Il territorio che chiamiamo delle Quattro Province non ha alcun nome ufficiale, ed è stato designato nel tempo con diverse espressioni. Gli abitanti, pur essendo consapevoli della loro affinità con quelli delle valli vicine (i nostri monti), non hanno un modo specifico di designarlo.
Non esiste nemmeno un confine preciso, quanto piuttosto un'area centrale ben identificabile e corrispondente ai versanti del crinale Àntola-Carmo-Chiappo-Boglelio, allontanandosi dal quale l'identità storico-culturale si va affievolendo e mescolando con altre; come limiti convenzionali potremmo forse assumere i letti dei torrenti Lemme, Lavagna, Sturla e Nure e la base delle colline dell'Oltrepò. Beninteso dunque non si intende riferirsi all'intero territorio delle rispettive province: località come Arenzano (GE), Casale Monferrato (AL), Lomello (PV) o Fiorenzuola d'Arda (PC) non appartengono affatto alle Quattro Province, come non vi appartengono i rispettivi capoluoghi di provincia, con la possibile eccezione di Genova almeno in una prospettiva storica.
Questo termine sembra essere nato attorno agli anni Settanta-Ottanta del Novecento, nel contesto delle prime ricerche etno-musicologiche nella nostra area, caratterizzata soprattutto dalla diffusione del piffero e delle danze ad esso associate, allorché è stato adottato da ricercatori come Mauro Balma, Bruno Pianta, Annalisa Scarsellini e Stefano Valla. Il termine si riferisce chiaramente alla convergenza sui nostri monti di quattro province amministrative (Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza). Esistono peraltro altre zone dell'Appennino in cui convergono quattro diverse province, compresa quella fra Avellino, Benevento, Campobasso e Foggia che viene talvolta indicata con la stessa espressione, così come un'area della Francia sud-occidentale. Ad ogni modo, il termine è stato rapidamente adottato per indicare le tradizioni musicali della nostra zona, specialmente tra gli appassionati italiani ed europei di danze folk, che lo utilizzano in modo parallelo ad altri quali Occitania, Bretagna o Galizia. Negli anni Duemila, anche per effetto dell'attività di questo sito, l'espressione ha cominciato ad essere utilizzata in senso più generale, non soltanto musicale ma anche geografico o storico. Questa estensione ci sembra appropriata e utile, in mancanza di altri nomi, a diffondere la consapevolezza dell'identità e della ricchezza culturale di queste terre in un senso più completo e integrato. Si va diffondendo anche l'abbreviazione 4P, coniata nel 2001 per marcare l'oggetto dei messaggi dell'indirizzario di posta elettronica poi associato a questo sito.
Questo termine, riportato da Mauro Casale e citato da Fiorenzo Debattisti, sarebbe stato usato in epoca alto-medievale per indicare il crinale principale delle Quattro Province, che costituisce effettivamente un asse allungato in direzione nord-sud molto utilizzato dalle carovane di mulattieri. Da quest'epoca potrebbe derivare il nome del santuario di Montelungo, ubicato nell'alto Oltrepò alla congiunzione dei percorsi che salgono da Casteggio e da Stradella verso la Liguria. La vicina cima del monte Pénice, su cui si trova un piccolo santuario mariano, è indicato in vecchie carte come Madonna dell'Appennino: in effetti è la prima sommità importante, dalla quale si può continuare per il "Monte Lungo" attraverso l'Oratorio di Sant'Anna (oggi Capanne di Cosola) alle pendici del monte Neseredo o Neiseredo (oggi Chiappo).
È un altro nome che designava la nostra area montuosa, specialmente nei pressi dell'antica abbazia di Patrània, che sorgeva nei pressi dell'attuale paese di Donetta, sul tratto della Via del Sale che scende dall'Antola a Torriglia; i resti dell'abbazia, la sua importanza e il suo nome sono messi in rilievo dalle ricerche di Mauro Casale.
