Dove comincia l'Appennino

Scatti irripetibili


La fotografia rappresenta uno dei più efficaci strumenti per lasciare ai posteri testimonianze dirette del territorio e dei suoi cambiamenti nel corso del tempo. È impressionante, osservando gli scatti dei pionieri della fotografia attivi nelle Quattro Province tra la fine del 19esimo e la prima metà del 20esimo secolo, notare come il paesaggio (inteso in senso lato come risultante di tre elementi connessi tra loro: l'ambiente rurale che faceva da teatro alla gran parte delle attività lavorative, l'ambiente naturale che ne era il contorno, l'aspetto generale dei borghi) fosse profondamente diverso dall'immagine che ne abbiamo oggi.

Risulta, non di rado, interessante concentrarsi sullo sfondo delle fotografie, più che sui soggetti umani rappresentati: per quanto quei ritratti siano stati fondamentali per tramandare volti, abbigliamento, legami famigliari e sociali e mestieri dei nostri antenati, per lo più si trattava di scatti in posa caratterizzati da scarsa spontaneità (talvolta, negli sguardi sembra trapelare persino un certo timore), realizzati spesso in contesti di feste, cerimonie o comunque eventi pubblici.

Lo sfondo, invece, è sempre autentico.

Lo sfondo di una foto "di una volta" mostra sovente un ambiente dove, da un lato, la modernità non aveva ancora portato a sostanziali modifiche del tessuto urbano dei paesi mentre, dall'altro, il contesto naturale vedeva un rapporto tra ambiente selvatico e rurale fortemente sbilanciato a favore del secondo. Nell'ultimo mezzo secolo, di contro, il progressivo spopolamento delle valli e la conseguente contrazione delle attività agricole tradizionali ha permesso alla natura di rioccupare molti spazi che l'uomo, nel corso del tempo, le aveva faticosamente strappato.

Se poi, a seguito del teorico verificarsi di un'eventuale futura tendenza a riabitare le alte valli è ancora possibile ipotizzare una nuova ritirata del selvatico a favore di coltivi e pascoli, pare invece difficile immaginare un ritorno dei paesi alle modalità abitative e alle forme costruttive del passato.

Soprattutto a partire dalla seconda metà del 20esimo secolo, infatti, una modernità fatta di nuovi edifici, sia privati che pubblici, estranei al contesto storico/ambientale, intonaci a spruzzo colorati a nascondere la pietra a vista, tegole di vario genere per sostituire le originarie coperture in ciappe, inopportuni abbattimenti, cancellazione o rimozione di particolari architettonici non più compresi nel loro significato simbolico, abbandoni e ristrutturazioni malaccorte hanno irrimediabilmente compromesso l'aspetto di molti centri abitati che dovevano essersi conservati per lo più inalterati per secoli. Analizzare lo sfondo di una vecchia foto è come sbirciare dal buco della serratura di un mondo che, al netto della retorica nostalgica, non esiste più.

         

Il processo di cambiamento, comprensibilmente, è sempre in atto; anche ben prima dell'invenzione della fotografia i centri abitati erano soggetti a modifiche, più o meno significative (pensiamo ad esempio alle tante ricostruzioni di chiese parrocchiali, al crollo di castelli abbandonati e al loro smantellamento per ricavarne pietre da costruzione destinate ad altri edifici, a frane e altre calamità naturali).

Chi intende dedicarsi alla documentazione fotografica del territorio, senza limitarsi ad una vaga ricerca della bellezza, deve considerare il rischio costante che uno scatto programmato da tempo possa, all'improvviso, divenire irrealizzabile. Niente come la fotografia paesaggistica rende evidente la veridicità della massima attribuita a Eraclito: "panta rei", tutto scorre. Un evento naturale come la piena di un torrente o la caduta di un albero, ma anche un intervento edilizio poco rispettoso del contesto o l'erezione di un nuovo traliccio in un punto panoramico possono modificare per sempre, o almeno per lungo tempo, l'aspetto di un luogo. Naturalmente, l'attività di documentazione può rappresentare anche un'occasione di denuncia, qualora sia tesa a stigmatizzare determinati sfregi al paesaggio. E' innegabile però che si provi un forte senso di frustrazione, quando ci si imbatte in un evento rientrante nelle succitate fattispecie.

A scanso di equivoci: il problema non ha soluzione. Chi scrive è consapevole di quanto il territorio delle Quattro Province sia vasto e variegato, del fatto che conoscerlo a fondo sia indispensabile per poterlo adeguatamente documentare e della necessità, a tal fine, di dedicare molto tempo a sopralluoghi, studio di fonti storiografiche e cartografiche, esplorazioni ed escursioni, talora anche infruttuose.

Non per questo, comunque, la fotografia è solo pianificazione: ottenere scatti significativi in modi e tempi inattesi è più frequente di quanto si potrebbe credere. Proprio in tali frangenti, tuttavia, risulta ancor più rilevante il rischio di perdere una foto a causa del cambiamento del contesto (o della scomparsa del soggetto!): quando si visualizza uno scatto, esso va realizzato senza indugi. Non è il caso di rimandare, ritenendo più opportuno tornare in futuro, poiché il paesaggio potrebbe mutare imprevedibilmente anche in poco tempo, rendendo irripetibile la situazione che ha attirato la nostra attenzione, o comunque improbabile il ripresentarsi delle medesime condizioni.

In questa pagina, alcuni esempi di fotografie non facilmente replicabili o attualmente irripetibili a causa del mutato contesto:

Giacomo A. Turco

 


Scatti irripetibili = (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori — <http://www.appennino4p.it/scatti.htm> : 2023.01 - 2023.01 -