Dove comincia l'Appennino

Il Grande anello delle Quattro Province

tappa 2: Selvapiana-Cegni

Castellaro. Chiesa di San Giovanni / PF

Percorso

Selvapiana possibilitÓ di pernottamento (770) - Cella possibilitÓ di pernottamento (644) - Castellaro possibilitÓ di pernottamento - Cignolo (662) - Madonna del Bocco (775) - Cegni possibilitÓ di pernottamento (795)

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Accessi alternativi

corriera Tortona-Fàbbrica Curone; Fàbbrica Curone (480) - monte Caponega (759) - Pareto (631) - Cella (644)

corriera Voghera-Varzi; Varzi (409) - Casa Bertella (450) - casa dei partigiani (560) - Castello di Nivione (501) - Nivione (498) - San Michele di Nivione (467) - Cella (644)


Pernottamento

A Castellaro albergo Primula bianca, 0383.52160; a Cegni si può pernottare in canonica: per informazioni falegnameria Zanocco: 0383.551353; in alternativa nelle vicinanze, a Casanova Staffora, albergo del Pino: 0383.551340 e albergo Staffora da "Ceti": 0383.551359.

Castellaro / PF


Descrizione

Tappa di passaggio dalla val Curone alla val Staffora, per piccoli borghi arroccati sui crinali, dai nomi pregni di storia, sovrastati dai resti delle antiche rocche feudali. Il percorso, che richiede circa 5 ore di cammino, si conclude a Cegni, paese nativo dei grandi pifferai Giacomo ed Ernesto Sala, e ancora oggi uno dei paesi più culturalmente fecondi delle valli delle Quattro Province.

Da Selvapiana il sentiero, guadato il rio della Selva, raggiunge la diroccata Cappella della Costa, sul confine tra Piemonte e Lombardia, e dopo circa mezz'ora di cammino scende a Cella. Il paese è localmente noto per la presenza del Tempio della Fraternità, la chiesa fondata da don Adamo Acossa che raccoglie un gran numero di cimeli della Seconda guerra mondiale a testimonianza e monito contro la barbarie della guerra. Il piccolo nucleo di case è dominato dai resti esigui del castello malaspiniano. Era una delle numerose cellae exteriores soggette alle regole stabilite nell'835 dall'abate Waala dell'abbazia di Bobbio, dalla quale dipendevano e alla quale fornivano le vettovaglie ricavate dalla lavorazione dei terreni circostanti. Nel 1164 il paese fu ceduto in feudo dal Barbarossa al marchese Obizzo Malaspina. Il dominio dei Malapina sul piccolo feudo ebbe un tragico epilogo nell'anno 1512. Uno dei figli di Bernabò, caduto in disgrazia, dopo la confisca del feudo s'arroccò nel castello. Stanato a cannonate dalla popolazione venne tradotto a Voghera e qui gli fu sentenziata la condanna a morte per decapitazione. Il feudo passò allo Sforza conte di Santa Fiora nel 1545.

Ora per raggiungere Castellaro ci sono due alternative: una tranquilla, l'altra un po' meno. Quella tranquilla consiste nel seguire la strada in direzione Varzi per circa 15 minuti fino a un gruppo di poche case da cui parte un sottile nastro d'asfalto che si inoltra per una vallecola laterale del torrente Lella, raggiunge in un quarto d'ora circa le case rurali di Braia di Cella dove diviene sterrato e con un altro quarto d'ora di cammino vi porta all'antico tempietto di San Giovanni. La seconda possibilità ripercorre la via di collegamento più diretta tra Cella e Castellaro. È riservata a puristi con tendenze masochiste. Si imbocca il viottolo in prossimità della cappelletta e si raggiunge un complesso diroccato di case. Si guada il rio e si seguono tracce di sterrato invase da rovi inclementi fino a sboccare sulla carrareccia che sale da Braia di Cella. Si risparmia un bel po' di strada, ma si lascia anche un consistente tributo di sangue e sudore alle divinità locali. Cignolo e il tratto sottostante della valle Staffora / PF La piccola chiesa di San Giovanni, in stato purtroppo di abbandono, è costruita in pietra arenaria ed è con tutta probabilità di età romanica. Al suo interno vi sono esigui resti, in via di progressivo disfacimento, di affreschi tra i quali è ben evidente un Cristo pantocratore, di fattura rudimentale, presumibilmente quattrocentesco. Castellaro si raggiunge con altri cinque minuti di cammino dopo aver incrociato la strada asfaltata che proviene da Cella. Il paese Ŕ disposto sul crinale dominato dai resti del solito castello secondo una modalitÓ insediativa tipica del territorio dell'Oltrepò pavese collinare e montano.

Da Castellaro conviene rassegnarsi a seguire l'asfalto, che tra l'altro offre una panoramica gratificante sulla val Staffora che sarebbe negata se ci si inoltrasse per sentieri imboscati. Se siete fortunati come noi, potrete incontrare un simpatico signore che alleva mucche limousine e che racconta cose interessanti sui posti e sul suo lavoro. Il percorso Castellaro-Cignolo prende circa quaranta minuti. Cignolo presenta un bell'intrico di vicoletti per i cultori del genere.

Per proseguire si ritorna sui propri passi e si imbocca lo sterrato che taglia in falsopiano in leggera salita le pendici del Boglelio piantumate di pino nero secondo una discutibile prassi di riforestazione. Però in certi tratti il bosco comincia ad organizzarsi per i fatti suoi e si perde quel senso sgradevole di artificiosità che hanno di solito queste piantagioni. In 30-40 minuti si raggiunge la cappella sottostante il santuario della Madonna del Bocco la cui visita, a meno che non siate animati da solida fede, non è strettamente necessaria. L'edificio infatti è stato realizzato in dispregio delle più elementari norme del buon gusto e nulla aggiunge alla bellezza originaria del posto, anzi. Il ballo della povera donna durante il Carnevale bianco di Cegni / PFQuindi proseguite tranquilli per lo sterrato che se ne scorre placido, tra i boschi di pini di cui sopra, fino Cegni, dove arriverete in un'ora circa di cammino. Paese preclaro per aver dato i natali ad alcuni dei migliori pifferai degli ultimi due secoli (incluso il nostro), a Cegni si svolge uno dei pochi riti carnevaleschi arcaici rimasti nell'area delle Quattro Province. Inoltre, se organizzate il vostro trek facendo attenzione alle segnalazioni di "4P", potreste anche riuscire a capitarci un giorno in cui si svolge una festa tradizionale, con piffero, fisarmonica, musa e canti polivocali in quantità...


Aggiornamento

Ultimo sopralluogo: marzo 2006 / PF

Correzioni e precisazioni sono benvenute: scriveteci a redazione @ appennino4p . it ...

 


Il Grande anello delle Quattro Province. 2: Selvapiana-Cegni (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/trek/2.htm> : 2006.03 - 2007.11 -