di crinale, ha avanzato una serie di proposte pratiche per continuare l'opera di valorizzazione delle Quattro Province e per portare avanti il laboratorio di studio in atto.

Il pomeriggio è stato completato da una degustazione di montebore e altri formaggi e salumi locali offerti dal caseificio-agriturismo Vallenostra di Mongiardino e l'esecuzione di brani tradizionali delle Quattro Province con piffero (Roberto Ferrari) e fisarmonica (Fabio Paveto).

Giorgia Monfasani

L'incontro di Rocchetta si è dunque concluso con la volontà di portare avanti dei progetti comuni di ricerca etnografica sul territorio delle Quattro Province, traducendoli però in azioni pratiche, ossia in grado di attivare una rete di relazioni tra persone che amano queste terre, ciascuno secondo la propria inclinazione ed esperienza personale. In particolare sono state illustrate durante la giornata diverse proposte:

  • Mauro Balma: gruppo di lavoro sui canti sacri tradizionali delle Quattro Province;
  • Giorgio Botta: gruppo di ricerca etnografica;
  • Mauro Casale: proposte per la valorizzazione del territorio delle Quattro Province: un progetto pratico;
  • Massimo Angelini: campagna popolare per una legge che riconosca l'agricoltura contadina e liberi il lavoro dei contadini dallaburocrazia;
  • Getto Viarengo: organizzazione del prossimo incontro con tema cardine il paesaggio.

Le idee proposte sono consultabili sul sito "Dove comincia l'Appennino" poiché vogliamo dare ampia visibilità e diffusione alle iniziative, in modo da creare quella rete di persone che ci piacerebbe tanto costruire tramite questi incontri.

La prossima sessione di lavori è prevista per la primavera: vedremo se saremo così bravi da produrre qualcosa di concreto. Gli incontri di Valverde e Rocchetta Ligure sono serviti per costruire una base comune di conoscenza reciproca, ora però bisogna passare ai fatti!Personalmente siamo molto felici di partecipare a questa iniziativa, per noi molto stimolante. L'incontro di Valverde è stato un punto di svolta; poco dopo abbiamo iniziato a collaborare e scambiare opinioni e riflessioni con persone che, se non ci fossimo buttate in questa avventura, non avremmo conosciuto! Anche questo è un risultato, piccolo ma concreto, che ci fa ben sperare nel futuro.

Giorgia Monfasani e Michela Ballerini

 

Incontri con la tradizione. Rocchetta Ligure 2008 = (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori — <http://www.appennino4p.it/incontri/rocchetta.htm> : 2009.02 -