In questo elenco sono inclusi tutti i suonatori di cui si abbia notizia che abbiano eseguito in pubblico e sul territorio il repertorio tradizionale delle Quattro Province con piffero, musa, piva, fisarmonica e in qualche caso clarinetto. Sono elencati, per quanto possibile, in ordine cronologico di nascita. Per individuare nomi, soprannomi e località si consiglia di utilizzare la funzione "trova" del proprio browser (attenzione agli accenti e agli altri segni diacritici).
Suonatore di musa nel Seicento, probabilmente di Fallarosa (valle Scrivia):
le Filze criminali del castello di Torriglia del 1661 riportano che suonava
in un'osteria del vicino paese di Marzano. [CC, MC]
Suonatore di musa di Scoffera (valle Scrivia-Bisagno) nel Settecento. Le Filze criminali del castello di Torriglia del 1750 riportano che, durante un pranzo di festa all'osteria del Maffone alla Scoffera, "Giovannettino Biggio andava ballando al suono della musa che suonava Agostino figlio di Maffone con Angela Tassorello". [MC, CC]
Suonatore, probabilmente di Bertone o Strassera o Barchi (val Trebbia), che animava una festa da ballo a Strassera il 10 agosto 1835 in coppia con il figlio Giacomo. [CG, FP]
Suonatore di inizio Ottocento, a quanto riportato nella cronaca di viaggio
di Jouy l'unico attivo a Bobbio all'inizio
del secolo, che perciò "paesani e osti ... tendevano ad accaparrarsi".
Suonava la musette (piva, o meno probabilmente musa o piffero).
Olmi lo identifica con quello citato negli atti del processo di beatificazione
del vescovo Gianelli (1892) dalla testimone Clara Bertacchi: "si convertirono
molti peccatori; tra questi vi fu uno di circa ottant'anni, il quale dopo la
prima comunione non ne aveva mai più fatte: la sua conversione fu così
sincera che, essendo di professione suonatore e tutti chiamandolo a suonare
in occasione di festini e balli, egli, per non essere più nell'occasione
di concorrere a facilitare questi divertimenti pericolosi, consegnò tutti gli
strumenti al Vescovo ed io stessa ho veduto distruggerli e bruciarli nel
cortile del Seminario".
_ Scaglia? "Draghin" : 1800 circa-1848?Celebre pifferaio di Suzzi (val Boreca), che pare si incontrasse con un suonatore di Bogli; suonava tra l'altro a Connio di Carrega. Avrebbe avuto problemi di giustizia e sarebbe stato imprigionato a Bobbio, come ricordato nella nota ballata; successivamente esiliato a Milano, dove aveva contatti con altri suonatori, vi sarebbe morto durante le Cinque Giornate. Sulla sua personalità poco incline al lavoro e la sua vita avventurosa si raccontano numerosi aneddoti.
Suonatore e costruttore di pive emiliane di Farini d'Olmo (val Nure).
Giuseppe Maggiolo "Piscajelu": 1808-_Importante suonatore di musa di Dova superiore (val Borbera),
nonno di Antonio. Si racconta che un martedì grasso,
tornando da Vallenzona dove aveva suonato fino a mezzanotte,
a San Fermo pestando la neve ghiacciata si fece sentire dai lupi; riparato
su un ciliegio, li allontanò suonando e arrivò in paese
suonando ancora, scandalizzando la gente poiché ormai
era cominciata la quaresima. [CG, FP]
Suonatore di musa di Torriglia (val Trebbia). Arsüa significa "arsura" e potrebbe essere appellativo scherzoso per un buon bevitore; indica anche un'infiammazione del labbro. Nel diario di don Giovanni Carraro (1876-1947), che lo conobbe personalmente, è riportato che lavorò come monatto durante l'epidemia di colera, e che "era un uomo di fibra e coraggio indomito, suonator di Piva e ottavino, reduce delle battaglie di Indipendenza del '48, morì vecchio, povero senza prole e troppo tardi gli concessero un misero sussidio". [MC]
Suonatore ottocentesco, citato insieme a Draghin e altri in una memoria di don Giovanni Carraro di Torriglia. [MC]
Suonatore ottocentesco, citato insieme al Draghin e altri in una memoria di don Giovanni Carraro di Torriglia. [MC]
Suonatore, probabilmente di Bertone o Strassera o Barchi (val Trebbia), che animava una festa da ballo a Strassera il 10 agosto 1835 in coppia con il padre Lorenzo. [CG, FP]
_ Ghillino "Pittapuexi" "Frintin"Pifferaio di Frinti (val Brugneto), paese ora sommerso dal lago artificiale del Brugneto. È ricordato soprattutto con il primo soprannome, che significa "beccapiselli" e allude alla sua fama di perdigiorno; è stato usato per riferirsi anche al suo compagno e forse compaesano musista. I due sono ricordati verso il 1880 animare le feste di Sbarbari in alta val d'Aveto. Potrebbe essere stato il rivale di Propata del "Draghin" che si dice da lui ucciso, o un suo allievo, e forse maestro di Lorenzo Bava. [SV, SS, CG]
Lorenzo Bava "Luensin" "Piansereju" : 1826-1894Importante pifferaio di Piancereto (val Borbera). I suoi compaesani erano noti per la loro propensione a compagnie, balli, gioco della morra e risse, ed egli non faceva eccezione, essendo più portato agli espedienti che al lavoro contadino. Sposò nel 1856 la 20enne Maria Solari di Dova superiore, e forse più tardi una Musante di Bavastri: avrebbe imparato l'arte sui monti genovesi, dove si recava spesso a suonare; era infatti ricordato a Vallenzona, ad Alpe di Vobbia e sul monte Antola alla festa di San Pietro. Suo compagno potrebbe essere stato il musista Giuseppe Maggiolo; negli ultimi anni suonò anche accompagnato dalla fisarmonica, con cui è ricordato a un matrimonio a Cosola. Avrebbe ereditato la Chiave dal "Draghin" (si racconta che il passaggio avvenne in una risaia del Vercellese) o da "Pittapuexi" e l'avrebbe trasmessa a Paolo Pelle "Brigiottu". Poco prima che morisse, al suo capezzale sarebbe venuto a suonare "Jacmon". Suo figlio Giovanni, nato nel 1878, era forse anch'egli un suonatore, e probabilmente portò con sé il suo piffero emigrando nel 1903 in America. [FP, AA, SV]
Suonatore di musa di Daglio (val Borbera),
probabilmente compagno di Pietro Asborno. [FP]
Giovanni Raffo "Müzetta" "Creidöra" : 1844-1918Importante suonatore di musa, nato e vissuto a Caldirola (val Curone). Oltre a fare il contadino, nella stagione invernale era chiamato a suonare in molti paesi, Liguria compresa, con il compagno Paolo Pelle "Brigiottu". Dopo la morte di questi (1903) suonò anche con Giacomo Sala "Jacmon", che accompagnava anche al momento del suo storico incontro con il fisarmonicista "Giolo"; probabilmente quindi ebbe un ruolo importante nella trasmissione del repertorio da piffero; in precedenza potrebbe aver suonato anche con Lorenzo Bava "Piansereju". [CG, FP, RF]
Pifferaio di Magioncalda (val Borbera). Il suo compagno preferito
era un suonatore di musa di Daglio, probabilmente coincidente con
Giuseppe Borghello: con lui si trovò anche sotto le armi,
lamentandogli che aveva nostalgia di suonare sulle sue montagne.
