Dove comincia l'Appennino

Antichi percorsi montani

L'alta val Curone con i paesi di Lunassi (a sinistra) e Salogni (a destra) e il monte Chiappo (sul fondo verso destra) / CG
Un territorio come il nostro, posto fra il mare e la pianura padana, quindi elemento di collegamento fra l'area mediterranea, ricca di apporti esotici vari, e l'area centro-europea, omogenea in generale ed eterogenea nel particolare per le diverse culture che ha sempre ospitato, non poteva che essere percorso da vie di comunicazione e di collegamento finalizzate a concretizzare gli scambi di ogni tipo fra i due bacini etnici-economici. Risulta di grande interesse scientifico accennare per grandi linee, in relazione soprattutto alla evoluzione nel tempo, del modo di popolamento dell'Europa e del bacino del Mediterraneo; ciò anche alla luce delle recenti ricerche archeologiche sviluppate sia in Europa sia nel vicino oriente alle quali hanno dato un contributo anche i ritrovamenti della valle del Curone per il periodo del neolitico antico e medio.

Occorre innanzi tutto dire che tutta l'Europa è stata occupata inizialmente a partire forse dal 10 000 a.C. attraverso successive ondate migratorie di popolazioni di stirpe indo-ariana provenienti, sia via terra sia via mare, da una vasta zona compresa fra le regioni montagnose del Caucaso e dell'altopiano iranico. È prova di ciò, oltre che la sostanziale omogeneità dei caratteri somatici degli europei, anche l'affinità di tutte le lingue europee, sia antiche sia moderne, compresi il latino ed il greco antico il cui studio comparativo ha permesso di identificare l'antichissimo dialetto capostipite.

Contemporaneamente le aree corrispondenti, disposte più a sud, favorite dal clima, erano sede di sviluppo e diffusione della civiltà dei popoli semiti, i quali già nel settimo millennio a.C. erano approdati alla civiltà di tipo urbano. I due bacini culturali nel loro sviluppo hanno sempre avuto rapporti sia commerciali sia conflittuali, ma in sostanza si sono sempre scambiati molti dei rispettivi apporti culturali. In particolare in tempo di pace i mediterranei percorrevano fin dal II millennio a.C. le coste settentrionali del bacino scambiando merci di più avanzata tecnologia, con i locali barattando prodotti del suolo e minerali, costituendo empori in siti strategici, inizio di una colonizzazione soprattutto nelle aree estreme delle penisole.

In altri periodi, invasioni di intere popolazioni provenienti dal nord, da lì scacciate anche per eventi catastrofici di sconvolgimento, occupavano fino ai lembi estremi a sud il continente europeo ed anche le isole, sottomettendo le popolazioni che li avevano preceduti e le popolazioni mediterranee e distruggendo in gran parte la loro civiltà.

Ritorno dalla caccia: particolare di una situla dal sepolcreto della Certosa di Bologna : VI sec.a.C. : Bologna. Museo civico archeologico Lo sviluppo parallelo delle due culture e civiltà ed anche, negli ultimi millenni, delle rispettive religioni ha avuto molteplici episodi dei due tipi: basti pensare alle invasioni della fine del II millennio a.C. che hanno interessato le penisole della Grecia e dell'Italia ad opera dei Dori e dei Protoitalici che hanno prodotto infine, attraverso una lunga evoluzione, le fioriture della cultura Greca e Romana. È da ritenersi tuttavia che, fin da tempi antichissimi, prevalentemente i contatti fossero amichevoli e di tipo commerciale, nel comune interesse, costituendo il continente europeo un capiente bacino commerciale di scambio per prodotti di civiltà più avanzate in corrispettivo di prodotti naturali.

Così, riferendoci alla nostra zona, possiamo trovare nei siti montani occupati da popolazioni liguri fin dal XII secolo a.C. perline di vetro importate dall'oriente che costituivano semplici monili per i locali; così gli scrittori classici ci hanno tramandato che Genova era, alcuni secoli avanti Cristo, l'"emporium Ligurorum" cioè il mercato dei Liguri e che essi ivi scambiavano miele e pelli trasportati da piccoli muli chiamati "gigeni", nome tipico tramandatosi fino ai giorni nostri.

Ed ecco che siamo arrivati al nostro tema: i percorsi attraverso l'Appennino, diversi da epoca ad epoca a seconda delle condizioni sociali e politiche del momento. Uno studio complessivo, riferito alle diverse epoche, che sarebbe interessantissimo, non esiste; sono stati studiati alcuni percorsi di epoca romana principali, trascurandone tuttavia altri quale quello che percorre la valle del Curone che non doveva poi essere molto secondario, considerate le tracce che ha lasciato. È stato scritto qualcosa sulla cosiddetta Strada del sale che, è di tutta evidenza, non è poi unica ma costituita da una complessa rete di percorsi ramificati, i quali soddisfacevano ovviamente alle esigenze del momento e sottostavano inoltre ai condizionamenti del potere politico e militare presente su ciascun lembo di territorio. Quasi nulla è stato scritto sugli antichissimi percorsi di crinale, che sono quelli che interessano le nostre montagne.

