Dove comincia l'Appennino

Il Grande anello delle Quattro Province

tappa 11: Dova Superiore-Carrega-Cosola

Percorso

Dova Superiore (932) - cappella di San Fermo (1176) - Agneto (750) - rio dei Campassi (700) - Vegni (1051) - Chiapparo (937) - cascina dei Rissotti (997) - Magioncalda (937) - Fontanachiusa (939) - Carrega Ligure (965) - Connio (933) - pendici del monte Colletto (1050) - Cartasegna (935) - Daglio (944) - Montaldo di Cosola (928) - Aie di Cosola (910)

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Pernottamento

A Carrega 27 posti-letto presso la canonica: municipio 0143.97115, don Luciano (Dova) 0143.919959. A Montaldo di Cosola albergo Alpino: 0143.999124, albergo del Ponte: 0143.999121; ad Aie di Cosola albergo Cacciatori: 0143.999122. Nelle vicinanze del rio dei Campassi, a Croso, Art bed & breakfast con 6 posti-letto: 348.5733138. (A Daglio ristoro presso circolo ARCI il Frutteto: 0143.919508.)


Descrizione

Tappa molto lunga (partite di buon mattino o spezzatela a Carrega), ma senza grossi dislivelli a parte la salita a Vegni. Da Dova Superiore imboccate la strada asfaltata che risale in direzione di San Fermo e della val Vobbia. I prati di questa zona sono dominati dalla cappella di San Fermo, importante costruzione all'incontro di percorsi storici, attualmente oggetto di rinnovate attenzioni per il suo restauro e mantenimento. La cappella ha sostituito una vecchia chiesa, caduta in disuso, che era in precedenza annessa ad un'importante abbazia attiva qui in un'epoca imprecisata dell'alto Medioevo. Poco sotto la cappella, alla sinistra della strada, si vede l'insediamento di San Clemente, dove è stata attiva fino a pochi anni fa un'osteria che offriva conforto ai viandanti: il punto di valico è detto infatti passo di San Fermo o di San Clemente.

Qualche centinaio di metri prima della cappella, si stacca sulla sinistra una strada sterrata con indicazione per Agneto, in verità più adatta ad escursionisti e cavalli che alle automobili: scende infatti a mezza costa per un versante scosceso, e vi permetterà di portarvi nella valle dell'Agnellasca, uno dei rami principali che formano il Borbera. Oltrepassato il cimitero, svoltate a destra per portarvi nel centro di Agneto, e proseguite per circa un chilometro e mezzo in direzione di Berga.

Oltre il ponte sull'Agnellasca, in corrispondenza di un tornante della strada, la si abbandona imboccando il sentiero che scende a guadare il rio dei Campassi. La valletta di questo corso d'acqua, che si apre alla vostra destra, è una delle più selvagge e appartate delle Quattro Province, con le frazioni di Campassi, Croso, Renèusi e Ferrazza. Reneusi, raggiungibile solo per sentieri, è stato completamente abbandonato negli anni Cinquanta dopo la tragica morte degli ultimi due giovani che vi erano cresciuti: nel cimitero è ben visibile la tomba di uno di loro, Davide Bellomo, mentre le case sono state progressivamente spogliate dei vecchi mobili e sono ormai invase dalla vegetazione; alcune case della vicina Ferrazza sono invece state acquistate e risistemate con cura e sono regolarmente frequentate. Una rete di sentieri permette di esplorare queste frazioni e i resti dei mulini che un tempo erano numerosi lungo il rio.

Avendo ancora molta strada davanti a voi, vi suggeriamo comunque di lasciarvi alle spalle la valle dei Campassi, tenendo invece la sinistra per salire direttamente a Vegni, paese più grosso e meglio collegato con la viabilità della val Borbera. La salita dal rio è inizialmente assai ripida, per farsi poi dolce una volta raggiunti i piani coltivabili sotto il paese.