Suonò occasionalmente anche con Fagliano. Morì
di una broncopolmonite, presa dopo aver suonato per carnevale
nel vicino paese di Agneto. Del suo piffero si sarebbe conservata
solo la vera. [FP]
Pifferaio e musista di Chiappa di Montoggio (valle Scrivia). Era solito partecipare a battute di caccia raggiungendo a piedi la zona di Cosola (val Borbera), Bogli e Belnome (val Boreca), dove può facilmente aver conosciuto altri suonatori. Dei suoi cinque figli, tre erano apprezzati fisarmonicisti e uno bravissimo ballerino, ma nessuno si dedicò agli strumenti del padre. Percependo che nella sua zona la tradizione si stava estinguendo, avrebbe voluto essere seppellito insieme al suo piffero: ma i parenti non lo assecondarono, e lo strumento fu ritrovato a fine secolo da Claudio Cacco. [CC, EM]
Pifferaio di Caffarena (val Brugneto). Anche il figlio e i nipoti ebbero il nome di Giuseppe, tradizionale nella famiglia dei "Pinoli". Sposò una donna di Suzzi, dove potrebbe aver frequentato anche il "Draghin". A Caffarena viene riferito a lui il classico racconto dell'incontro con i lupi, che avrebbe allontanato suonando da sopra un albero, per poi tornare in paese continuando a suonare. [CG]
Suonatore di musa di Fontanachiusa (val Borbera), che si costruiva
lui stesso lo strumento con la pelle delle capre da lui allevate,
anche sul momento per singole occasioni in cui era chiamato
a suonare. Attivo localmente,
si accompagnò occasionalmente con Pietro Asborno. [FP]
Suonatore di musa di Casalbusone (val Borbera), compagno del
pifferaio "Piscajelu".
Padre del pifferaio Fiorentino e del musista Antonio, e forse egli stesso suonatore di piffero o musa.
Stimato suonatore di piva dei Chiappelli, piccolo nucleo abitato presso Mezzano Scotti (val Trebbia). Suonava sia da solista che probabilmente, all'occasione, in coppia con un piffero; è ricordato eseguire attorno al 1915 sia il repertorio antico ("gighe") che il "liscio da piffero" nel territorio di Bobbio, nonché in quello di Menconico; una nipote lo ricordava suonare anche da sopra gli alberi. [EL]
Suonatore di piva della val Dorba presso Mezzano Scotti (val Trebbia). Sebbene anche la sua attività fosse ben nota, pare non raggiungesse il livello di apprezzamento del vicino Luigi Magistrati, tanto che nella zona rimase in uso l'espressione "sei stonato come la piva di Tugnarel!". [EL]
Carlo Agosti "Carlon" : 1859-1949Importante pifferaio di Gregassi (val Curone), padre di Giovanni; accompagnato con la musa da Carlo Musso "Carlaja", poi anche con la fisarmonica da "Tavien". Affermava spesso di aver suonato "in mezza luna", cioè quasi dovunque: è ricordato tra l'altro al Connio di Carrega e al carnevale di Cusinasco nella bassa val Curone , e frequentava Cicagna, probabilmente per acquistare i pifferi dal "Grixu"; avrebbe anche partecipato, come Jacmon e Carlaja, ai festeggiamenti per le nozze del principe Umberto di Savoia a Roma. Di bassa statura e pesante oltre 100 chili, la sua figura contrastava in modo caratteristico con quella del compagno, al contrario magro e alto (fattezze che corrispondono a quelle dei suonatori nel quadro "Speranze deluse" di Pellizza). Fu maestro di Pino di Colombassi e di altri pifferai, probabilmente compreso "Jacmon". [FP]
Pifferaio e suonatore di musa di Cegni (valle Staffora), padre di Virginio
e nonno di Ernesto Sala, entrambi soprannominati "Plon".
Era anche un medico popolare (medicone).
Paolo Pelle "Pavlottu" "Brigiottu" : 1861-1903Notissimo pifferaio di Bruggi (val Curone). Compagno di Giovanni Raffo "Müzetta", con il quale si recava regolarmente a suonare fino in Liguria: ancora oggi in Fontanabuona i pifferai sono detti brigiotti. Visse a Bruggi facendo il contadino, si sposò con una compaesana ed ebbe diverse figlie. Morì "di un'indigestione" appena dopo essere tornato a casa da una festa a Negruzzo, ma forse in realtà era malato. [CG, FP]
Suonatore di musa di Cantalupo Ligure (val Borbera), che andava a suonare anche in altri paesi. [DC, FP]
Suonatore di musa di Piuzzo (val Borbera).
Pifferaio di Artana (val Boreca), attivo nei paesi vicini fra
cui Belnome. Il suo piffero fu poi utilizzato da Andrea Zanotti. [CG]
Suonatore di musa di Cegni (valle Staffora), compagno di Damiano Figiacone (anche in trio con il fisarmonicista Angelo Mottini "Giolo") e poi di Giacomo Sala "Jacmon": con quest'ultimo si esibì a Tortona nel 1930 per il presepe vivente di Don Orione.
Suonatore di musa di Valdato (val Curone).
Suonatore di musa di Testana (val Fontanabuona)
nella prima metà del Novecento. A Testana si teneva una festa nel bosco,
alla quale il suonatore avrebbe potuto partecipare. [RP]
Pifferaio di Ozzola (val Trebbia), accompagnato alla musa da
Giovanni Stombellini; suonava un piffero costruito
da quest'ultimo.
Giacomo Sala "Jacmon" "Giacumun" "Segno": 1873-1962
Pifferaio di Cegni (valle Staffora), di grandissima importanza sia per
la maestria che per la trasmissione del repertorio. Sposò una
donna di Bruggi e apprese l'arte dai suonatori dell'alta val Curone quali
"Brigiotto", "Lentu" e "Carlon"; avrebbe anche suonato al capezzale del
"Piansereju". Tutti i testimoni ricordano il suo stile professionale e
carismatico, consapevole del suo ruolo di suonatore. Seppe rinnovare il
repertorio, sia adattandovi motivi americani e canti di guerra, che
suonando regolarmente in coppia con una fisarmonica — quella di "Giolo",
che avrebbe incontrato un giorno per caso nei pressi di Cosola.
