Dove comincia l'Appennino

Un'isola tra i monti

i crinali delle Quattro Province raffigurati in una vecchia guida del CAI
A nord-est di Genova, in corrispondenza dello spartiacque appenninico, si trova un nodo idrografico di primaria importanza. Lungo i pendii dei monti Prelà e Lavagnola si formano quattro notevoli corsi d'acqua. Due di questi scorrono sul versante sud: il Bisagno, con breve corso, raggiunge il mare dopo aver attraversato Genova; il Lavagna scorre invece per un tratto più lungo, parallelamente alla costa, lungo la val Fontanabuona; raccolte le acque dello Sturla e del Graveglia, si getta nel mar Ligure, tra Chiavari e Lavagna, con il nome di Entella. Verso nord hanno origine, vicinissimi fra loro, il Trebbia e lo Scrìvia; quest'ultimo, nella sua parte iniziale, fino alla confluenza con il torrente Pentemina, prende il nome di Laccio.

Il Trebbia scorre verso il Po per 118 chilometri, quasi costantemente in direzione da sud-ovest a nord-est. Fino al paese di Gorreto la valle appartiene alla provincia di Genova. Poi, il Trebbia passa definitivamente in territorio piacentino, lambendo per un breve tratto l'estremità sud della provincia di Pavia nei pressi di Ponte Organasco. Una secca svolta a destra lo porta, attraverso una spettacolare serie di meandri, ad accogliere l'Àveto, suo principale affluente. Incassato fra le rocce prosegue il suo corso fino a Bobbio, dove si distende nella valle ormai ampia.

Il territorio compreso fra le sorgenti del fiume e Bobbio presenta caratteristiche prettamente montane. Gli insediamenti umani sono piccoli e compatti. La media valle si estende da Bobbio fino a Rivergaro, in un paesaggio collinare dai pendii più dolci, dove i nuclei abitati, più numerosi e a carattere più sparso, denotano un maggiore sfruttamento del territorio. Nel suo ultimo tratto il fiume scorre nella pianura, in un paesaggio tipicamente padano.

Lungo tutto il suo corso, il Trebbia è fiancheggiato dalla strada statale n. 45, che congiunge Genova a Piacenza, superando lo spartiacque appennninico al passo della Scoffera.

una veduta invernale dei meandri incassati del Trebbia a San Salvatore / CG Il torrente Laccio deriva il suo nome dal piccolo paese attraversato pochi chilometri dopo la sorgente. Solo dopo l'abitato di Bròmia viene chiamato Scrivia. Fino a Busalla il fiume, fiancheggiato dalla strada statale n. 226, scorre da est ad ovest, piegando poi gradatamente a nord, sempre in provincia di Genova. La valle ha risentito della presenza, a pochi chilometri, del capoluogo ligure; l'ambiente naturale è meno preservato in confronto con la val Trebbia. Vi sorgono numerosi insediamenti industriali, ai quali si aggiungono la strada statale n. 35, l'autostrada A7, e la doppia linea ferroviaria Genova-Arquata.

Superata Pietrabissara, lo Scrivia entra in territorio piemontese, lasciando sulla sinistra il grosso centro di Novi Ligure. Ormai il paesaggio è pianeggiante. Il fiume, fiancheggiando i colli tortonesi, termina il suo corso nel Po, poco dopo aver attraversato il confine fra la provincia di Alessandria e quella di Pavia.

Trebbia a Scrivia si sono aperti un varco tra le montagne fino alla pianura, raccogliendo il contributo di rivi e torrenti alimentati da rigogliose fonti, numerose in tutta la regione. Il loro corso tortuoso confida la paziente azione delle acque, nella costante ricerca, aggirati gli ostacoli, dei punti in cui le rocce risultano più facilmente erodibili.

Le strade di fondovalle, correndo parallelamente ai due fiumi e sfruttando i passaggi naturali, sono anch'esse tortuose, folte di curve. Solo nei tratti in cui la valle si allarga leggermente, od in corrispondenza degli sbocchi di valli laterali, offrono a chi le percorre fugaci scorci sul paesaggio all'intorno, panorami presto cancellati dall'ingresso in una nuova gola. È difficile immaginare, lungo questi percorsi, la vastità della regione compresa fra il Trebbia e lo Scrivia, apparentemente impervia ed inaccessibile. Solo abbandonando l'itinerario di fondovalle, lungo strade che si inerpicano sui contrafforti montuosi, la visuale si allarga, fino a spaziare, una volta raggiunto un valico od una costa, sulle valli limitrofe, sui paesi prima invisibili, spalancando allo sguardo lo spettacolo delle cime più alte. Le vette, facilmente accessibili anche per la loro conformazione arrotondata, raggiungono la rispettabile altezza di 1700 metri. Sono il miglior punto di osservazione per chi voglia possedere un'esatta conoscenza geografica della regione.

