Dove comincia l'Appennino

Il Grande anello delle Quattro Province

tappa 4: Pej-Cerreto

Percorso

Pej (1193) - Artana (1138) - cascina Bucalon - Bogli (1067) - mulino di Suzzi (775) - Suzzi (967) - Pizzonero (1034) - Belnome (865) - Tartago (708) - ponte di Tartago (486) - Cerreto (562)

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Pernottamento

A Belnome ospitalità in paese fino a 6 persone, d'estate fino a 15 persone (verificare telefonicamente): 0523.935230, 328.4720721; a Cerreto bed & breakfast Cerreto: 0523.935201 dopo le 20


Descrizione

La testata della val Boréca si trova in mezzo alle Quattro Province, ma ne è uno dei luoghi più nascosti e affascinanti. Sui suoi fianchi, ricoperti ormai completamente da fitti boschi prevalentemente di faggio, sono sorti piccoli paesi, collegati fra loro soltanto da mulattiere a mezza costa, oggi corrispondenti al sentiero CAI numero 121 (segnavia biancorossi). Molti degli abitanti infatti, prima di trasferirsi in città, erano esperti mulattieri o taglialegna (rezgoti). Solo da pochi decenni i paesi sono stati raggiunti anche da accessi stradali, che comunque seguono percorsi lunghi e difficili: alcuni paesi sono stati collegati al valico di Capanne di Cosola e quindi all'Alessandrino e al Pavese, altri invece al fondovalle del Trebbia; cosicché mentre per andare da Bogli a Suzzi a piedi si può impiegare un'oretta, per farlo in auto occorrerebbe molto più tempo!

Dal centro di Pej, una strada pianeggiante raggiunge in breve il nucleo di Case Torre. Continuando nella stessa direzione si imbocca il sentiero 121, che si inoltra in un'ampia zona boscata. In questo tratto potreste trovare il sentiero ostruito da alberi caduti, e dover fare ricorso a qualche deviazione improvvisata e un po' di orientamento. Comunque, dopo essersi portato attorno ai 1250 metri di quota, il percorso riprende a scendere agevolmente fino ad Artana. Oltre la chiesa con il cimitero, costruiti in posizione staccata, si entra in paese dalla parte alta, incontrando un'importante fontana-lavatoio. Considerata la bontà delle acque e la presenza di una fontana in ogni paese, a distanze regolari, potreste anche fare a meno di riempire le borracce.

Chi non se la sentisse di affrontare un percorso piuttosto lungo, per quanto suggestivo, può tagliare imboccando dalle case inferiori di Artana la mulattiera che scende ai due ponti sul rio di Pej e sul Boreca: qui, imboccando verso destra la stradina asfaltata, si risale direttamente a Belnome.

Altrimenti, da Artana si continua in direzione di Bogli. Oltrepassata una breve altura, si arriva in vista di una cascina con annessi orti e campi, cartografata come cascina Borgonovo ma nota localmente come Bucalon: vi ha abitato da solo fino all'età di 98 anni l'intraprendente Nito, un personaggio noto in tutte le Quattro Province. Più avanti, la bella mulattiera oltrepassa una cappella dedicata a san Rocco, e arriva in vista di Bogli, il nucleo più grosso dell'alta val Boreca. Lasciatevi per il momento sulla sinistra il sentiero che scende verso Suzzi ed entrate in paese. Passerete fra l'altro di fianco alla casa dei nonni di Arturo Toscanini, il grande musicista parmense; Toscanini è infatti qui il cognome più diffuso. Ma la vera gloria musicale di Bogli sono i suoi potenti canti, eseguiti in una modalità antica detta appunto bujasca (bogliasca). Famoso esecutore, fra gli altri, ne è stato Attilio Spinetta, detto Cavalli per la sua forza fisica generosamente prestata ai lavori agricoli. Nella bella stagione gli uomini, perlopiù emigrati verso Milano, Pavia e Genova, tornano numerosi in paese e si ritrovano nel circolo "la Svergola", dove si organizzano belle feste spesso animate dal suono del piffero.

Tornando indietro sulla mulattiera, imboccatene ora il ramo destro che scende dapprima dolcemente fra gli orti, poi più ripidamente tra la vegetazione, fino a raggiungere il guado sul rio di Bogli e, poco oltre, un bel ponticello che oltrepassa il Boreca. Appena aldilà, tenetevi sulla destra per vedere il bellissimo laghetto alimentato da una cascata, di fianco al quale si vedono i ruderi di un mulino, uno dei tanti che in passato sorgevano lungo il corso del torrente. Si tratta in questo caso del mulino di Suzzi, dove si narra che il più leggendario tra i pifferai, il Draghin, si desse appuntamento con un compagno di Bogli suonatore di musa. Ritornati sul sentiero principale, salite ora nel bosco, costeggiando poco dopo un lastrone di roccia a cielo aperto. Siete ormai arrivati a Suzzi, appartato e soleggiato, le cui vie sono ancora percorse insieme alle persone da alcune mucche, come un tempo era normale dovunque. Nella parte alta del paese troverete un'aia con una fontana secca sulla destra e una più recente e attiva nel mezzo: la lunga casa sulla sinistra ospitava nei decenni passati diverse famiglie, tra le quali quella del famoso suonatore, i cui uomini lavoravano in una bottega al pianterreno. Ma egli, più incline alle avventure e a far parlare di sé che al lavoro, era spesso a suonare in giro per le valli tra il Genovese e il Piacentino o addirittura a Milano, dove pare che la sua arte fosse molto richiesta.