Tra i compagni suonatori di musa si ricordano Carlo Sala "Pillo" e Carlo Musso
"Pregaja", con il quale si esibì a Roma nel gennaio 1930 in occasione
delle nozze del principe Umberto con Maria José; tra i compagni
fisarmonicisti, Severino Tamburelli "Siveron", l'importante Domenico Brignoli
"Baciunein", e Osvaldo Morgavi "Grizen". Morì 8-10 giorni prima della
nascita del futuro erede Stefano Valla.
Carlo Musso "Pregaja" "Carlaja" : 1873-1956Importante suonatore di musa di Predaglia (val Curone), compagno di Carlo Agosti "Carlon" e di Giacomo Sala "Jacmon": con quest'ultimo si esibì a Roma alle nozze del principe Umberto. Fu probabilmente l'ultimo suonatore di musa, essendo stato attivo almeno occasionalmente fino ai primi anni Cinquanta. Si narra che fosse un buon bevitore, e un giorno che rientrò tardi la moglie non volesse aprirgli la porta di casa: allora, attiratala fuori con il rumore di un grosso ceppo gettato giù per le scale, si infilò nella soglia e la chiuse fuori a sua volta.
Fisarmonicista di Pej (val Boreca), probabilmente il primo ad accompagnare regolarmente il piffero con la fisarmonica anziché con la musa, cosa che sarebbe avvenuta a Samboneto, forse in coppia con "Cicun" di Bogli; secondo qualcuno l'esperimento sarebbe stato fatto anche con Giacomo Sala "Jacmon", incontrato per caso una mattina a Capanne di Cosola. Il compagno abituale di "Giolo" fu poi Damiano Figiacone.
Suonatore di musa di Sotto il Groppo presso Pregola (val Staffora), figlio di Luigi e fratello di Fiorentino.
Costruttore di pifferi e suonatore di musa di Bazzini di Ozzola
(val Trebbia); come suonatore ha accompagnato il compaesano Nicola Bongiorni.
Stimato pifferaio di Cosola (val Borbera), accompagnato con la musa
da Carlo Buscaglia "Pillo" e con la fisarmonica da Domenico Brignoli "Baciunein"
e poi Angelo Mottini "Giolo", occasionalmente da Luciano Burrone;
suonò anche a Cegni, dove qualcuno lo
considerò un degno rivale di Giacomo Sala.
Fiorentino Azzaretti "Fiurentin" "Bigion" "Lagé" "Lagiren" : 1879-1953Noto pifferaio di Sotto il Groppo presso Pregola (paese in valle Staffora oggi abbandonato), fratello di Antonio; la famiglia era detta anche dei "Bigion" dal nome del loro padre, Luigi. È ricordato per il carattere istrionico e burlone. Fu compagno di Pietro Abele, di Severino Tagliani, di Giovanni Frattini "u Sunein", di Emilio Rossi e di "Bortumlein". Suonò molto, anche fino a Pradovera e alla val Nure. Un giorno, andato a suonare a Cegni a piedi attraverso i monti innevati, si accorse che nel viaggio aveva perso la campana del piffero: alcuni giovani di Cegni allora partirono alla sua ricerca e gliela ritrovarono.
Suonatore di musa di Fontanelle (val Curone). Un flauto dolce a lui appartenuto fu esposto nella mostra di strumenti popolari italiani organizzata da Roberto Leydi e Febo Guizzi verso il 1983.
Fisarmonicista di Valgrana di Bobbio (val Trebbia), compagno di Fiorentino Azzaretti "Lagé".
Pifferaio di Vigoponzo (val Borbera), attivo localmente, compagno di Andrea Marchesotti "Driotto".
Fisarmonicista di Barchi (val Trebbia). Suonò anche con Giacomo Sala "Jacmon".
È ricordato dal "valzer di Nicola" pubblicato nel disco "U serettu" di Fabrizio Ferrari.
Suonatore di piva di Mareto (val Nure). Forse allievo di "Ciocalapiva", fu l'ultimo a suonare la piva nelle valli piacentine.
Pifferaio e costruttore di pifferi di Cosola (val Borbera). Di temperamento estroso, molto abile nel mestiere di ciabattino, nella costruzione di gabbie e in altri lavori. Compagno di Domenico Coggiola "Mengu". Come lui emigrò a Buenos Aires, dove portò degli strumenti e continuò l'attività di costruzione.
Fisarmonicista di Bosmenso (valle Staffora), padre di Giacinto. Emigrato in America, vi imparò molte canzoncine, che potrebbe aver poi trasmesso a "Jacmon" o a "Giolitti". Era però restio a insegnarle a Cinto, che a volte lo ascoltava di nascosto e ne memorizzava qualcuna, ma quando scoperto veniva perfino rincorso con un bastone.
Fisarmonicista di Feligara (val Avagnone). Suonò con Fiorentino Azzaretti e con Angelo Tagliani "Giolitti", al quale insegnò anche alcune canzonette.
Giovanni Traverso "Baŋŋa" : 1882-1960Famoso fisarmonicista di Pentema (val Pentemina). Attivo dai primi del Novecento, è stato il punto di riferimento per tutti i musicisti dell'alta valle Scrivia, che suonavano anche il repertorio da piffero con il clarinetto. Accompagnato da Angelo Traverso "Angiulin", ha suonato in tutti i paesi della zona, spingendosi a Reneusi, Artana, Bogli, ed eseguendo anche i balli antichi ("gighe", ad esempio a Campassi): non vi è anziano che non lo ricordi, con il caratteristico baffo e l'immancabile cappello in testa. Fondatore del trio Angiulin-Baŋŋa-Zanandria, che fino al dopoguerra ha tenuto testa alle orchestre di liscio. Autore di alcune musiche, conservate dal nipote in una registrazione, che si sta cercando oggi di recuperare per riproporle nel repertorio del piffero. [EM, CC]
Clarinettista dei Buoni (val Pentemina) che sarebbe stato in contatto
anche con il repertorio da piffero.
Pifferaio di Dova (val Borbera), nipote di Giuseppe, con parenti a Casalbusone, poi trasferito nel vicino paese di Celio. Di corporatura piccola e in carne, usava portare due piume di gallina nel cappello e un garofano rosso all'occhiello; girava parecchio. Ai lavori contadini preferiva la musica: "gli altri andavano a tagliare il grano, lui apriva la finestra e suonava il piffero". Il suo compagno "Müza" era probabilmente un suo parente più anziano.
Fisarmonicista di Carsi (val Brevenna), accompagnava il clarinettista
Bartolomeo Rossi "Bertulla" e in altre occasioni un violinista.
Pifferaio di Caldirola (val Curone), compagno di Pierino Raffo "Gügion"; il suo soprannome significa "il tafano".
Suonatore di musa di Cegni (valle Staffora), figlio di Francesco e padre di Ernesto;
morì giovane a causa di una broncopolmonite.