Allo scopo di inquadrare il tema è opportuno descrivere minimamente le condizioni che ne hanno reso possibile l'affermazione ed il loro sviluppo a partire almeno dal primo millennio a.C. La costa ligure era in allora abitata prevalentemente nella zona montana tramite insediamenti arroccati che solo raramente si affacciavano sulla costa, quali il nucleo primitivo di Genova arroccato sul castello ed il castellaro di Camogli; ciò era coerente con il regime dell'economia arcaica delle popolazioni che utilizzava quali risorse la pastorizia ed una primitiva agricoltura compatibile con il nomadismo stagionale. Solo alcuni fondovalle hanno restituito tracce di frequentazione in zone poste in corrispondenza della foce di torrenti, come a Recco in provincia di Genova; si può pertanto ipotizzare che fino all'epoca di inizio della colonizzazione greca dell'Italia meridionale (VII sec. a.C.) i contatti fossero non troppo frequenti; unica prova trovata sui castellari sono le già citate perline vitree.

Già a tale epoca, probabilmente da alcuni millenni cioè dall'inizio del neolitoico (circa 6000 a.C.), tuttavia, i percorsi montani, per esigenze di transumanza, erano probabilmente frequentati; infatti le necessità dell'allevamento e la particolare morfologia delle aree alte rendevano conveniente l'utilizzo delle zone d'altura ove nella stagione estiva è possibile trovare abbondante foraggio e dalle quali era del tutto naturale, percorrendo gli itinerari di cresta, raggiungere nella stagione avversa, con il minimo di disagio, sia le aree di pianura sia quelle d'altura costiere, ove come è noto è possibile reperire durante l'inverno sufficiente foraggio fresco.

I contatti, almeno in Liguria, con gli avventurosi navigatori mediterranei non erano come detto frequenti per la scarsità degli abitati costieri; a Chiavari è stata rinvenuta sull'arenile, presso la foce del torrente Rupinaro, una vasta e ricca necropoli ligure del VII secolo a.C. ma non è stato ritrovato l'abitato corrispondente che potrebbe anche essere collocato in posizione assai arretrata rispetto alla costa.

Trasporto di merci in val Padana: particolare di una situla dal sepolcreto della Certosa di Bologna : VI sec. a.C.; Bologna. Museo civico archeologico La situazione cambia con l'affermazione delle colonie greche nell'Italia meridionale, la fondazione di Marsiglia, anch'essa colonia greca, e la contemporanea espansione etrusca; la maggiore frequentazione delle coste indusse evidentemente maggiori contatti fino a pervenire per Genova ad una fase "etrusca" del IV sec. a.C. accertata negli scavi del castrum ed a una fase greca del III secolo a.C. provata da una vasta e ricca necropoli. È interessante osservare che ad allora risale il nome etnico ligure, che in greco antico ha il significato di "canoro", con ogni probabilità con riferimento alle caratteristiche della parlata come si può ancora felicemente constatare dal suono degli idiomi delle nostre aree montane; i Liguri si definivano etnicamente da se stessi, come ci hanno tramandato gli scrittori di epoca classica, "Ambrones", significativamente con lo stesso nome di una popolazione celtica di oltralpe [da cui forse il nome di Ambrosasco, oggi Amborzasco, paese dell'alta val d'Aveto].

È assai interessante rileggere quanto riportato dagli scrittori antichi sulle popolazioni che furono i nostri antenati. Della Gallia Cisalpina, vale a dire della attuale pianura padana, così scrive Polibio che la visitò intorno al 150 a.C.: "Non è facile descrivere adeguatamente la fertilità del territorio: tanta è in quei luoghi l'abbondanza del grano, che ai nostri tempi un medimno [circa 52 litri] siciliano di frumento costa per lo più quattro oboli, uno di orzo due oboli, un mettete [40 litri] di vino come una misura di orzo. Ricchissima è in quelle regioni la produzione di panico e di miglio. L'abbondanza delle ghiande raccolte nei querceti allignanti ad intervalli nella pianura, è attestata sopratutto da quanto vi dirò: la grande quantità di suini macellati in Italia per i bisogni dell'alimentazione privata e degli eserciti si ricava dalla pianura padana. I prodotti alimentari sono particolarmente copiosi ed a buon mercato, come si può facilmente dedurre anche da questo: chi viaggiando nel paese alloggia in locande, non paga contrattando per i singoli prodotti consumati ma chiede il prezzo giornaliero complessivo dell'alloggio per persona. Per lo più gli albergatori ospitano gli avventori, in modo che non manchi loro nulla del necessario, per mezzo asse al giorno, cioè per la quarta parte di un obolo, e raramente superano questo prezzo. Quanto alla densità della popolazione, alla statura e bellezza degli abitanti, al loro coraggio in battaglia, sarà possibile farsene un'idea dalle vicende stesse della storia."