le pendici del monte Prelà [in primo piano] separano la testata della val Trebbia [a sinistra] da quella della valle Laccio-Scrivia [sulla destra], con il paese di Donetta; sul poggio si vedono i ruderi di un castello che in epoca medievale controllava la Via del Sale o Patrania / CG Lo spartiacque tra i bacini del Trebbia e dello Scrivia rappresenta una vera e propria spina dorsale per il sistema orografico di questo territorio. Si distende per 30 chilometri in perfetta direzione da sud a nord, tranne un breve tratto, fra il monte Àntola ed il monte Carmo, dove piega a nord-est.

Si diparte dal monte Prelà, che sovrasta il grosso centro di Torriglia. Dal crinale principale si staccano, via via, i rami secondari; più brevi quelli di destra, sul versante del Trebbia; più lunghi e ramificati quelli di sinistra, sul versante dello Scrivia. Questi si spingono verso ovest e nord-ovest, raggiungendo una zona più complessa dal punto di vista geologico, che conferisce alla parte occidentale della regione un aspetto più vario, in contrasto con l'uniformità della zona caratterizzata dai calcari dell'Antola. Lo spartiacque principale termina al monte Chiappo (m 1700), punto d'incontro tra le province di Alessandria, Pavia e Piacenza. Dalle sue pendici hanno origine i torrenti Stàffora e Curone, che versano le loro acque direttamente nel Po.

Pur essendo facilmente percorribile (i sentieri sono agevoli e dotati di segnavia) il tratto compreso tra il monte Prelà ed il monte Chiappo presenta caratteristiche tipiche di alta montagna, non abbassandosi mai al di sotto dei 1300 metri. Accentua questo carattere la completa esposizione ai venti ed agli altri agenti atmosferici. Il percorso, snodandosi al centro della regione, correndo sul crinale principale, rappresenta la via ideale per una visione unitaria del luogo. L'escursionista troverà facili punti di accesso nelle due rotabili che lo attraversano, mettendo in comunicazione l'alta val Trebbia con l'alta val Borbera. I dislivelli non sono mai eccessivi; ciò rende più piacevole il cammino.

Dal monte Prelà, attraverso i monti Duso e Cremado, si raggiunge in breve la vetta del monte Antola (m 1597). Verso est si estende l'ampia valle del Brugneto, che ha sofferto meno di altre il fenomeno dello spopolamento. La valle si specchia nel bacino artificiale ottenuto con la costruzione di una diga; le acque del torrente, che scorrerebbero naturalmente verso il Trebbia, e quindi verso il Po, vengono dirottate su Genova, per soddisfare il fabbisogno idrico della città. Il progetto di una costruzione analoga è stato studiato per la continua valle del torrente Cassingheno. L'opera trova opposizione da parte di numerosi abitanti della media e bassa val Trebbia, allarmati dalla minacciata diminuzione della portata del corso d'acqua che dà vita a tutta la valle. Il problema supera, in ogni caso, gli aspetti tecnici ed economici di questo progetto, e disperde la contesa campanilistica fra le province di Genova e di Piacenza. Di fatto, le direttive CEE suggeriscono di evitare il trasporto delle acque al di fuori del loro bacino idrico naturale, per gli inevitabili guasti che deriverebbero all'ambiente dal punto di vista ecologico.

una delle cascate dell'alto corso del Brevenna / CG Ad ovest, separate da un lungo crinale dolcemente degradante attraverso i monti Frassina e Liprando, si trovano la val Pentemina e la val Brevenna. Il loro aspetto aspro e selvaggio, soprattutto nel fondovalle, le mantiene tra le più isolate di tutto l'entroterra genovese.

Tra le valli del Trebbia e dello Scrivia, spicca il monte Antola. Se non è il più alto, primeggia certamente come straordinario punto panoramico. Le abbondanti acque che sgorgano dalle sue falde hanno profondamente inciso le valli che si muovono dalle sue pendici. Cima prediletta dai genovesi, conosciuta e frequentata già nel Medioevo, prende il nome dal greco anthos, cioè "fiore". Sono affascinanti le fioriture che, da aprile a luglio, rivestono i prati sottostanti la vetta.