Pifferaio e clarinettista di Salogni (val Curone), attivo localmente. Era solito fischiettare le suonate da piffero mentre lavorava nella sua bottega di calzolaio, imitato dal suo uccellino che ne aveva a sua volta imparate.
Fisarmonicista di Gregassi (val Curone), padre di Natale "Gilio"; accompagnò il suo famoso compaesano Carlo Agosti "Carlon".
Fisarmonicista dei Buoni (val Pentemina), compagno di "Giuan de Pian de Casciŋa";
anche suo figlio Gianni suonava la fisarmonica.
Clarinettista di Pezza (val Pentemina), compagno di Giovanni Traverso "Baŋŋa".
Severino Tamburelli "Siveron" "Sivirein" : 1892-1965Fisarmonicista di Bruggi (val Curone). Attorno al 1920 sposò Delfina Burone di Negruzzo: al matrimonio suonarono Jacmon e Pinotto allora bambino, il quale alle 10 di sera piangeva perché era buio e voleva tornare a casa. Visse a Bruggi facendo il calzolaio ed ebbe un figlio, Pierino, e numerose figlie. Utilizzava una fisarmonica semitonata (semitun). Stimato compagno di importanti suonatori come Fiorentino Pelle "u Lentu", Giacomo Sala "Jacmon", Giuseppe Domenichetti "Pipen" e Giuseppe Dusio "Pino". Con loro suonò in molti paesi delle Quattro Province: a Bertone si ricorda il luccichio della sua fisarmonica che, apparendo sul passo soprastante, annunciava l'arrivo dei suonatori per la festa del 28 e 29 giugno.
Fisarmonicista di Santa Margherita (valle Staffora), anche ciabattino. Attivo fin dall'età di 12 anni, accompagnando inizialmente anche un chitarrista, poi diversi pifferai tra i quali Fiorentino Azzaretti e Angelo Tagliani "Giolitti", suonando anche a Milano. [PR]
Fiorentino Pelle "Fiurèntu" "u Lèntu" : 1893-1915Stimato pifferaio di Bruggi (val Curone), compagno di Severino Tamburelli
"Siveron" col quale andava a suonare in diversi paesi. Celibe,
morì in combattimento durante la Prima guerra
mondiale il 6 ottobre 1915, a soli 22 anni: è infatti citato nel
monumento ai caduti visibile di fianco alla chiesa di Bruggi.
Pifferaio di Daglio (val Borbera), attivo localmente, compagno di Paolo Chinotto e di Silvio _. Il soprannome si riferisce alla vendita di sale che effettuava presso il suo negozio di tabacchi.
Pifferaio di Pej (val Boreca), attivo localmente, da non confondere con l'omonimo fisarmonicista di Sala.
Domenico Brignoli "Baciunein" "Menghein" : 1894-1977Fisarmonicista di Negruzzo (valle Staffora), allievo di un suonatore di Corbesassi, probabilmente "Bortumlein". Compagno di Damiano Figiacone e poi per quarant'anni di Giacomo Sala "Jacmon"; antenato di Matteo Burrone. È stato tra i primi ad usare la fisarmonica per accompagnare il piffero, e partendo dagli elementi stilistici caratteristici della musa ha elaborato un originale sistema di accompagnamento che influenza ancor oggi i suonatori delle ultime generazioni.
Domenico Coggiòla "Mengu" : 1894/5-_ Fisarmonicista di Montecapraro (val Curone), compagno di Francesco Callegari "Ciccon". Nel 1911 emigrò in Argentina, dove è morto. La nuora Ñata lo ricorda come "un uomo molto allegro: aveva un buon carattere, era un musico, tocaba el acordeón, la verdulera, come diceva lui..." [Mario Dallocchio et al., Ti c'a t'è stüdió scriva carcossa, 2009].
Fisarmonicista di Montecapraro (val Curone), padre di Attilio, suonò in coppia con diversi pifferai della zona tra i quali Giovanni Agosti "Giuvanein".
Pifferaio e clarinettista di Cosola (val Borbera), attivo localmente, ma anche a Buenos Aires dove visse, in contatto con la comunità italiana. I suoi figli Ippolito e Zulema hanno partecipato al recupero dei canti tradizionali di Cosola.
Clarinettista, e probabilmente in precedenza pifferaio, di Càlvari (val Fontanabuona), accompagnato alla fisarmonica da Augusto Lagomarsino "Marsciŋŋa" di Pian di Coreglia (_-1938). Regalò al nipote Renato un piffero, probabilmente costruito da Bacigalupo di Cicagna, perché ci giocasse.
Pifferaio di Serra (val Curone); dal 1910 al 1920 lavorò in varie località dell'Argentina, come ricorda in un'intervista pubblicata da Mario Dallocchio [Ti c'a t'è stüdió scriva carcossa, 2009]. Compagno di Alessio Chiappano e di Natale Agosti "Gilio". Suonava un piffero del Grixu di Cicagna. [DC]
Fisarmonicista di Vigoponzo (val Borbera), attivo localmente, compagno di Domenico Prosello "Dominchin".
Pifferaio di Gregassi (val Curone), figlio di Carlo; compagno di Domenico
Dallocchio "Mengu". Inviato in Russia durante la Seconda guerra mondiale
vi si ammalò, e morì poco dopo il ritorno a casa.
Fisarmonicista di Montecapraro (val Curone), fratello di Pietro, ha accompagnato diversi pifferai della zona, più spesso Giovanni Agosti.
Pifferaio di Costa.
Pifferaio di Costa di Montemartino (valle Staffora), attivo in particolare
durante le mascherate di carnevale, compagno di Angelo Tambussi di Sala
e di "Rampula".
Giuseppe Domenichetti "Pipein" "Pippo"Noto pifferaio di Negruzzo (valle Staffora), allievo di Damiano Figiacone, compagno di Severino Tamburelli "Siveron". Suonò in molti paesi delle Quattro Province, fra cui Bertone.
Pifferaio di Cosola (val Borbera), attivo localmente forse in coppia con Domenico Coggiola, poi come lui emigrato a Buenos Aires. Suonava un piffero di Francesco Callegari "Ciccon". Eccellente canterino, la sua voce è documentata in una registrazione pubblicata nel disco "Vieni oi bella".
Fisarmonicista di Costa Rampulla presso Bosmenso (valle Staffora), compagno di Domenico Pollini. Utilizzava una fisarmonica semitonata (semitun).
Fisarmonicista di Cernaglia di Sopra presso Bobbio (val Trebbia); attivo da solista e occasionalmente con pifferai, quali Fiorentino Azzaretti. La sua fisarmonica venne un giorno rubata da un gruppo di ragazzi che la portarono al vicino paese di Dezza per giocarci, finendo per distruggerla.
Fisarmonicista di Caldirola (val Curone), compagno di "Nicolin".