Vari decenni dopo un intellettuale greco, Posidonio di Apamea, che si interessò della vita delle popolazioni italiche ci trasmette tramite Diodoro Siculo la descrizione dei Liguri: "I liguri abitano una terra pietrosa e completamente sterile e vivono una vita faticosa e disgraziata, a causa delle fatiche e sofferenze che sopportano nel lavorare. La loro terra è boscosa e quindi alcuni di loro passano tutta la giornata a tagliare alberi portando asce pesanti ed efficaci, mentre altri che lavorano la terra per lo più devono cavar pietre per la straordinaria asprezza del terreno: non c'e una zolla tirata su con gli attrezzi che non abbia pietre. E con tali sofferenze nei lavori agricoli riescono a vincere la natura, ed a prezzo di dure fatiche ottengono un raccolto piccolo e stentato. A causa della continua attività fisica e della carenza di alimentazione hanno corpi magri e vigorosi. Come aiuto nella fatica hanno le donne, abituate a lavorare come gli uomini. Si dedicano abitualmente alla caccia e catturano molte bestie, compensando la scarsezza dei raccolti."

Con ogni probabilità a quest'epoca, cioè al II secolo a.C., risale un sensibile incremento del traffico dei percorsi di crinale utilizzati non solo quali sentieri di transumanza ma anche per il trasporto someggiato delle merci da e per Genova, la quale risulta essere collocata precisamente sulla direttrice più breve e più agevole per la costa. Non è infatti ragionevole pensare ad un tracciato alternativo di valico che necessariamente avrebbe dovuto aprirsi faticosamente la via, da entrambi i versanti con percorsi non ancora praticati per pervenire ai valichi, inoltrandosi in vallecole montane impervie al massimo grado e caratterizzate da pendenze impossibili le quali hanno visto l'affermazione di percorsi stradali carrabili solo nel secolo XX.

I percorsi di crinale al contrario si avvalevano di un tracciato già esistente, frequentato anche per la transumanza e quindi più sicuro ed assistito come attestano le numerose fonti e fors'anche, come è documentato fino all'inizio del secolo XX, da posti di ristoro. Le caratteristiche altimetriche del tracciato richiedevano un primo tratto di arroccamento, non necessariamente con pendenze eccessive, come quello che accede al Giarolo, quindi un percorso in cresta od appena sotto la cresta, con lievi saliscendi e l'attraversamento dei prati di culmine e degli ultimi boschi di faggi.

Il torrente Brevenna / CG Dalla val Curone era possibile accedere a due percorsi; l'uno verso il Bogleglio da Forotondo o da Lunassi; da qui perveniva al monte Chiappo; l'altro saliva da Montacuto o da Caldirola sul Giarolo e dopo essere passato sulla vetta dell'Ebro raggiungeva parimenti il monte Chiappo; da qui si proseguiva fino alle Capanne di Carrega dopo avere sfiorato il monte Carmo.

Alle capanne di Carrega il percorso si biforcava; un tratto si dirigeva verso l'alta valle Trebbia e quindi, valicando, a Torriglia da cui si imboccava la val Bisagno per Genova; l'altro verso il monte Antola dal quale seguendo la val Brevenna si giungeva a Casella da dove è facile raggiungere l'alta valle del Polcevera.

È assai significativo che una delle prime ferrovie locali a scartamento ridotto abbia collegato, anch'essa con un percorso di cresta, Casella alle alture di Genova (piazza Manin), consentendo non solo un diretto collegamento con tutta l'alta valle Scrivia ma anche allacciandosi alle antiche vie dei monti. All'inizio del 1900 un percorso assai frequentato per andare dalla valle del Curone a Genova era appunto la via dei monti fino a Casella, costellata di osterie con alloggio, e quindi la ferrovia di Casella; il percorso, variabile a seconda della soste alle osterie, richiedeva in media di tre giorni. Recenti parziali sopralluoghi ai vari tronchi del tracciato, in oggi percorsi da strade forestali agricole, hanno consentito di raccogliere le prove archeologiche delle antiche frequentazioni, che saranno prossimamente oggetto di studio e pubblicazione.

A. Flavio Nebiacolombo
(CM Valli Curone-Grue-Ossona. Centro di documentazione di valle)


Antichi percorsi montani (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/percorsi.htm> : 2005.11 -