Ma ciò che più stupisce chi raggiunga la sua sommità in una giornata limpida e serena è l'ineguagliabile vista che spazia a 360 gradi sull'orizzonte sconfinato. Dalla cima si scorgono le navi attraccate nel porto di Genova, e l'arco della Riviera di Ponente che, verso sera, si punteggia di luci. Lo sguardo si spinge fino alla Corsica ed alle isole dell'arcipelago toscano. Più a sinistra appaiono le Alpi Apuane. Il susseguirsi delle valli, verso ovest, introduce alle Alpi Marittime. Girando lo sguardo ad arco si percorre l'intero sistema montuoso fino alle Alpi Retiche. La pianura si stende, come un mare, tra gli Appennini e le Alpi.

La scalata notturna al monte Antola aveva, nei tempi passati, una valenza rituale. All'impresa partecipava tutta la famiglia, con amici e parenti, giunti anche da lontano, per l'occasione. Gli anziani della valle ricordano ancora le salite con i muli che portavano i viveri; l'arrivo al rifugio, poco sotto la vetta, quando era ancora buio, e la trepidante attesa dello spuntare del sole che pian piano illuminava le cime. Le particolari condizioni meteorologiche che, in alcune occasioni, vengono a crearsi concorrono a rendere il luogo ancora più suggestivo. Sull'Antola possono variare rapidamente, data la totale esposizione ai venti che soffiano da tutte le direzioni, carichi di umidità quando provengono dal mare.

il valico di Crocefieschi [a sinistra] e le Rocche del Reopasso, tra val Vobbia [in primo piano] e valle Scrivia / CG Dal monte Antola si stacca un crinale che raggiunge, in pochi chilometri, il monte Buio (m 1402), dove si determina un'altra divisione. In direzione ovest il crinale, attraverso i monti Riundo e Alpisella, si abbassa fino al paese di Crocefieschi, spartendo le acque dei torrenti Brevenna a sinistra e Vòbbia a destra.

La val Vobbia, spaziosa nella sua parte più elevata, si restringe poco dopo il paese omonimo. Il torrente Vobbia, con un percorso stretto e tortuoso, sfocia nello Scrivia nei pressi di Isola del Cantone. La particolare conformazione delle rocce conferisce al luogo un aspetto inquietante. Sulla sinistra il corso d'acqua è sovrastato dalle Rocche del Reopasso, nome allarmante, mentre sulla destra tutta la valle è dominata dal castello della Pietra, costruito su di una impervia forcella rocciosa.

la stretta valle del Vobbia nei pressi del Castello della Pietra / CG Dal monte Buio, volgendo verso nord, il crinale segna il confine tra le province di Genova e di Alessandria, delimitando sulla sinistra la val Vobbia e sulla destra le valli Borbéra, Sìsola e Spinti. Il torrente Spinti nasce dal Bric delle Càmere e scorre, per un breve tratto, in territorio ligure. Tocca poi il Piemonte, sfociando nello Scrivia tra Arquata e Vignole. Il torrente Sisola è invece affluente di sinistra del Borbera; lo raggiunge poco dopo Rocchetta Ligure.

Dal monte Antola, lo spartiacque principale piega a nord-est, fino a raggiungere, dopo 6 chilometri, le Capanne di Carrega. È un tratto facilmente percorribile. Il sentiero si mantiene sempre in costa, spesso pianeggiante. A metà del cammino, tre croci di legno ricordano una tragedia. In quel punto, nell'Ottocento, tre uomini di ritorno dai lavori in pianura vennero sorpresi dalla bufera di neve, e avendo perso l'orientamento morirono assiderati nella notte. Quelle tre croci testimoniano come in questa regione possano manifestarsi, per la particolare esposizione e nonostante l'altitudine non elevata, condizioni meteorologiche avverse e violente.

Il crinale separa l'alta val Trebbia dall'alta val Borbera. Verso sud-est, con i pendii dolcemente degradanti e ricchi di pascoli, è la valle del Brugneto. Segue, più stretta ed impervia, la valle del torrente Cassingheno, che sfocia nel Trebbia in località Due Ponti. Alla testata di questa valle si trova il paese di Fascia, che è il più alto comune della Liguria, 1118 metri sul livello del mare. Nelle vicinanze è sepolto un generale francese, di cui s'è smarrito il nome; in questi luoghi si batterono Austriaci e Francesi, sul finire del Settecento, per il possesso della città di Genova.

l'alta valle dei Campassi, in direzione dell'Antola, dalle case abbandonate di Reneusi / CG Verso nord-ovest si aprono le valli gemelle dei torrenti Berga e Campassi; estreme ramificazioni della val Borbera, si spingono fino alle pendici del monte Antola. Tra i boschi affiorano i tetti ed i muri diroccati di Renèusi, piccola frazione oggi completamente abbandonata. I ripidi fianchi delle vallate sono interamente ricoperti da boschi di faggi, che proprio sui versanti esposti a nord, più umidi e meno soleggiati, trovano l'habitat ideale.