Fisarmonicista di Rosano (val Borbera), attivo localmente sempre come accompagnatore di pifferai, in particolare Luigi Aragone. Due suonatori di Rosano sono ricordati eseguire "gighe" ballate da "Lisciandrin" di Cremonte con Zita Cordone di Rovello (1911-vivente).
Pifferaio di Casa Villa (val Tidone), attivo fino ai primi decenni del Novecento in coppia col fratello Bartolomeo.
Suonatore di musa (localmente detta baga) di Casa Villa (val Tidone), attivo fino ai primi decenni del Novecento in coppia col fratello Carlo.
Fisarmonicista di Caldirola (val Curone), attivo sia da solista (anche per far ballare la povera donna) che occasionalmente in coppia con pifferai, tra i quali "Azíu" e Ernesto Sala; si distingueva anche come cantore e come imitatore di asini.
Angelo Tagliani "Giulin" "Giolitti" "Gianelin": 1901-1969Pifferaio di Còlleri (val Avagnone). Imparò l'arte da solo, esercitandosi e costruendo le ance di nascosto al buio: infatti il padre non voleva che egli suonasse, ma cambiò idea quando si accorse che il suo piffero attirava clienti nell'osteria di famiglia, detta "d'Gianen". Sposò Eva Tagliani, abile esecutrice di molti canti tradizionali che in età avanzata sarebbe stata documentata in un disco. Compagno di Giovanni Tagliani "u Sunein", Bellani di Corbesassi, Severino Tagliani, Giacinto Callegari "Cinto", Dante Tagliani, Giovanni Meghella "Nani", Silvio Tagliani "Silva" e Giacomino di Ottone. Di carattere estroso, era molto noto in val Trebbia e dintorni: con "Silva" suonò spesso anche in val d'Aveto (Salsominore, Orezzoli e dintorni, Boschi, Rezzoaglio, Santo Stefano, Squazza...), alta val Trebbia ( Rovegno, Casoni di Fontanigorda...) e Fontanabuona (Cicagna, carnevale di Gattorna), e accompagnò il maggio di Marsaglia e la Santa Croce di Colleri. Fu un importante punto di riferimento per Luigi Agnelli "il Rosso" e per Ettore Losini "Bani".
Domenico Brignoli "Picco" : 1901-1954Valido pifferaio di Samboneto (valle Staffora), dall'età di 14 anni trasferitosi ad Albareto presso Varzi. Accompagnato da Carlo Callegari, da Arturo Rocchi, in alcune occasioni da Bartolomeo Mori, e ultimamente da Nani Meghella. Nonno di Gianfranco Brignoli, che lo conobbe da bambino; (anche il padre di Gianfranco sapeva suonare un po' il piffero, ma non si esibiva). Mentre stava lavorando vicino al suo camion sulla strada alle porte di Varzi, dove la famiglia aveva dei campi, venne investito da una delle poche moto allora circolanti e morì.
Fisarmonicista di Pianellette (val Avagnone), solista e accompagnatore di Agostino Orsi "Stinolo".
Pifferaio di Pareto (val Curone), compagno di Domenico Sala "Mencu";
informatore dei ricercatori del gruppo "la Ciapa rusa".
Fisarmonicista di Gregassi (val Curone), compagno di Andrea Toso "Merlein", zio di Giacomo Davio "Mini".
Pifferaio di Pradaglia (val Curone), attivo localmente, compagno di Natale Agosti "Gilio" e altri; nella seconda metà degli anni Settanta fu tra i primi informatori con cui vennero a contatto i ricercatori de "la Ciapa rusa", che in suo ricordo gli hanno intitolato un brano del loro disco "Ai & safran" del 1994.
Fisarmonicista di Costapianella (val Pentemina). Soprannominato "il suonatore", era conosciuto soprattutto a Montoggio, dove si trasferì alla fine degli anni Trenta.
Fisarmonicista di Lunassi (val Curone), accompagnò Aldo Giacobone, Giacomo ed Ernesto Sala, e fu attivo anche in un'orchestrina.
Fisarmonicista di Daglio (val Borbera), attivo localmente, compagno di Luigi Aragone, padre di Franco.
Pifferaio di Figino (val Borbera). Iniziò l'attività intorno al 1920 da autodidatta, dopo aver comprato a Cartasegna quello che sarebbe stato il suo unico piffero. Suonò in molte località della val Borbera, tra le quali Casalbusone di cui era originaria sua madre, accompagnato da Melino Cresci o Orazio Daglio; probabilmente fece in tempo a suonare anche con musisti. [DC]
Pifferaio di Volpara (val Borbera), attivo localmente e con altri strumenti nell'orchestra del maestro Zara di Volpedo.
Pifferaio di Neirone (val Fontanabuona) [Marziano Tasso, La mia terra, Genova 1995]. [RP]
Fisarmonicista di Volpara (val Borbera), compagno di Angelo Cresci.
Fisarmonicista di Varzi (valle Staffora), compagno di Domenico Brignoli "Picco".
Fisarmonicista di Cencerate (valle Staffora), padre di Angelo animatore del gruppo dei "Caballeros".
Fisarmonicista di Ottone (val Trebbia), accompagnò Angelo Tagliani "Giolitti".
Clarinettista di Cerviasca (val Brevenna), suonatore del repertorio da piffero nelle feste, ma soprattutto nella sua osteria a Carsi. Compagno di "Genio" (suo fratello), di "Cangelin" e di Alberto Navone "Gio". Pare che in origine suonasse il piffero ("o sonava quello de legno...") convertendosi in seguito al clarinetto. [EM]
Stimato pifferaio e poi clarinettista di Aie di Cosola (val Borbera), accompagnato con la fisarmonica da Silvano Burrone, Mario Negro, Giuseppe Dallocchio "Patali" e altri. È ricordato animare col piffero i carnevali 1953 e 1954 a Cantalupo Ligure; anche con il più moderno clarinetto suonava occasionalmente il repertorio da piffero, e in casa provava il piffero del compaesano Domenico Negro.
Noto clarinettista di Piancassina (val Brevenna), compagno di "Ninni" e "Genio" di Fontanarossa, con i quali eseguiva anche brani del repertorio di liscio da piffero.
Noto fisarmonicista di Fontanarossa (val Trebbia), accompagnò anche il clarinettista "Giuan de Pian de Casciŋa" suonando occasionalmente il repertorio di liscio da piffero, sebbene non amasse particolarmente questo strumento.
Fisarmonicista di Cosola (val Borbera), accompagnava pifferai
e il clarinettista Giovanni Burrone.
Fisarmonicista di Salogni (val Curone), suonava tra l'altro a Ottone e
a Cosola. Il 20 giugno 1944 stava suonando a Vesimo quando l'aereo
"Pippo", vedendo le luci della festa, bombardò il luogo
del ballo: morirono 32 persone, che oggi sono ricordate da
altrettanti alberi piantati sul posto. "Patali" fu portato a Bobbio per
essere curato: perse un dito e rimase zoppo. Passò per questo
dalla fisamonica a piano a quella a bottoni: fino a tarda età
si esercitava 2-4 ore ogni giorno. Oltre che al repertorio da piffero
era interessato a ritmi più moderni, come il tango;
suonava tra l'altro con il clarinettista Giovanni Burrone. Suo figlio
Mario ha condotto ricerche sull'emigrazione in America dalla val Curone.
