Dove comincia l'Appennino

"Tradizione": perché?


Festa di Sant'Antonio con Massimo Perelli al piffero e Giampaolo Tambussi alla fisarmonica : San Nazzaro : gennaio 2005 / MS Davanti a parole abusate, strumentalizzate, falsate, numerose più che mai nel dire odierno, si impone la necessità di un ripensamento chiarificatore che può realizzarsi solo attraverso un atto cosciente di recupero dell'originarietà di senso di quelle stesse parole. Tra queste, "tradizione" è certamente una di quelle che è stata più destituita del suo originario significato. Buona per ogni evenienza, essa è utile a conferire prestigio ad eventi che di per sé ne sarebbero sprovvisti, come pure a demonizzarne altri la cui perversità risiede magari in qualcosa che di tradizionale non ha un bel nulla. Così, a seconda della convenienza del momento, "tradizionale" diviene il festival di San Remo oppure la pratica dell'infibulazione, gli "oscuri retaggi contadini" sottesi a qualche atroce fatto di cronaca, oppure l'annuale appuntamento con il campionato di calcio. Mai che ci si prenda la briga di rilevare come il turpe fatto di cronaca sia magari consumato nello squallore di periferie urbane e frutto proprio del venir meno degli equilibri culturali del mondo contadino. E le sfide calcistiche che avvincono milioni di cittadini sarebbero forse consuetudine inconsistente senza l'amplificazione commerciale e mediatica che ne fa fenomeno imposto dall'alto e non certo "tràdito" orizzontalmente. Insomma, relitti culturali da estirpare per far largo al radioso progresso dell'umanità, in un'ottica di fanatismo positivista, oppure arcadie idealizzate, scenari di armonie illusorie, età auree dove riposare l'immaginazione in fuga dalle durezze del reale. E non parliamo degli svariati esoterismi che promettono vittoriose emancipazioni dai vincoli del quotidiano, e che la storia recente ha visto approdare a tragici esiti.

Eppure se colta nella sua semplicità ed originarietà la parola "tradizione" non esprime altro che una modalità culturale, una forma di trasmissione orizzontale del sapere e della cultura, delle strutture simboliche, sociali ed economiche che hanno sorretto l'esistenza spirituale e materiale di collettività lontane dai grandi centri di potere: le comunità montane di un passato non remoto, I suonatori salutano due anziani abitanti di Aie di Cosola durante la Festa delle aie : luglio 2003 / MS con luci ed ombre, momenti oscuri di coercizione sociale, rivalità spesso meschine, ma anche antiche solidarietà, statuti non scritti improntati a forme di autogoverno assembleare scaturite solo dalla necessità di gestire nel modo più funzionale un territorio arduo, di arginare la politica predatoria dei lontani poteri che, di secolo in secolo, hanno esercitato con la forza la loro politica di sfruttamento di uomini e cose. E poi i riti e la convivialità, lo straordinario patrimonio di cultura musicale e coreutica che, in virtù della modalità di trasmissione diretta e orale delle conoscenze, è pervenuto fino a noi da tempi remoti.

Dunque: "tradizione" perché? Non per nutrire impossibili nostalgie (a ciascuno, però, la libertà di cullare le proprie), rimuovendo ostinatamente le ombre che potrebbero disturbare i nostri idilliaci scenari. Ma per salvaguardare un modello culturale, una forma antica di trasmissione culturale che conserva l'individuo e la collettività nel ruolo che spetta loro di protagonisti, senza per questo soggiacere a confini angusti di "piccole patrie", ma ricordando piuttosto che è mito da sfatare (e già in gran parte sfatato) quello che vuole le comunità montane, alpine od appenniniche, mondi chiusi, e la "tradizione" realtà culturale conservatrice e reazionaria. Invece si muove e progredisce, con dinamiche proprie, autonome da coercizioni strumentali, da fini commerciali esterni ad essa. Queste valli, questi paesi, spopolati e dimenticati, per i quali nessuna politica di sviluppo compatibile è mai stata tentata né auspicata, se non da pochi e ininfluenti volonterosi, sono ancora pervasi da questa "forza" culturale, il cui compito non è certamente più, oggi, quello di mantenere o far rivivere forme di organizzazione sociale coercitive e mortificanti per l'individuo, ma ancora è quello di porre in atto quella trasmissione dei saperi che è la sola modalità attraverso la quale può autenticamente conservarsi (evolvendo) il valore di un patrimonio culturale pervenuto vitale oltre le soglie della modernità.

Paolo Ferrari Magà


Tradizione perché? (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/perche.htm> : 2004.06 - 2006.08 -