"I capitoli che compongono questo volume sono il risultato di un lavoro collettivo che ha visto la collaborazione di molti abitanti di queste valli, di età diverse, talvolta ancora residenti nei luoghi d'origine, altre volte emigrati in città, ma sempre legati alle loro memorie e ai loro paesi. Essi non esauriscono, anzi soltanto accennano, la vastissima materia della cultura spirituale e materiale di questo territorio. Sono appunto come menüssie de gea, frantumi di ghiaia, a fronte della massiccia, complessa orografia di temi e fenomeni che furono, e in parte sono tutt'oggi, la sostanza della vita culturale della nostra montagna.Menüssie de gea è espressione in dialetto di Carsi (val Brevenna), utilizzata da Ettore Molini nella sua traduzione di "Una terra di ponti"." (Chi nasce mulo bisogna che tira calci. Introduzione)
In questa serie di pubblicazioni, l'associazione Musa raccoglie i risultati di ricerche sulle
tradizioni di vita e di canto nelle Quattro Province. Su questi temi, l'associazione ha già
prodotto il disco "Vieni oi bella: canti di tradizione orale dell'alta val Borbera" eseguiti dalle Voci libere di Cosola, e il volume "Cosola: ambiente, lavoro, tradizioni in una comunità appenninica dell'alta val Borbera" di Paolo Ferrari e Zulema Negro.
Nel 2007 è stato presentato un nuovo volume dal titolo "Chi nasce mulo bisogna che tira calci: viaggio nella cultura tradizionale delle Quattro Province", scritto da Paolo Ferrari, Claudio Gnoli, Zulema Negro e Fabio Paveto. L'indice è disponibile sul sito dell'ISRAL di Alessandria.
"Questo libro è dedicato a tutti i testimoni della civiltà montanara delle Quattro Province che ci hanno trasmesso memorie e conoscenze. E a tutti coloro che ancora abitano quassù, a tutti i camini accesi d'inverno, le fasce coltivate in mezzo alla selva, il boscaiolo che ha tutta la valle per lui, le ultime mucche del paese e i canti in un'osteria remota con il televisore acceso che nessuno guarda."
[recensione in Corriere della Fontanabuona e del Levante: il giornale di Moconesi, 11: 2008, n. 96, p. 6]
Alcune novità, frutto di una ricerca sul territorio che non si è mai interrotta, caratterizzano la seconda edizione, che esce a meno di un anno dalla prima edizione presto esaurita, a conferma dell'interesse del territorio nei confronti di opere che ne raccontino in maniera critica e documentata la storia recente.
Tenendo fermo il metodo della ricerca sul territorio che già aveva improntato le precedenti pubblicazioni (un CD di canti ed un libro etnografico entrambi dedicati al paese di Cosola in alta val Borbera) i ricercatori dell'associazione Musa allargano lo sguardo fino ad abbracciare tutti i quattro versanti politico-amministrativi del territorio delle "Quattro Province".
Se la storiografia "maggiore" ha da tempo evidenziato comuni sorti storiche delle valli che compongono questa regione culturale, ancora mancava una ricerca che ponesse in evidenza le affinità sul piano della cultura popolare e tradizionale, materiale e spirituale: lavoro e commercio, riti, musiche e canti, dialetti, relazioni parentali di qua e di là degli agevoli spartiacque tra valle e valle, una complessa vita relazionale di individui e comunità che da sempre si sono incontrati (e scontrati) nella percezione più o meno consapevole di una comune appartenenza culturale. "Chi nasce mulo bisogna che tira calci" assume finalmente questa prospettiva, considerando il territorio delle Quattro Province dal punto di vista delle popolazioni che lo hanno abitato disseminandolo di quei segni che ancora oggi, nonostante la crisi drammatica della civiltà montanara, affiorano ad indicare una via di comprensione di stili di vita e valori che, al di là di ogni idealizzazione falsante, sono patrimonio e radice delle generazioni odierne e future.
Il libro affronta alcuni temi della vasta realtà della cultura tradizionale delle Quattro Province, e altri ne accenna rimandando a futuri progetti. Si comincia con il racconto dell'epopea dei mulattieri, portatori di merci ma non solo, perché con le merci viaggiavano le notizie, le usanze diverse di paese in paese. Una vita grama certo, di mangiar poco e dormire peggio, ma segnata da un vincolo fatale tra uomo e animale e da orgoglio e passione per un'esistenza quasi nomadica all'interno del vissuto stanziale del mondo contadino e pastorale.
Segue un capitolo sulla festa più amata dal popolo delle campagne: il "santo" carnevale, inviso al clero, spesso, perché tempo di libertà ed eccesso, sovvertimento di ruoli e spregio ad ogni conformismo sociale. Bruciavano i falò rituali e di paese in paese giravano maschere grottesche e a volte inquietanti, retaggi di tempi immemorabili. E si ballava la "Povera donna", ballo pantomimico di cui nel libro si illustrano ascendenze storiche ed affinità con analoghe forme coreutiche del mondo appenninico ed alpino.
E poi, tra le valli del piacentino e l'entroterra ligure, l'antica ritualità del "cantamaggio", connessa all'avvento del "capo di primavera". Gruppi di uomini ripercorrono tracciati secolari, di casa in casa, di frazione in frazione, a chiedere la rituale offerta di uova intonando canti secondo modalità tradizionali che in queste valli si sono conservate e sono ancora patrimonio delle nuove generazioni.