Pifferaio e forse costruttore del Casone di Vegni (val Borbera), attivo localmente.
Ernesto Sala "Vanela" "Plon" : 1907-1989Pifferaio di Cegni (val Staffora), allievo e cugino (u növu) di Giacomo Sala "Jacmon". Accompagnato da Giuseppe Dallocchio "Pinotto", da Giovanni Meghella "Nani", e da Dante Tagliani. Detentore di un vasto repertorio di un centinaio di brani e molto attivo, in un periodo in cui i suonatori tradizionali andavano scomparendo, era conosciuto e apprezzato in tutte le Quattro Province. Negli anni Settanta venne intervistato, registrato e fatto conoscere al pubblico non locale (si esibì anche a Milano) da etnomusicologi come Bruno Pianta; l'Archivio di Etnografia e storia sociale della regione Lombardia ne detiene una ricca documentazione.
Pifferaio di Forotondo, attivo in val Curone, compagno di Teodoro Giacobone "Doro", di Enrico Agosti "Richettu" e di Battista Lerta. Morì nel bosco travolto da un albero che stava tagliando.
Fisarmonicista di Noce presso Brugneto (val d'Aveto).
Compagno di Giovanni Cappucciati.
Pifferaio di Bobbio (val Trebbia).
Pifferaio di Costa di Curletti (val d'Aveto). Suonava un piffero costruito da "u Sartù", accompagnato da "Gigen dra Nuz". Morì con altre 10 persone, come lui di ritorno dalla stagione di lavoro in pianura, allorché il camion su cui viaggiavano precipitò in un baratro sul Trebbia a Boffalora, presso Bobbio; sua moglie Celesta ebbe un piffero in ricordo del marito.
Giuseppe Dallocchio "Pinotu du Mecu" "Maché" : 1908-1999Fisarmonicista di Montecapraro (val Curone), gestore di un negozio in paese (da non confondere con il suo omonimo compaesano nato due anni dopo). Tra i più stimati nell'accompagnamento del piffero, in particolare con il compaesano Aldo Giacobone e con Ernesto Sala, con il quale è registrato nel disco "Il piffero di Cegni"; fino agli anni Sessanta suonò soprattutto come solista o con sassofonisti. Verso il 1981 la moglie, preoccupata per le impegnative trasferte in paesi lontani, lo convinse a vendere la fisarmonica.
Fisarmonicista di Cerviasca (val Brevenna), compagno del fratello Bartolomeo. Morì con la fisarmonica in spalla al ritorno da una serata a Donetta: pare che a seguito di una lite alcuni balordi lo abbiano aspettato e ucciso nei pressi della radura detta Ballo della Gallina, nascondendone poi il cadavere nel fosso sottostante.
Fisarmonicista di Bosmenso (valle Staffora), figlio di Fiorentino, apprezzato anche come solista e in orchestrine. In seguito a un'infezione causata da una spina aveva perso un dito, per cui aveva imparato a ridistribuire l'uso delle altre sulla tastiera. Compagno di Pino Brignoli, di Angelo Tagliani "Giolitti" e di Ernesto Sala, al quale insegnò numerosi brani di liscio. Suo figlio Primo fu anch'egli fisarmonicista.
Fisarmonicista di Montecapraro (val Curone), cognato del suo più noto omonimo. Attivo localmente, accompagnò Carlo Pelle "Jenein".
Stimato pifferaio e sassofonista di Colombassi (val Curone); col piffero si faceva accompagnare da Severino Tamburelli "Siveron" o da Giacomo Davio "Mini". Amante delle compagnie e delle occasioni di festa.
Fisarmonicista di Figino (val Borbera), abitante nel vicino Vigo; compagno di Angelo Cresci.
Pifferaio di Nivione (valle Staffora), accompagnato da vari fisarmonicisti secondo le occasioni, attivo sia in paese che nelle valli circostanti.
Pifferaio di Casale (valle Staffora) che visse a lungo a Londra, da cui il soprannome;
a Cosola era accompagnato da Silvano Burrone.
Fisarmonicista di Pietragavina (valle Staffora). Compagno di Domenico Brignoli "Picco".
Fisarmonicista di Albareto (valle Staffora). È ricordato a Perduco in coppia con Pietro Pochintesta.
Pifferaio di Sagliano (valle Staffora), zio di Gianfranco Brignoli.
Pifferaio e fisarmonicista di Sant'Albano (val di Nizza). La sua esecuzione di una curenta è documentata nella cassetta-CD "Canti e musiche popolari dell'Appennino pavese".
Fisarmonicista
di Pareto (val Curone), compagno di Pasquale Sala.
Fu capogruppo di emigranti stagionali per il lavoro in risaia.
Fisarmonicista di Aie di Cosola (val Borbera), proprietario dell'albergo
Cacciatori e padre di Silvano; accompagnava Damiano Figiacone in
occasione delle sue visite in paese.
Fisarmonicista di Fabbrica Curone, compagno di Andrea Toso "Merlein".
Pifferaio di Bognassi (valle Staffora), compagno del fratello Giacomo.
Pifferaio di Corbesassi (val Avagnone). Il suo piffero è attualmente
suonato da Roberto Ferrari.
Fisarmonicista di Monteforte (val Staffora), di professione calzolaio. Compagno di Ernesto Sala (con cui è stato registrato nel disco "Il piffero di Cegni") e occasionalmente di Domenico Brignoli "Picco".
Pifferaio di Rovaiolo vecchio (val Avagnone), poi costretto dall'ammistrazione a trasferirsi a Pianellette quando il paese fu minacciato da una frana. Compagno di Ernesto Malaspina e di Guido Grilli. Contadino, curava una propria vigna. È ricordato per il suo carattere spiritoso: era solito definire il suo piffero "u me melgassu veciu", paragonandolo allo scarto esterno di una pannocchia di granoturco, e si dilettava di produrre un'ottima grappa. È ricordato dalla "polca di Ustinoli"; all'inizio degli anni Ottanta fu documentato da Mauro Balma e Paolo Giardelli in un documentario sulle Quattro Province andato in onda per la RAI. Ebbe due infarti e morì poi per il ripresentarsi dei problemi di cuore.
Fisarmonicista di Collegio di Menconico (valle Staffora). Allievo di Giacinto Callegari, e attivo negli anni Trenta e Quaranta.
Fisarmonicista di Negruzzo (valle Staffora). Uno dei maestri riconosciuti di Stefano Valla, al quale ha trasmesso un ampio repertorio di brani tradizionali.
