Dove comincia l'Appennino

Il maggio e la galina grisa


In alcune località dell'Appennino pavese e piacentino sono sopravvissuti fino ad oggi alcuni rituali tradizionali del periodo pasquale/primaverile: si tratta della galina grisa e del Carlin di maggio (o Santa croce), manifestazioni legate alle scadenze calendariali del mondo contadino la cui odierna diffusione può essere rilevata nella zona del Brallo, nella val Tidone e nella media val Trebbia, una sorta di "sacca di resistenza" venutasi a creare con la progressiva defunzionalizzazione di questo fenomeno nelle limitrofe valli Staffora (Pavia) e Nure (Piacenza), ma che ancora in tempi recenti rappresentava solo una parte di un fenomeno unitario di celebrazioni primaverili che dalle pendici prealpine si estendeva senza soluzione di continuità fino all'Appennino centrale.

Le due manifestazioni, che oggi appaiono sostanzialmente simili nello svolgimento, differiscono innanzitutto per la loro collocazione calendariale: la galina grisa viene comunemente eseguita il sabato precedente la Pasqua mentre il Carlin di maggio può essere eseguito nella notte tra il 30 aprile e il 1' maggio oppure il giorno seguente o, come avviene a Còlleri (frazione del comune di Brallo di Pregola) il 3 maggio, per festeggiare non più il calendimaggio bensì, o anche, la Santa croce [...].

Nella zona del passo del Brallo [...] era un tempo presente un gruppo territorialmente omogeneo di riti appartenenti al genere del calendimaggio (o Carlin di maggio) alcuni dei quali, essendo celebrati nella notte fra il 2 e il 3 di maggio, festa di santa Croce, venivano per tale motivo chiamati la Santa croce. Di questi ultimi, sembrano essere stati di un certo interesse quelli che si svolgevano a Colleri e a Feligara, due paesi con una forte tradizione di canto dove la Santa croce, rimasta in funzione fino alla fine degli anni Settanta, veniva eseguita da due gruppi di cantori che si davano risposta e venivano solitamente accompagnati da suonatori di piffero e fisarmonica. La parte centrale dei rituali è rappresentata dall'usanza di eseguire canti di questua e giova ricordare come il binomio di canti Pasqua/calendimaggio trovi analogie in altre zone del nord Italia come ad esempio la collina piemontese, il cui modello "questua delle uova" corrisponde esattamente a quello che nell'Oltrepò pavese viene chiamato "la galina grisa".

Per quanto riguarda invece il canto del Carlin di maggio esso appartiene alla famiglia del cosiddetto "magico lirico profano" che dai laghi Cusio, Verbano e Ceresio si estende lungo tutto l'Appennino settentrionale fino ad incontrare gli altri tipi di maggi (drammatico, lirico sacro) della montagna tosco-emiliana per riprendere poi la sua presenza nell'Appennino centrale. [...]

La galina grisa e il Carlin di maggio appaiono oggi, in questa zona, in forma pressoché identica o addirittura riunificate in una sola festa che viene ad assorbire entrambi i significati originari. In realtà, benché tematicamente affini e con strofe di fatto interscambiabili, nelle altre lezioni dell'Italia settentrionale è possibile identificare nei due canti elementi tipologicamente caratteristici in riferimento ai due differenti modelli Pasqua/Maggio, spesso non identificati neanche dagli studi demologici a causa del loro effettivamente comune significato di celebrazione del risveglio primaverile [...].

È stato ripetutamente scritto come il termine Carlin di maggio risulti essere una deformazione di calendimaggio [...]. Riferisce infatti Ernesto Tammi che, con il nome di Carlin d'magg veniva indicato in val Nure il capo del gruppo dei questuanti recante con sé un ramo fiorito, unico simbolo materiale della vegetazione essendo assente, in questa zona, il rituale del piantamento dell'albero.

(I rituali sacri e profani dell'Oltrepò pavese / Aurelio Citelli, Giuliano Grasso
= (Pavia e il suo territorio / R Leydi, B Pianta, A Stella : cura -- Silvana : Milano: 1990))


Nel comune di Cogorno, a Pànnesi e Costa di San Salvatore [...] il maggio veniva cantato il primo giorno del mese; la struttura della rappresentazione era articolata in due gruppi (i maggianti) che si alternavano nel canto delle strofette (botta e risposta). Alla Costa di San Salvatore troviamo una esecuzione di trentaquattro terzine con l'accompagnamento strumentale di flicorno, cornetta e fisarmonica. [...] Dalla parte opposta del fiume Entella troviamo le colline di Chiavari, qui individuiamo due maggi, quelli di Ri e di Leivi. Talvolta rappresentati da gruppi diversi ma con la stessa lezione. [...]