Da questo gruppo di case seguite il segnavia del CAI per salire, con la scorciatoia che ne taglia un tornante, alla strada sterrata che collega Suzzi al resto del mondo. Continuate a salire percorrendo un tratto di strada, fino a raggiungere un bivio. Lasciando a destra la strada per il passo della Maddalena, continuate invece diritto per Pizzonero, camminando piacevolmente tra due ali di alberi. Oltrepassato un cancello di legno destinato a non far sconfinare le mucche, arriverete in un'amena piana dove sorgono la chiesetta e il cimitero di Pizzonero, un posto che fa sembrare quasi attraente l'idea di trapassare nell'aldilà. Il paese non si vede ma è appena oltre una curva della strada. Pizzonero è per molti il luogo più speciale di tutte le Quattro Province, sia per le sue piccole dimensioni e la sua posizione lontana da tutto, abbarbicato al fianco del monte Ronconovo, sia per la particolare festa patronale che vi si svolge il 20 agosto, giorno di San Bernardo: i suonatori, accompagnati da un manipolo di amici e appassionati, ci arrivano infatti a piedi da Belnome, e l'inizio della festa è annunciato dal suono del piffero che a metà del pomeriggio improvvisamente echeggia dal bosco di fronte; dopo un po' di riposo e una cena al sacco, si balla fino a notte su una semplice spianata di cemento coperta da un telone, detta appunto u ballu.

Vicino al lavatoio inizia il sentiero per Belnome, che percorrerete nello stesso verso di coloro che ritornano dalla festa. Questo tratto di bosco è particolarmente suggestivo, anche per la presenza di grandi faggi centenari dalle forme contorte. Raggiunta una strada sterrata, si scende a Belnome per questa oppure meglio per la scorciatoia sulla sinistra, che passa accanto al cimitero. Un po' più grande di Pizzonero, Belnome è ben tenuto vivo dalla passione dei padroni di casa, tra i quali anche un determinato e affiatato gruppo di giovani che gestisce il circolo (affacciato su un'aia in mezzo al paese) e il ballo (festa da piffero il 14 agosto). Per essere ospitati in casa dagli abitanti di Belnome si può accordarsi preventivamente al telefono indicato.

Altrimenti per completare la tappa si prosegue per la mulattiera dalla parte opposta del paese, che passa accanto a un lavatoio coperto a due arcate costruito nel 1912 e recentemente ristrutturato. Il sentiero, sempre marcato dal segnavia CAI 121, si scende a una suggestiva colata di acque magnesifere da una parete di roccia, e lascia sulla destra la salita alla località Scavun, dove in passato sarebbero stati trovati resti di un'antica costruzione. In questo tratto il sentiero tende a franare in alcuni punti, che occorre superare con un po' di attenzione, specialmente in caso di terreno bagnato. Si lasciano a sinistra varie diramazioni che scendono al Boreca, e in leggera discesa si raggiunge Tàrtago, le cui belle case ancora in pietra a vista addossate al fianco del monte Alfeo si affacciano alla valle.

Occorre scendere al ponte sul Boreca per la piccola strada a tornanti, asfaltata solo da pochi anni. Oltre il ponticello in ferro si prosegue per un breve tratto sulla strada per poi salire tramite una scorciatoia a sinistra a Cerreto, gradevole paesino abitato tutto l'anno.

[seguito]


Aggiornamento

Ultimo sopralluogo: Pej-Artana: 2006 PP; Artana-Bogli: marzo 2007 PP-EMR, Bogli-Suzzi: estate 2010 CG-FP; Suzzi-Cerreto: luglio 2012 CD-CG

Correzioni e precisazioni sono benvenute: scriveteci a redazione @ appennino4p . it ...


Una giornata in mountain bike

Grazie al vostro sito e alla vostra collaborazione domenica abbiamo finalmente percorso in mountain bike il tracciato che collega queste bellissime frazioni attraverso faggete, valli e corsi d'acqua. Partenza da Artana con direzione Bogli su un magnifico tracciato quasi interamente percorribile in sella. Da lì discesa fin verso il Boreca percorsa in parte in sella ed in buona parte a piedi in quanto la pendenza è notevole. Memorabile la cascata sul vecchio mulino di Suzzi a fondovalle che ha meritato una sosta contemplativa. Di seguito salita verso Suzzi fatta interamente a piedi con sosta per ammirare le praterie ed il panorama, quindi di nuovo in sella lungo lo sterrato per Pizzonero, autentica perla. Infine qualche saliscendi molto tecnico per poi piombare a Belnome lungo una difficile discesa. Il nostro anello si è poi concluso lungo la strada asfaltata che scende sul Boreca e che da Belnome porta su a Vesimo e da lì a Capanne di Cosola (grazie anche al provvidenziale passaggio in auto di Gino, titolare di un'osteria in Vesimo). Che dire, luoghi naturali e trasformati dall'uomo stupendi, pressoché intatti forse grazie ad un generalizzato abbandono, che testimoniano una realtà in via di estinzione, conosciuti forse da poche persone, in quanto oltre a tre rumorosi motociclisti non abbiamo incrociato proprio anima viva. Il percorso pedalabile al 60-70%, richiede comodamente quattro ore, compresi i tempi di sosta ed un minimo di preparazione.

Enrico Maria Rossi, Paolo Pastore, Emilio _, 7 marzo 2007

 


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