Le Capanne di Carrega, valido punto d'appoggio per escursioni, sono facilmente raggiungibili. Dalla fine degli anni Ottanta la strada è stata completamente asfaltata sia sul versante ligure che su quello piemontese. Offrono riparo in caso di maltempo, e si può consumare un pasto nell'osteria che ingloba parte dell'antica dogana del Ducato di Parma e Piacenza. Di fronte si apre la valle del rio Carreghino; vi si trova il paese di Carrega Ligure, sede del comune che comprende tutta l'alta val Borbera, sovrastato dai ruderi di un antico castello.

Dalle Capanne di Carrega si prosegue verso nord per raggiungere, in breve, la vetta del monte Carmo (m 1640), dall'inconfondibile forma a cono. Carmo è parola tipicamente ligure, diffusa in tutta la regione, e significa "vetta, sommità". Dal monte Carmo si stacca, verso est, uno stretto crinale denominato Costa Scabbie Poranzi; nel primo tratto segna il confine tra le province di Genova e Piacenza, delimitando a destra la valle del torrente Terenzone, che sfocia nel Trebbia poco prima del paese di Gorreto. Sulla sinistra si apre la boscosa vallata del torrente Boreca. Un suggestivo percorso, attraverso i monti Zovallo e Ronconovo, raggiunge dopo 7 chilometri la vetta del monte Alfeo (m 1650), ormai in territorio piacentino, lasciando sulla destra la vallecola del torrente Dorbera, che si perde nel Trebbia a Gorreto.

il monte Alfeo e il paese di Gorreto, alla confluenza del Terenzone e del Dorbera nel Trebbia / CG Dal monte Carmo lo spartiacque riprende la direzione nord e segna, per 8 chilometri, il confine fra le province di Alessandria e di Piacenza; raggiunge la vetta del monte Chiappo, a 1700 m. È un percorso facilmente agibile, per un comodo sentiero segnato, molto panoramico, attraverso ampi pascoli che si distendono a quote elevate. Superato il Poggio Rondino, il sentiero scende leggermente fino ai 1446 m del passo del Legnaro, che mette in comunicazione la val Borbera con la val Boreca. Questo valico era anticamente molto frequentato, per la posizione riparata dai venti e dalle bufere; un passaggio sicuro, rispetto ad altri, nei rigidi mesi invernali. Dal passo del Legnaro si risale alle cime dei monti Legnà (m 1669) e Cavalmurone (m 1670), per ridiscendere prima dell'erta finale al monte Chiappo, alle Capanne di Cosola. Questo valico era luogo di confine e di passaggio fra l'Agro Libarnese e l'Agro Vellejate. Nel Medioevo segnava il confine fra il Comitato Tortonese ed il Comitato di Velleja; in tempi più recenti quello fra il Ducato di Parma e Piacenza e la Repubblica Genovese. I mulattieri ed i viandanti dovevano, qui come alle Capanne di Carrega, pagare i pedaggi per le some che transitavano. Oggi una buona rotabile collega la val Borbera alla val Staffora, attraverso le Capanne di Cosola ed il passo del Giovà, da cui una strada più stretta scende in val Boreca.

Sul monte Chiappo, lo spartiacque si divide in tre distinti crinali, che degradano verso le colline dell'Oltrepò e verso la pianura. Sulla sinistra, attraverso i monti Ebro (m 1700), Panà (m 1559), Gropà (m 1446), si raggiunge il monte Giarolo (m 1473), lungo la costa che divide la val Borbera dalla val Curone. Sulla sommità del monte Giarolo è posta una grande statua del Redentore. Tutti gli anni, alla prima domenica di agosto, si svolge una processione di fedeli fino alla vetta.

il Borbera si apre la via fra i Conglomerati di Savignone, avviandosi verso le Strette / CG La val Borbera, osservata nel suo insieme, ha una conformazione molto particolare. La parte alta della valle si ramifica più volte, suggerendo la forma di una mano, allargandosi a raccogliere le acque che scendono sul versante piemontese della catena montuosa compresa tra il monte Antola ed il monte Chiappo.