Da Vegni occorre aggirare la costa del monte Carmetto, imboccando dapprima l'unica strada asfaltata, e dopo un chilometro la sterrata che si stacca a destra in salita, permettendo di raggiungere comodamente la frazione di Chiapparo, ormai disabitata. Sul muro di una casa di vede ancora un affresco raffigurante i santi Giuseppe e Rocco, segno quest'ultimo che l'itinerario era frequentato da viandanti, diretti verso il crocevia del monte Antola. Dalla parte alta del paese prosegue infatti un largo sentiero che si mantiene a mezza costa, con qualche saliscendi, per tutto il versante sinistro della valle del Carreghino, fra castagni e noccioli. (Si può anche tagliare la parte alta della valle con un sentiero, non sempre pulito e ben riconoscibile, che da Chiapparo scende al torrente e risale direttamente al Connio.) Si superano le tre grosse costruzioni abbandonate della cascina dei Rissotti, e più avanti sulla sinistra appare la facciata rosa e bianca in stile ligure della chiesa di Magioncalda (da Vegni a qui 2 ore scarse).

Questo paese è servito da una piccola strada asfaltata, che supera Fontanachiusa e giunge in corrispondenza del cimitero di Carrega Ligure, importante centro che era un tempo sovrastato da un castello ed è ancora sede comunale. Attrezzi e altri oggetti e testimonianze della vita contadina sono stati raccolti anni fa in un locale del paese.

La strada principale, proveniente dal valico delle Capanne di Carrega, prosegue alla vostra sinistra toccando immediatamente una frazione gemella di Carrega ma storicamente distinta, il Connio. Qui la tradizione della musica da piffero si è mantenuta ininterrottamente da tempi molto antichi: i balli del Connio (classico quello della festa patronale del 20 agosto) hanno visto la partecipazione di pifferai storici quali il Draghin, Carlon, Jacmon, Ernesto, il Barbetta, Stefano Valla e infine Fabrizio Ferrari. Nella parte bassa del paese si vede un nucleo di case più antiche costruite a cavallo tra due rii, ora abbandonate in seguito a franamenti: connio o cugno significa appunto luogo a forma di cuneo compreso fra due corsi d'acqua, ed è un termine topografico assai diffuso; la stessa situazione si può osservare più in grande per la città di Cuneo.

Dal Connio si imbocca la strada asfaltata verso il fondovalle. Ignorati due inviti sulla destra, dopo un paio di chilometri in corrispondenza di una curva a destra la strada comincia a scendere più decisamente: si imbocca allora sulla destra la carrareccia con un pannello informativo sui lavori forestali; la si segue in saliscendi attraverso bei boschi di roveri, fino al paese di Cartasegna.

Da Cartasegna si segue la carrozzabile per breve tratto fino alla chiesa campestre di San Rocco, in corrispondenza della quale una bella mulattiera priva di segnavia sale a destra. Percorrendola si raggiunge uno stabilimento abbandonato da dove, per carrareccia, si perviene all'abitato di Daglio (festa da piffero il sabato più vicino alla ricorrenza del patrono San Michele, 29 settembre). Il paese vanta una prestigiosa tradizione di canterini ed è ricordato per lo spirito di convivialità che ancora oggi lo anima. Di Daglio è l'unico pifferaio della val Borbera oggi attivo, il giovane Fabio Paveto che è anche uno stimato fisarmonicista spesso impegnato nell'accompagnamento di altri pifferai delle Quattro Province. La tradizione del canto ha invece il suo più prestigioso rappresentante in Angelo Asborno, canterino in grado di cimentarsi con eguale perizia sia nel canto in stile trallalero di origine genovese che nelle polivocalità appenniniche.

Raggiunta la parte alta del paese ci si incammina per una carrareccia che presto si inoltra per folti castagneti. Ignorando le deviazioni verso la cresta si raggiunge in circa un'ora di cammino a Montaldo di Cosola. Còsola si compone di tre frazioni: Pianà e Giù per la Villa, che insieme compongono Montaldo; e Aie, sul versante solatìo della valle. Era attivo fino agli anni Sessanta il pifferaio Damiano Figiacone e vi prosperava una prestigiosa tradizione di canto polivocale e lirico-narrativo attualmente ripresa dal gruppo delle Voci libere di Cosola. A differenza che in altri paesi, le vecchie osterie sono state trasformate in alberghi-ristoranti che hanno ospitato nel Dopoguerra un turismo di villeggiatura proveniente soprattutto dal Genovese: offrono servizi simili, e non avete che l'imbarazzo di sceglierne uno.

séguito


Aggiornamento

Ultimo sopralluogo: da Dova a Agneto: dicembre 2006 / CG; da Vegni a Magioncalda: ottobre 2008 / CG, CB, FP; da Carrega a Cartasegna: aprile 2006 / CG, PF; da Cartasegna a Cosola: 2004 / PF; da Chiapparo a Connio: 2002 circa / EB

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