Dove comincia l'Appennino

Il maggio di Tornarezza

la media val d'Aveto con il paese di Castagnola; sulla destra in basso si distingue uno specchio di frana / CG
Il tratto inferiore dell'Àveto, dal paese di Boschi alla confluenza nel Trebbia appena a monte di Marsaglia, scorre infossato tra due versanti assai ripidi, quasi completamente coperti dai boschi. Le uniche superfici utilizzabili per coltivare si trovano a mezza altezza, qualche centinaio di metri sopra il fiume. I geologi le chiamano paleosuperfici, perché sono il residuo di un fondovalle più antico, che successivamente il fiume ha ripreso a scavare approfondendo la valle. Non c'è quindi da stupirsi che i paesi, come le fasce coltivate, sorgano su questi rari pianori, collegati tra loro da percorsi a mezza costa; il fondovalle invece non offriva vie carrabili fino a pochi decenni fa, quando è stata aperta la strada fra Marsaglia e Rezzoaglio, che in alcuni punti è sovrastata da impressionanti rocce a picco e in altri è disturbata da frane.

I paesi di questo tratto della valle, come Castelcanafurone, Brugneto, Tornarezza, Curletti, Cattaragna, hanno perciò sempre avuto stretti rapporti con l'adiacente val Nure. Si può spiegare così l'anomalia amministrativa per cui questi borghi, ed anche i pochi in riva al fiume come Salsominore, appartengono tutti al comune di Ferriere che ha sede nell'altra valle: si parla perciò anche di "val d'Aveto di Ferriere". case a Boschi / CG Molto diversa è la situazione dell'alto Aveto, caratterizzato invece da ampie conche verdeggianti favorevoli ai pascoli e all'allevamento, e più legato alla Liguria anche storicamente: infatti già nell'antichità, quando la valle aveva un importante valore strategico, gli ultimi avamposti romani furano attestati a lungo dalle parti dell'attuale confine di regione, aldilà del quale il territorio era ancora controllato dagli ostici Liguri.

Con le località piacentine di Ferriere e Marsaglia, la bassa val d'Aveto ha in comune la tradizione del canto del maggio, che si svolge la sera e la notte a cavallo fra il 30 aprile e il primo maggio. Gran parte dei cantori provengono dal paese di Tornarezza, a cui l'evento è perciò più strettamente associato, pur svolgendosi in modo itinerante da un borgo all'altro. A differenza dei più conosciuti maggi vicini, il maggio di Tornarezza non si è mai interrotto nel corso del Novecento, tranne singole annate nelle quali è stato soppresso per scelta, come è d'uso nella sensibilità popolare, in seguito a disgrazie che avevano funestato i paesi di recente. maggianti di Tornarezza / PF Si tratta quindi di una delle versioni del maggio in più stretta continuità con la tradizione antica: non vi partecipano forestieri ma solo un gruppo di uomini dei paesi, che ogni anno rinnovano l'iniziativa per semplice attaccamento agli usi che hanno sempre vissuto. La zona dove si svolge questo maggio è molto interessante anche sul piano musicale, trovandosi nel mezzo di un territorio con fortissime tradizioni canore, e nel quale in passato sono vissuti suonatori di piffero: geograficamente assai vicini a qui sono stati maestri importanti, quali i fratelli Giovanni e Luigi Agnelli, di Costiere di Coli, nonché il costruttore Giovanni Stombellini e il fisarmonicista Attilio Rocca, entrambi di Ozzòla. Ecco il testo di un canto ancora eseguito da queste parti:

In fondo a quel boschetto
c'è una pianta verdolina,
sotto c'era la Teresina
che piangeva per fare l'amor.

Lovetti di Castelcanafurone in un giorno invernale / CG

E piangi o Teresina
se l'amore ti fa male,
prendi l'ago e poi il ditale
e incomincia a lavorar.

"Lavorare io non posso,
c'ho la vista che mi balla,
è l'amore che mi condanna,
all'ospedale mi toccherà andar."

Salta föra la sua oi mamma
con la voce serpentina:
"entra in camera o Teresina,
lascia andare quel traditor!".