A Santo Stefano d'Àveto cambia l'impianto melodico e la terzina, che costituisce la strofa, vede ripetuto l'ultimo verso. Il testo narrativo appare più scarno e privo dei riferimenti lirici ottocenteschi riscontrati nelle lezioni precedenti. Nel maggio di Santo Stefano troviamo versi e due strofe interamente in idioma locale. Questa lezione veniva cantata dai maggianti che, partendo dal capoluogo, Santo Stefano, si portavano nelle frazioni percorrendo le mulattiere e raggiungevano Allegrezze e Villa, da un lato, Pievetta e Alpepiana, dall'altro versante. [...]

Ancora un salto nel nostro viaggio tra le valli e i monti dell'Appennino ligure: ci portiamo a Sopralacroce, ad ovest del monte Ghiffi. Nei tempi passati, i canta maggio partivano dal borgo di Sopralacroce e si portavano sino a Perlessi, Valle Cianna, Zanoni, cantando le strofe e questuando. Oggi il maggio di quest'area vive in modo sporadico, pur mantenendo la sua forma. Una particolarità è l'uso di una buccina ricavata dalla corteccia di castagno. Nei giorni precedenti l'evento, si raggiungono i boschi e, opportunamente, si sfoderano pezzi di corteccia che, innestati, daranno forma ad un lungo corno.

(Siam venuti a cantar maggio : paesaggio etno-musicale nel territorio del Tigullio # 2' ed'
/ Giorgio "Getto" Viarengo -- Pane e vino : Chiavari : 2004)


Maggio di Santo Stefano d'Aveto

Noi siam venuti a dire che Maggio l'è arrivato
con l'erba e con le foglie.

Se non ve lo credete che Maggio l'è arrivato
vansêive a lo balcone:

ecco qui Maggio con l'erba e con le foglie,
capo di primavera!

Tìrete sü o caru me [nome del padrone di casa],
bell'adorevole ômo

che ti starà più bene al fianco la tua famiglia [o nome del consorte]
che na pignà de oru.

Non verranno più brinate
perché Aprile le ha scacciate,

non verrà più neve ai monti
perché Maggio l'è arrivato.

Canta lo cucco e l'usignolo ardito:
cantano Maggio fiorito.

E dêine, dêine delle ôva
delle vostre galline,

Dio ve le guardi dalla volpe
che a ne mangêsse tütte...

E dêine, dêine in bêllu fiaschettu
che se bagnerêmmu u beccu,

e dêine, dêine in abundansa
che mantignerêmmu l'üzansa.

Cinquecento fontanelle
le abbiamo già passate

e altrettante figlie belle
le abbiamo già baciate.

Tutto d'intorno di questa bella casa
dove splende già la lün-a

e noi ce ne andiamo e vi lasciamo
con la buonanotte a tütti!


Il grosso paese inizialmente ci appare deserto, e siamo perplessi; ci dicono che i canti inizieranno dal bar di fronte alla chiesa, dove però vediamo solo dei giovani in un ambiente apparentemente moderno e banale. Ma appena suonata la mezzanotte, senza la minima formalità qualcuno di loro comincia a cantare, e si forma un gruppo quasi tutto di ragazzi; dal bar ci si getta giù per sentieri erbosi, raggiungendo man mano vari sobborghi anche distanti dello sparso abitato, per andare a cantare davanti a certe case: si cammina molto, e star dietro alla compagnia è perfino faticoso! La melodia qui è diversa da quella di Marsaglia, più veloce. In una strofa viene inserito di volta in volta il nome del padrone di casa, che si invita a destarsi all'annuncio dell'arrivo di maggio; in realtà, essendo ormai notte, quasi nessuno si fa vedere, ma spesso si trovano lasciate fuori dagli usci bottiglie di vino o altre offerte, che i ragazzi prendono e cominciano a consumare, lasciando in cambio un ramoscello fiorito appena preso da un albero sulla strada. Qualcuno passa anche a noi una bottiglia da cui bere un sorso a canna. Camminando nel buio, tra prati e cortili che odorano di erba e di letame, sentiamo le voci, dalla cadenza nettamente chiavarese, dei ragazzi più giovani che scherzano... Ritorniamo finalmente al centro vecchio del paese, dove la brigata non si stanca di ripetere il suo canto fresco: noi la seguiamo ancora per un po', infine ci stacchiamo per riprendere la strada in auto, pieni di sonno.

CG : 30 aprile 2003 : Santo Stefano d'Aveto

 


Il maggio e la galina grisa (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/maggio.htm> : 2004.12 - 2011.06 -