Era l'ampio territorio controllato nel X-XI secolo dalla dinastia di Oberto I, comprendente Lombardia, Emilia, basso Piemonte, Genovesato, Lunigiana e Garfagnana. Dalla sua divisione derivarono molte delle famiglie che controllarono in seguito i Feudi Imperiali. Il cognome Oberti è tuttora diffuso in val Vobbia e val Trebbia, così come il toponimo Sant'Uberto (il santo con questo nome visse in Francia e Belgio nel VII secolo).
Buona parte delle Quattro Province (con eccezione delle valli Staffora e Curone) nei secoli precedenti l'arrivo di Napoleone ricadevano in una complessa costellazione di possedimenti, controllati da famiglie nobili quali Fieschi, Doria, Adorno e Spìnola e derivati da concessioni del Sacro Romano Impero. Questa espressione era quindi frequente per indicare quest'area, politicamente affine anche se non formalmente unificata.
Questa suddivisione dell'amministrazione ecclesiastica ha una storia influente e antichissima, essendo stata fondata già nel I secolo; il suo vasto territorio comprende buona parte delle Quattro Province, tranne la parte orientale distaccata nel 1014 con la creazione della diocesi di Bobbio (oggi Piacenza-Bobbio).
È un termine impiegato popolarmente per indicare la zona di Voghera e di Bobbio, appartenuta nell'Ottocento al Regno di Sardegna.
Nella prospettiva genovese, indica le zone di influenza ligure a nord del crinale principale dell'Appennino (passi del Turchino, della Bocchetta, dei Giovi, della Crocetta d'Orero ecc.), quindi le Quattro Province occidentali ma anche aree limitrofe come l'Ovadese.
Indicare il nostro territorio con questa espressione sembrerebbe più preciso e razionale, dal momento che le quattro province in questione appartengono anche a quattro regioni amministrative diverse, una situazione che si ritrova ancora più raramente altrove. In effetti questa variante è talvolta utilizzata in modo equivalente, come nel caso del popolare Rally delle Quattro Regioni, valido per il campionato europeo della specialità, disputato durante gli anni Settanta e Ottanta su strade delle valli Staffora, Curone, Borbera ecc. con quartier generale a Salice Terme. Bisogna tuttavia constatare come il termine Quattro Province abbia prevalso, forse perché suggerisce l'idea di un'area meno vasta e dispersa, di dimensioni più vicine a quelle effettive.
Indicazione geografica obiettiva anche se un po' prolissa; l'Appennino pavese è in effetti interamente parte delle Quattro Province, e quello genovese lo è in gran parte; il tratto fra i monti pavesi e quelli genovesi, comprendente anche territori alessandrini e piacentini, corrisponde sostanzialmente alle Quattro Province.
Indicazione chiara ma che coincide solo in parte con il nostro territorio, poiché ne lascia fuori la porzione occidentale, e si estende invece anche più ad est alle valli Vara, Taro ecc. che sono sicuramente al di fuori delle Quattro Province.
Percorso storico che si snoda effettivamente lungo il crinale principale delle Quattro Province, ed è quindi ben centrata rispetto al nostro territorio. Occorre però tener presente che esistono molte altre "Vie del Sale" fra la pianura Padana e il mare, dalla Francia alla Toscana.
Variante della Via del Sale che per ragioni turistiche termina a Portofino invece che Genova o Recco, proposta negli anni Novanta dalla Provincia di Alessandria e contrassegnata sui sentieri da un quadrato blu pieno. Recentemente un'associazione ne ripropone l'adozione, estendendola a collegamenti con la pianura pavese e milanese.
Il termine, adottato da alcuni progetti europei di valorizzazione del territorio, indica in realtà qualsiasi territorio montuoso utilizzato dall'uomo; all'inizio degli anni Duemila è stato impiegato in alcune iniziative e pubblicazioni per indicare sostanzialmente le Quattro Province, specialmente nella loro parte settentrionale.
I nomi delle Quattro Province = (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori — <http://www.appennino4p.it/nomi.htm> : 2010.03 -