"Io non sono un traditore
e nemmeno un malfattore,
sono figlio di un ricco signore,
son venuto per fare l'amor!"

i maggianti in posa davanti all'osteria di Castelcanafurone Abbiamo voluto vedere questo cantamaggio dimenticato dal mondo di fondovalle ma ben vivo per i locali, e abbiamo potuto unirci ai cantori grazie alla disponibilità di alcuni di loro che ci hanno informato sugli orari del ritrovo. La serata è cominciata con una lunga tavolata nella trattoria di Ozzola, dove i cantori sono convenuti dai paesi circostanti. Già durante la cena si cominciavano a sentire, a distanza di un anno dall'ultima volta, i primi accenni del canto del maggio. La versione di qui è molto simile a quella di Marsaglia, della quale si può ipotizzare che sia un'antenata, considerando il fatto che nel passato i paesi alti erano più importanti, mentre Marsaglia era solo un gruppetto di case secondario vicino alle sponde insidiose del Trebbia: i tragitti ai tempi del Draghin passavano a mezza costa. Come sempre, comunque, anche lo stesso canto viene eseguito con modalità leggermente diverse secondo lo stile in uso nei singoli paesi. Il testo comprende due tipi di strofe, forse traccia di una fusione di due versioni anticamente separate.

Gh'é chi l'Carlin di maggio
con l'erba e con la foglia,
la rosa e la viola!

i maggianti a Brugneto [Se non volete credere
che maggio l'è arrivato
guardate giù nel prato!

In questa ?bella casa
?ci sta una donna brava
che mi darà le uova.

Dateci le uova
della gallina bianca
oh se volé che canta.]*

Anche gli uccelli
che vien dalla peschiera,
maggio di primavera!

E fi prêst cul ch'urì fâ
che la lona la passa i monti,
gh'um tri monti da passà,
tri muruz da salutà, **
[R:] belo viengh'oi maggio, belo viengh'oi ma'...

Ho sentü` a tramescà,
a patrona a s'é levà, [R]

Ho sentü` a möv a möv
a patrona a porta i öv, [R].

Mêta la scâla al cascinôt,
pôrta i öv a vôt a vôt, [R].

Mêta la scâla a la cascina,
pôrta i öv a la ventina, [R].

Suta u pei vignò
a ghe cânta u russignò, [R],

russignò u fâ cicì,
a Gisella a vö marì, [R] .

Tira föra u pissadù,
dâ da bêiv' ai sunadù, [R].

Crâpa la ciossa con tutti i suoi pulcini,
viva la volpe con tutti i suoi volpotti.

le uova raccolte Maggio, maggio rosato
l'é un mese profumato,
maggio di primavera!

Maggio, maggio giocondo
rallegra tutto il mondo,
maggio di primavera!

Fateci del bene
se lo volete fare,
non posso più cantare...

Il Duce comandava,
il Papa benediva
e il popolo soffriva...

In pace vi troviamo
e in pace vi lasciamo
e noi vi ringraziamo!

* Tre strofe raccolte in val Nure
** Strofa intonata se l'attesa sotto le finestre si fa lunga

Da Ozzola ci si trasferisce a Castelcanafurone (o più semplicemente "Castello"), per la precisione nel nucleo abitato di Lovetti dove si trova una storica osteria, davanti alla quale il maggio vero e proprio ha inizio con i primi canti eseguiti all'aperto. È qui che due dei nostri redattori, sostando per registrare il dialetto parlato da alcuni avventori, due anni prima erano venuti a contatto per la prima volta con i cantori.

scende la sera sulla valle vista da Castelcanafurone

Ricevute le prime offerte di uova, vino e salumi, i cantori con piglio determinato si danno appuntamento alla prossima tappa, che viene definitivamente decisa solo al momento: si scenderà per una stradina asfaltata ma molto ripida a Salsominore. i cantori in una casa di Brugneto; si noti in cima all'armadio a sinistra una conchiglia: Ť usata come richiamo durante la festa del falÚ di Carnevale / CGh Gli spostamenti, un tempo compiuti a piedi, si effettuano oggi con le auto. Prima di arrivare all'Aveto però si fa una tappa nel piccolissimo borgo di Casale, dove abita una famiglia che apprezzerà il saluto dei cantori. Qui infatti la padrona di casa, uscita per dare il benvenuto al gruppo, invita tutti ad entrare, e qualcuno incoraggia anche noi a non sentirci esclusi dall'invito: così eccoci, in almeno una ventina di persone, concentrati in una cucina nella quale ci si può muovere a stento, situazione che comunque non risulta di impaccio all'intonazione di qualche poderoso canto; un'altra signora, svegliata dal rumore, è scesa dalle scale assonnata ma onorata dell'evento non del tutto atteso.