Si prosegue con un viaggio sulle orme dei pifferai dell'Ottocento (tra essi il semi-leggendario Draghin, presunto o sedicente uxoricida), quelli di cui non sono rimaste che esili tracce orali e ancor più rari frammenti scritti, ma che con serrate ricerche, tra archivi e racconti di vecchi, si è riusciti a riportare in maggior luce.
Infine, una memoria di alimentazione montanara per ricordare cos'era e quanto diversa, più povera ma al contempo più ricca, fosse la cucina montanara di appena qualche decennio orsono, prima che l'abbondanza delle merci cacciasse per sempre la fame, ma con essa anche i sapori più veri.
Il libro è interamente basato su ricerche sul campo svolte dagli autori stessi, pur non trascurando la letteratura già esistente sull'argomento, e si è valso della collaborazione di uomini e donne di ogni età, depositari di saperi e memorie che hanno composto la storia in esso narrata. Uno scritto ad opera dell'etno-antropologo Franco Castelli introduce alla lettura tracciando preziose coordinate di riflessione.
Questa seconda edizione, come si è detto, oltre a raccogliere osservazioni e correzioni che gli abitanti del territorio ci hanno suggerito, presenta, nei capitoli sul ballo della Povera donna e sui suonatori dell'Ottocento alcune nuove acquisizioni frutto delle ricerche posteriori alla pubblicazione della prima edizione.
Il libro è stato realizzato grazie al sostegno del progetto di cooperazione interterritoriale "Terre alte La casa dei racconti", con il contributo di Provincia di Alessandria, Comunità Montana Valli Borbera e Spinti, Comune di Cabella Ligure e Società dell'Accademia e la collaborazione di UBI, Banca Regionale Europea.
Il volume è reperibile nei seguenti esercizi commerciali:
Il libro è stato illustrato durante la puntata del 3 febbraio 2008 della trasmissione radiofonica "La sacca del diavolo" (Radio popolare).
"Questo libro e questi canti sono dedicati a donne e uomini per i quali la festa era tempo di gioia e colmo di vita, nell'ombra della chiesa, nell'aperto della Natura. Ma era anche, molte volte, maggior tristezza e pianto sommesso sotto veli scuri, preghiera sussurrata per destini dispersi in guerra, per affetti perduti o distanti oceani."
L'associazione Musa ha presentato a Cosola (frazione di Cabella Ligure, AL) il 12 luglio 2008 la sua quarta pubblicazione, seconda della collana "Menüssie de gea", dal titolo "Noi cantiamo con il verso bello: liturgia, rito e tradizioni religiose a Cosola in val Borbera".
Erano presenti, oltre agli autori, rappresentanti delle autorità locali, provinciali e regionali, il vescovo della Diocesi di Tortona monsignor Martino Canessa, lo scrittore Angelo Lumelli, lo storico Andrea Sisti del Centro studi "In Novitate", la giornalista Loredana Barison.
La nuova pubblicazione è dedicata al canto liturgico "gregoriano", ancora oggi praticato nel borgo valborberino secondo modalità tradizionali. Gli autori sono gli stessi delle prime due pubblicazioni di Musa, Paolo Ferrari e Zulema Negro, ai quali si affianca la firma di Mauro Balma, etnomusicologo di fama internazionale, massimo conoscitore della polifonia tradizionale ligure e delle aree limitrofe. Più numeroso invece il gruppo delle "Voci libere di Cosola", che questa volta si compone di: Nevio Burrone, Alba Callegari, Ilde Callegari, Antonietta Negro, Giovanna Negro, Ippolito Negro, Lidia Negro, Nilde Negro, Romana Negro, Zulema Negro, Corrado Negruzzo, Fabio Negruzzo, Renzo Negruzzo, Wilma Negruzzo.
La formula editoriale adottata, libro con allegato CD audio, consente di illustrare nel dettaglio lo specifico contesto etnografico che ha fatto da cornice, nella storia comunitaria degli ultimi decenni, al fiorire della ricchissima tradizione liturgica del borgo appenninico delle Quattro Province. Tutti i brani sono stati registrati con apparecchiature professionali all'interno della parrocchiale di Cosola dalla voce di cosolani discendenti delle più prestigiose famiglie di cantori locali.
Il libro è suddiviso in tre capitoli: nel primo ("Canti di fede e di stagione") viene descritto il ciclo del calendario rituale, nel secondo ("Sul filo del canto, tra devozione, bravura e piacere") si riportano le trascrizioni musicali dei brani accompagnate da una dettagliata analisi etno-musicologica, nel terzo ("La chiesa e l'alpe") si affrontano alcune tematiche di carattere storico-antropologico riguardanti il paese di Cosola e il territorio circostante. Il ricco apparato iconografico a corredo del testo concorre ad illustrare aspetti della vita religiosa, sia ecclesiastica sia popolare, di questo borgo appenninico.
Il libro è distribuito negli esercizi pubblici locali di cui daremo al più presto l'elenco completo. Per contatti telefonici: 02.48916307, 0143.744937, 368.7703336, 349.0863574.
Menüssie de gea = (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/menussie.htm> : 2007.07 - 2008.12 -