Nel 1872, nel punto in cui l'alta valle si stringe, poco sotto il paese di Daglio, una grande frana, ricordata come frana dei Cussei, aveva sbarrato il corso del fiume formando un lago, detto appunto lago di Daglio. Scomparve diciassette anni dopo. Infatti il nubifragio del 1889 portò via la massa di rocce e fango, riaprendo un varco allo scorrere delle acque. Le tracce dell'evento sono ancora evidenti; si può osservare il fianco sventrato della montagna su cui è ricresciuta una scarsa vegetazione. Inoltre il letto del torrente, per alcuni chilometri, è appiattito ed allargato. Lungo la strada si trova una piccola cappella, che sulle carte dell'Istituto geografico militare è riportata come Cappella del Lago [fu edificata come ex-voto da un certo Piettu, che aveva intrapreso l'attraversamento del lago con una cassa da trasporto (benna) dopo averne tappato i buchi con sterco di vacca seccato: ma quest'ultimo si staccò proprio quando l'imbarcazione di fortuna era in mezzo al lago, e Piettu promise alla Madonna che se l'avesse fatto arrivare vivo alla sponda opposta avrebbe edificato una cappella in suo onore].

Dal monte Chiappo si diparte, verso est, il crinale che giunge al monte Tàrtago (m 1688) e, poco più a sud, al monte Lésima (m 1724). Lungo questo spartiacque corre il confine tra le province di Pavia e di Piacenza. Dal monte Tartago la catena devia di nuovo bruscamente verso nord, collocandosi interamente in territorio pavese, e degradando, attraverso la Cima Colletta fino ai 950 m del passo del Brallo.

Sulla sommità del monte Lesima è posta una grande croce. Dal 1989 vi si trova anche un radar. Il monte è caratteristico per i fianchi ripidi ed erbosi del versante occidentale; ad est si presenta, al contrario, scosceso e dirupato. Domina la valle del Trebbia, nel tratto compreso fra Confiente e Traschio, e la valle del torrente Avagnone, suo affuente di sinistra. Il monte Lesima, con i suoi 1724 metri, è il più alto tra le vette comprese fra il Trebbia e lo Scrivia. Dalla cima del monte Lesima, stupendo punto di osservazione, si gode una vista estesissima sulle valli circostanti e su tutto l'Appennino ligure-piacentino. Si riconoscono le cime dei monti Dego e Oramara, appartenenti alla giogaia fra il Trebbia e l'Aveto; oltre, si scorgono i monti Bue, Maggiorasca, Penna e Ajona, tra i quali corre lo spartiacque fra l'Aveto ed il Taro, ed il confine fra le province di Genova e Parma.

tra le case di Belnome, in val Boreca / PF Tra i monti Lesima e Alfeo scorre, profondissimo, il torrente Boreca in una valle tortuosa e impervia, indubbiamente tra le più affascinanti di tutto l'Appennino. Sotto l'abitato di Zerba, uno sbarramento artificiale ha formato un bacino idrico; le condotte, attraverso il fianco della montagna, sbucano in val Trebbia, nei pressi di Losso, dove è installata una centrale idroelettrica. Quest'opera, di piccole dimensioni, non ha modificato l'aspetto della valle. Un'unica strada [asfaltata attorno al 2000] scende, con ripidi tornanti, sul letto del fiume, per poi risalire fino al paese di Belnome. Da questo punto si può procedere solo a piedi, seguendo il fiume, in un alternarsi impressionante di salti d'acqua e cascate, fino alle sorgenti situate sotto la vetta del monte Carmo.

Tornando al monte Chiappo, e seguendo la propaggine che si dirama verso nord, prolungando la direttrice dello spartiacque primario, si raggiunge dopo 7 chilometri il monte Boglélio, dopo aver toccato le vette dei monti Rotondo (m 1568), Garave (m 1549) e Bagnolo (m 1550). Dal monte Boglelio (m 1492) la catena montuosa si abbassa sempre più volgendo, gradatamente, a nord-ovest, delimitando i bacini dello Staffora e del Curone, e segnando il confine fra le province di Alessandria e di Pavia.

Fabrizio Capecchi
da Un'isola tra i monti, Croma, 1990


Un'isola tra i monti / Fabrizio Capecchi = (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori — <http://www.appennino4p.it/isola.htm> : 2006.11 - 2011.12 -