Dove comincia l'Appennino

Sulla Cinquecento di Peo


Pompeo Ferrari fra i compagni cantori Paolo Ghia e Lino Rovino : Montesegale : settembre 1997 / PR Pompeo Ferrari, assiduo animatore con i suoi canti spontanei di feste di paese nel territorio Quattro Province, se n'è andato all'inizio di novembre del 2005.

Era nato nel 1924, nel comune di Montesegale, in un paese allora ricco di tradizioni musicali, soprattutto legate al canto spontaneo di tradizione. Suo zio era Giovanni Ferrari, il "secondo" (voce seconda) più apprezzato dei paesi Bregni e Montesegale (nonché mio prozio paterno acquisito), sia in ambito profano che liturgico; il canto in Chiesa aveva infatti la prevalenza nelle vecchie società, tanto che Giovanni e gli altri cantori acquisirono lezioni di impostazione vocale per cantare meglio la liturgia e per cantare meglio... dei cori dei paesi limitrofi.

Fra gli altri storici cantori del paese c'erano innanzitutto il "primo", Madé (Amedeo), e il basso Gipin (Giuseppe), e poi Cêcu, mio nonno paterno, Genio d' Nita, Oreste ee Môr (il moro), Piciö ed altri. Stiamo parlando degli anni Trenta-Quaranta, quando il giovane Pompeo acquisì gradualmente da questi (alcuni ancora nati nell'Ottocento) un repertorio e un modo di cantare rimasti nel tempo inalterati, con grande passione: già negli anni Sessanta Peo, chiamato anche "Pumplein" o "u Pulpu" per le sue dimensioni, caricava cantori di circa vent'anni più vecchi di lui sulla Fiat Cinquecento blu, portandoli (avete presente il film "Amici miei"? Beh, lo stile era quello, come anche la disperazione delle mogli...) in giro per l'Oltrepò, in osterie, feste di paese, addirittura palchi di qualche prima rassegna per cori spontanei.

Non ha mai interrotto la sua attività di cantore spontaneo nel vero senso della parola, rappresentando un riferimento anche per chi avesse voglia di "fare una cantata" sporadicamente: molti appassionati si aggregavano alla sua "squadra" senza preclusioni di alcun tipo in qualsiasi momento, sapendo di trovarlo laddove c'era la festa giusta, Pompeo Ferrari alla presentazione del disco Il finestrello : Voghera : 2003 / LM naturalmente nell'osteria di quel paese, ove, grazie a lui, la dimensione del "tavolo dei cantori" riusciva quasi sempre a prendere forma.

Pompeo di canti ne sapeva tanti, vecchi e moderni, di tradizione e d'autore; la sua voce era tenorile, non brillante né pulita, sempre un po' "incartavetrata" ma adeguatamente potente e sempre ben utilizzata, con una buona conoscenza dei propri mezzi vocali che lui sapeva gestire, nelle varie altezze, sia nella veste di secondo che di primo. "Qualche dì t'sa s-ciancherà qualche côrda in cula gula lì" gli diceva sua sorella Gemma, moglie di mio prozio Giuseppe Toscanini.

Poteva sciorinare centinaia di barzellette di ogni tipo (anzi, tendenzialmente di un tipo solo, ho su un foglio tutti gli incipit...) e ancora attorno al 2000 tornava a casa alle quattro di mattina passando dai monti, spegnendo il motore all'inizio del paese per raggiungere la casa a motore spento affinché nessuno lo sentisse.

Penso che tutti lo vogliano ricordare così, come quel personaggio che era, ringraziandolo per le immense dosi di allegria e simpatia che ci ha saputo regalare.

Paolo Rolandi
con la collaborazione di Luciano Rolandi per le informazioni sui vecchi cantori di Montesegale

 


Sulla Cinquecento di Peo (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori - - <http://www.appennino4p.it/peo.htm> : 2005.12 -