Salsominore è l'unico centro consistente che sorge lungo il fiume: qui ci sono due bar, un negozio, un ufficio postale e la sede dell'Associazione per lo sviluppo compatibile delle alte valli piacentine, che sta realizzando pregevoli lavori di documentazione su questo territorio, marginale ma ricco di scorci incantevoli e di storia, oltre che naturalisticamente pregiato. Se infatti il nome di Salsominore oggi quasi intenerisce nel confronto con il ben più famoso e chiassoso Salsomaggiore (con cui è accomunato dalla presenza di antiche fonti minerali), le tracce sul terreno e i documenti indicano come questa località appartenesse fin dall'epoca romana a importanti sistemi viari: dal guado di Salsominore ci si poteva collegare verso nord al castello di Cariseto, all'altro guado alla confluenza tra Trebbia e Aveto, a Brugnello e a Bobbio; e verso sud all'alta val d'Aveto, al convento colombaniano di Villa Cella e alle vie verso i porti liguri.

un tratto della strada Marsaglia-Rezzoaglio scavato nella roccia, nei pressi di Ruffinati Con un altro breve trasferimento il gruppo fa una puntata anche all'osteria di Ruffinati, solo un puntino sperduto e neanche sempre citato sulle carte geografiche, frequentato la domenica da motociclisti di passaggio, a ridosso delle possenti condutture che portano l'acqua della diga di Boschi alla centrale elettrica di Zermogliano. Ma anche qui, sotto un'apparenza dimessa il nome rivela storie ben più importanti: quello che si getta in questo punto dell'Aveto doveva essere il rio Finalis, che cioè segnava il confine di cui si è detto tra il territorio romano e quello dei Liguri.

Lo spazio dell'osteria favorisce l'attacco di altri canti, che si alternano a quello del maggio. Uno (di origine più recente ma eseguito nella modalità locale), dallo spirito triste ma non rassegnato, simboleggia con grande efficacia concreta l'affetto per il territorio, nonostante la necessità di lasciarlo per trovare lavoro altrove:

Sotto le cime di quegli alti monti
la mamma mia riposa tra i fior,
i fiori più belli e più profumati
di quelle montagne dove io sono nà.

il nostro collaboratore Claudio Barbieri durante il maggio Quando piccino sul letto di foglie
mentre dormivo accanto a lei
diceva "ricordati e portami un fiore
quando sarò anch'io vicino al tuo papà".

La mamma è morta e io devo partire,
devo partire e andar lavorar,
devo lasciare i miei cari monti:
come faremo a portare quei bei fior?

Ho seminato un campo di rose
nel cimitero abbandonà,
la neve dei monti sciogliendosi al sole
di quel cimitero i fiori bagnerà.

Son ritornato in quel cimitero,
quel cimitero abbandonà:
i fiori più belli e più profumati
son quelli di mamma e di papà.

Risaliti a Brugneto, i cantori si dedicano ora a girare tra le aie e le case dei paesi maggiori: prima Brugneto, poi Noce, quindi Tornarezza... Da una bella costruzione al centro del paese esce con la sua offerta anche il giovane parroco. I proprietari di un'altra casa non ci sono, ma hanno voluto comunque lasciare all'ingresso un paio di bottiglie di vino per il previsto arrivo dei cantori.

La notte è ormai avanzata, ma il gruppo non sembra perdere affatto il suo spirito, e riprende ancora una volta il proprio canto...

testo di Claudio Gnoli con la collaborazione di Claudio Barbieri;
fotografie di Paolo Ferrari Magà, Cristina Ghirardini e Claudio Gnoli


Il maggio di Tornarezza (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/tornarezza.htm> : 2005.05 - 2005.09 -