Pifferaio di Bogli (val Boreca), attivo in vari paesi dei dintorni; potrebbe essere stato il primo pifferaio a suonare con una fisarmonica, quella di "Giolo".
Fisarmonicista di Brentassi (val Curone), compagno di Andrea Toso "Merlein". Morì investito scendendo da un camion.
Fisarmonicista di Corbesassi (val Avagnone), compagno di Fiorentino Azzaretti; ha suonato occasionalmente anche con Domenico Brignoli "Picco" a San Sebastiano Curone e con Luigi Agnelli "il Rosso" al carnevale di Momperone.
Fisarmonicista di Bognassi (valle Staffora), attivo in coppia col fratello Gaetano.
Suonatore di Caldirola (val Curone).
Fisarmonicista di Cegni (valle Staffora), attivo dagli anni Trenta, allievo di Jacmon, Baciunein, Siveron ed Ernesto Sala. Compagno di Pino Brignoli. Sospesa l'attività di suonatore negli anni Cinquanta, ha continuato ad interessarsi di canti e danze tradizionali, organizzando per molti anni il Carnevale bianco di Cegni e guidando un gruppo folcloristico di ballerini della valle Staffora.
Pifferaio di Vigoponzo (val Borbera), attivo localmente, compagno di Olimpio Marchesotti.
Fisarmonicista di Colleri (val Avagnone), poi trasferitosi a Brallo di Pregola. Attivo dagli anni Quaranta, allievo come fisarmonicista solista del maestro Bernè di Stradella. Ha accompagnato importanti pifferai come "Fiorentin", "Giolitti", "Jacmon" ed Ernesto Sala, fino al giovane Marino Castelli. Ha suonato anche da solista e con violino, violino e sax ecc. Ha utilizzato principalmente una fisarmonica a piano costruita a Castelfidardo.
Pifferaio di Castello di Favale (val Fontanabuona), attivo solo da giovane, fra i 15 e i 20 anni, in coppia con un fisarmonicista di un paese vicino; durante la Seconda guerra mondiale perse una mano, il che lo costrinse a smettere di suonare. [MR]
Fisarmonicista de i Buoni (val Pentemina), compagno del clarinettista
Giovanni Navone; ha trasmesso a Ettore Molini alcuni brani suonati
da Giovanni Traverso "Baŋŋa"; una polca è stata incisa da
Claudio Cacco nel disco celebrativo per i 10 anni di Banda Brisca.
Suonatore di fisarmonica a scala piacentina ed eccezionale canterino
di Metteglia presso Marsaglia (val Trebbia). Di professione fabbro.
Compagno di Giovanni Agnelli, Luigi Agnelli e altri.
Aldo Giacobone : 1921-1956Pifferaio di Montecapraro con padre di Serra (val Curone); suonava un piffero costruito a Cantalupo. Compagno di Pietro Tambornini "Rampein", con cui animò un carnevale a Uscio, di Giuseppe Dallocchio "Pinotto du Mecu" e di Giacomo Davio "Mini"; suonò spesso a Cabella, Cantalupo, Garbagna e in val Curone. Gestiva un negozio sulla piazza del paese, commerciava in legna trasportata da un amico mulattiere di Salogni, ed era in generale incline agli affari; fu mondariso nel Vercellese e partigiano durante la guerra. Era molto stimato ("u campanava..."), anche da Jacmon che l'avrebbe considerato il suo possibile erede, ma morì prematuramente in seguito all'urto della sua moto con un'auto polacca a Casteggio. [CG, FP, MB]
Fisarmonicista di Alpe di Gorreto (val Trebbia), compagno di Andrea Zanardi e di Dino Zanardi.
Giovanni Agnelli "Giuanen" "Canen" : 1921-1978
Noto pifferaio di Costiere di Coli (val Trebbia) dove aveva modo di ascoltare spesso Angelo Tagliani "Giulit": chiese a suo padre di comprargli un piffero, e costui tornò subito a casa con un sacco che conteneva... un piccone: ma in realtà aveva commissionato un piffero a "u Sartù", il costruttore della vicina frazione Bazzini. Appresa l'arte autonomamente, imparò anche a costruirsi le ance, e si esibì in molte località fra Piacenza, Varzi e l'alta val Trebbia. Con il fratello Luigi eseguiva duetti di "canto e controcanto" di due pifferi accompagnati da una fisarmonica. Lavorando come agricoltore, abitò nella vicina frazione di Ciregna, da cui andava a suonare anche a Ferriere in val Nure, quindi si traferì a Bobbio. Compagno di un suonatore emigrato in America, poi di Arturo Ertola "Turigia", nonché di Mino Galli, di Bernardo Perini e di "Fiur". Importante riferimento per i suonatori della val Trebbia, a partire da suo fratello Luigi e successivamente per Ettore Losini "Bani".
Fisarmonicista di Montacuto (val Curone), attivo dalla seconda metà degli anni Trenta. Perse un dito per un incidente di caccia. Apprese tecnica e stile in particolare dallo zio Richetto Agosti, ed ha a sua volta influenzato molti suonatori più giovani. Ha accompagnato pifferai di generazioni diverse: da "Jacmon" a Giuseppe Dusio "Pino", da Ernesto Sala a Gianfranco Brignoli "Barbetta", da Stefano Valla a Fabrizio Ferrari, animando un numero infinito di feste da ballo, e partecipando a diverse manifestazioni e concerti in tutta Italia.
Fisarmonicista di Vigoponzo (val Borbera), attivo localmente,
compagno di Attilio Prosello "Dilio".
Pifferaio di Pej (val Boreca), attivo localmente.
Pifferaio di Rovaiolo (val Avagnone) poi trasferito a Ponte Organasco
(val Trebbia), compagno di Arturo Ertola "Turigia", occasionalmente di
Giuseppe Renati.
Fisarmonicista di Martinasco (val Curone), ha suonato occasionalmente anche
con Giacomo Sala "Jacmon", compreso un giro di 5 giorni in val Trebbia.
Pifferaio di Belnome (val Boreca), allievo di Giacomo Sala "Jacmon",
compagno e cugino di Agostino Zanotti. Suonava un piffero appartenuto
a "Pippario". Dopo la morte della madre non volle più suonare,
ma ha continuato ad accogliere con salame e vino i suonatori al loro
arrivo in paese.
Fisarmonicista di Belnome (val Boreca), compagno e cugino di Andrea Zanotti.
Fisarmonicista di Gregassi (val Curone), figlio di Ottavio, compagno di Innocente Lerta "Centi" e occasionalmente di Roberto Ferrari "Ferri".
Fisarmonicista di Sala (valle Staffora), padre di Giampaolo al quale ha trasmesso la passione per la musica popolare. Ha suonato sia da solista che accompagnando Ernesto Sala, Giuseppe Domenichetti "Pipein", Angelo Tagliani "Giulitti" (in occasione di matrimoni), Pino Brignoli.
Pifferaio di Cegni (valle Staffora), attivo dal 1945. Nipote di Giacomo Sala "Jacmon". Cresciuto nella casa del nonno, ha vissuto quotidianamente l'esperienza del suonatore e appreso a realizzare le ance, di cui è poi stato il fornitore per Ernesto Sala. Ha conosciuto e suonato con: "Cinto", "Baciunein", "Rampein", "Doro", "Bortumlein", "Siveron", formando coppia stabile con Andrea Sala "Driotu" fino al 1960.
Pifferaio di Alpe di Gorreto (val Trebbia), compagno di Nito Zanardi. Il suo piffero era stato acquistato dallo zio da Ernesto Sala per la somma di 200 lire. Da anziano, pur non suonando più, ha continuato ad animare le feste da ballo del paese.
Pifferaio di Pradovera (val Perino).
Fisarmonicista di Feligara (val Avagnone), attivo a partire dal 1940. Cacciatore retribuito di talpe e negoziante. Di forte personalità, è stato apprezzato per l'esecuzione sicura, ricca di abbellimenti ed articolazioni. Ha acompagnato "Giolitti" di Colleri, Ernesto Sala (con il quale è registrato nel disco "Il piffero di Cegni"), Luigi Agnelli, Franco Brignoli, Stefano Valla, avvicinando all'attività di suonatori molti giovani neofiti. Ha collaborato come informatore con l'etnomusicologo Bruno Pianta.
Fisarmonicista di Bogli (val Boreca). Ha suonato con Armando Trolio.
Fisarmonicista di Fontanachiusa (val Borbera). "Müzetta" di Fontanachiusa era fratello di suo nonno. Molto attivo nei paesi circostanti, come accompagnatore sia di clarinettisti che di un pifferaio genovese trasferitosi a Carrega Ligure durante la guerra.
Pifferaio di Costiere di Coli (val Trebbia), attivo dall'età di 15 anni. Apprese la tecnica dal fratello, Giovanni Agnelli "Canen", che gli cedette il suo vecchio piffero al momento di sostituirlo: Luigi si allenava inizialmente in compagnia del bestiame. Con la moglie di Bobbio ha abitato a Costa di Curletti, facendo l'agricoltore, poi si è trasferito a Voghera per lavorare in fabbrica. Ha tramandato il repertorio di Angelo Tagliani "Giulit". Durante la sua lunga esperienza (anche canora) ha collaborato con molti fisarmonicisti: Dante Tagliani, Ugo Peveri, Bernardo Perini, Mino Galli, Silvio Tagliani, Franco Guglielmetti, animando feste a Costiere, Mareto, Ciregna, Ozzola, Marsaglia, Caprile, Daglio, San Nazzaro, in val Grue... In occasione del carnevale rimaneva in giro tre giorni per raggiungere a piedi Momperone in val Curone insieme a "Bortumlein" di Corbesassi. Suonava un piffero di Cicagna acquistato direttamente da "u Grixu"; da anziano la sua attività è stata limitata dall'artrite.
Pifferaio di Daglio (val Borbera), figlio di Luigi "daa Sà", compagno di Franco Chinotto: curiosamente quindi i figli dei due suonatori suonavano insieme come i genitori.
Fisarmonicista di Bosmenso (valle Staffora), figlio di Giacinto. Attivo in orchestrine e come compagno di pifferai, fra i quali Berni e il giovane Fabrizio Ferrari.
Fisarmonicista di Cartasegna (val Borbera), impegnato perlopiù
nel liscio ma conoscitore anche del repertorio da piffero.
Pifferaio di Negruzzo (valle Staffora), figlio di Giuseppe "Pipein", cognato di Andrea Domenichetti "Taramla" che come lui sposò una figlia di Domenico Brignoli "Baciunein". In coppia con Taramla è ricordato al carnevale di Caldirola. Morì giovane.
Pifferaio di Degara (val Trebbia), attivo negli anni Venti-Quaranta, di professione magnano (riparatore di recipienti di rame).
Pifferaio di Cicogni (val Tidone). Di mestiere insaccatore di salami,
girava spesso per l'alta val Tidone e la zona di Varzi. Suonava un piffero
comprato da "Jacmon", che in precedenza lo aveva a sua volta suonato.
Di Ozzola (val Trebbia), suonò occasionalmente da solo
un piffero costruito dal compaesano Giovanni Stombellini
"u Sartù".
Fisarmonicista di Bruggi (val Curone), attivo sia da solista
che con pifferai.
Fisarmonicista di Farini d'Olmo (val Nure), accompagnò vari pifferai tra i quali Giovanni Agnelli "Canen"; talvolta si è cimentato egli stesso con il piffero.
Fisarmonicista di Pradovera (val Perino), compagno e fratello di Luigi.
Fisarmonicista di Sala (valle Staffora), compagno di Domenico Pollini
"Menghei", e padre di Giampaolo a sua volta fisarmonicista.
Fisarmonicista di Coli (val Trebbia), compagno di Luigi Agnelli "il Rosso".
Fisarmonicista della val Trebbia, riferimento per Ettore Losini "Bani" e Franco Guglielmetti.
Stimato fisarmonicista di Castello di Cerignale (val Trebbia), poi trasferito a Ponte Organasco per esercitarvi il mestiere di barbiere. Compagno di Giovanni Agnelli "Canen" e di Armando Trolio "Palen".
Stimato fisarmonicista di Rovereto presso Cerignale (val Trebbia), compagno di Luigi Agnelli e di Giovanni Agnelli.
Pifferaio di Perduco (val Tidone), attivo localmente.
Pifferaia di Ozzola (val Trebbia), figlia del costruttore
Giovanni Agnelli, attiva per 4-5 anni.
Pifferaio di una frazione di Busalla (valle Scrivia).
Fisarmonicista di Bruggi (val Curone)
Fisarmonicista di Mandirola (val Borbera).
Suonatore di Bregni di Sisola (val Borbera).
repertorio a cura di Claudio Gnoli e Fabio Paveto con la collaborazione di Adriano Angiati, Claudio Cacco, Danilo Carniglia, Mauro Casale, Ettore Losini "Bani", Ettore Molini, Andrea Tambornini e Stefano Valla; molte informazioni sono tratte dal libro "Suoni della tradizione: pifferi, fisarmoniche e muse dell'Appennino" pubblicato dal Centro di Documentazione etnografica di Santa Margherita Staffora, e successivamente ripubblicate nel 1999 sul sito poi chiuso "Le Quattro Province" a cura di Ivo Ruello; altre dal libretto allegato alla cassetta e al CD "Canti e musiche popolari dell'Appennino pavese" a cura di Aurelio Citelli e Giuliano Grasso, pubblicato da il Gelso: Milano: 1987, 2000
Dove comincia l'Appennino. Suonatori storici / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/suonatori2.htm> : 2003.12 - 2010.05 -