Dove comincia l'Appennino

Le Voci di confine


Una folta e determinata rappresentanza di "Dove comincia l'Appennino" (in ordine alfabetico: Paolo Ferrari Magà, Claudio Gnoli, Fabio Paveto) si è recata a Romagnese, in val Tidone, in occasione dell'antico rito della galina grisa, che ha luogo nel corso della notte che precede la Santa Pasqua con modalità analoghe ai riti del maggio che si svolgono più diffusamente in varie località del versante emiliano delle Quattro Province. Il canto benaugurante di questua annuncia l'arrivo della bella stagione e viene corrisposto con l'offerta di uova, retaggio di antiche consuetudini, cui oggi si aggiungono abbondanti libagioni corredate da esoterici salumi che sfidano, e vincono, ogni resistenza salutistica. Tre squadre percorrono le sparse frazioni del comune di Romagnese per ritrovarsi a notte fonda per una grande festa conclusiva sulla piazza principale.

In questa occasione abbiamo incontrato Paolo Rolandi, animatore del coro "Voci di confine", al quale abbiamo chiesto di raccontarci della sua esperienza di ricercatore e canterino e del percorso che lo ha portato a riunire voci antiche attorno ad un progetto di riproposta del canto tradizionale ultrapadano, fedele alla memoria e alla tradizione [il progetto, coordinato da Rolandi fino al 2007, è poi proseguito con cambi di formazione e con differenti sonorità].

«Ho trovato persone che hanno accettato di tornare a cantare certe canzoni e ripercorrere strade vecchie che loro stessi non percorrevano dagli anni Sessanta, periodo in cui le emigrazioni li portarono lontano dalle loro montagne (almeno per quelli nati lassù). Con loro sono riuscito a ritrovare quel risultato fonico che avevo in testa da anni, basato su sole tre voci e non sull'introduzione di ulteriori armonizzazioni o voci centrali: un corposo pedale di bassi e contrabbassi (da noi i bassi sono uniti sulla dominante, mentre spesso si sdoppiano sulla tonica, in cui il contrabbasso scende e il basso sale. Da non confondersi con la funzione del "controbasso" genovese) su cui un primo e un secondo creano tutte le armonie necessarie.

Per il CD "Il finestrello" abbiamo fatto cinque prove preparando bene circa una decina dei diciotto brani. Alla frase "così si cantava ai tempi di mio padre" e simili, ci si fermava e si proseguiva partendo da lì. Non alla ricerca di una perfezione formale, ma di quell'etnicità che poi fa costantemente dire a tutti: "Così si cantava una volta", come accaduto anche in paesi come Varzi o addirittura Cantalupo Ligure, ormai associati al canto ligure. Del resto il mio obiettivo era ed è quello di recuperare, "ricostruire" e "fotografare" uno stile di canto (o modo di cantare) che una volta in Oltrepò era di tutti e che tutti, anche se non lo praticavano, conoscevano. I tanti appassionati di canto spontaneo che ci hanno ascoltato, magari cantori d'un tempo, si sono riconosciuti appieno nel nostro modo di cantare. Questa è stata la mia più grande soddisfazione, oltre ai pareri favorevoli degli studiosi di settore, soprattutto di quelli nati in contesti contadini, che hanno vissuto davvero la cultura popolare che hanno poi studiato e approfondito.

In questi due anni come Voci di confine abbiamo fatto molte esibizioni, ora ridotte al minimo: con troppi concerti non ci si riuniva più per provare e ricercare canti perduti, ma si eseguivano solo cliché ripetitivi. Insomma, gli uomini si stancavano e allora ho preferito averli per pochi concerti e tanti ritrovi nelle cantine, magari assieme a qualche vecchio di 80 o 90 anni per ricostruire assieme vecchi "giri" o strofe o ritmi o accompagnamenti strumentali nel canto.

Quanto a me, spesso vengo visto come un freddo ricercatore che poi armonizza i canti trovati: errore, sia su di me, sia nei riguardi del canto tradizionale, del quale, soprattutto nel contesto della ricerca, mi sembra non si consideri la componente importante del "cantare insieme", con armonie spontanee e con tutte le sue sfaccettature, regole, paranoie, abitudini, conservatorismi, barriere, orgoglio ecc. Così, grazie all'abitudine oramai diffusa di armonizzare canti e musiche con chissà quale nuova idea e quale accostamento di strumenti, in più di un contesto il mio coro è risultato nuovo, inedito, con questa sonorità basata su una grande semplicità musicale, sebbene condita con un po' di rigore nel raggruppare il più possibile i tratti tipici del canto locale e su un forte impatto dovuto alle belle e potenti voci che vanno ascoltate dal vivo più che su CD (davanti ai microfoni, nonostante l'ambiente "naturale" della stalla, il gruppo perde gran parte della sua incisività).

Considero questi compagni di viaggio autentici depositari, solo perché hanno appreso questi canti e relativo stile in contesti naturali negli anni Quaranta e Cinquanta, che poi è il periodo a cui mi sono voluto collegare; il nome prima ancora che una connotazione geografica, vuole avere proprio questa, il confine temporale in cui le massicce emigrazioni dai contesti contadini hanno portato a tralasciare certe quotidianità fra cui il tramando naturale fra generazioni durante le lunghe sere nelle stalle o nelle osterie o anche durante certi tipi di lavoro

Personalmente, oltre a studi ed esperienze in altri generi musicali di cui mi occupo, sono nato in una famiglia ricca di musica e di tradizioni popolari legate al canto. Dai sette anni ho iniziato ad apprendere direttamente da mia nonna la maggior parte dei canti che conosco ed ho gradualmente assorbito la tanta cultura popolare presente in casa, finché ho iniziato le mie ricerche da fine anni Ottanta a fine anni Novanta; più che ricerche le definirei esperienze, registrando poco e cantando molto nonostante la mia voce non abbia la potenza del tipico cantante popolare (ahimè!).

Attorno a mio padre e a mia nonna Maddalena si snoda quasi tutta la mia conoscenza in merito, comunque un'importanza fondamentale l'ha avuta l'Osteria del Tram di Voghera, gestita dai miei nonni e da miei prozii fino al 1978, dove si ritrovavano i cantori spontanei di Voghera, del contado, dei paesi dell'Oltrepò collinare e montano e anche provenienti dall'Alessandrino. Quei suoni, compresi quelli dei suonatori di fisarmonica e chitarra, li ho ancora in testa. Un luogo di confronto e di scambio per tanti cantori, ove mia nonna e mio padre hanno appreso ulteriori canti. In quel contesto mia madre Pinuccia, già nata in contesto contadino ove comunque si cantava, ha avuto modo di ascoltare ed assorbire molta musica popolare ed essere così, oggi, consulente insostituibile nei miei lavori, prezioso passaggio prima di dare l'okay ad un lavoro.

Mia nonna Maddalena Dellagiovanna (1922-2003), proveniente dalla famiglia canterina di Varsaia di Menconico, ha imparato a cantare in famiglia (padre, madre, fratelli e sorelle tutti abili canterini) e a ballare al suono dell'armonica a bocca e alla fisarmonica di un suo compaesano, ha fatto anni ed anni di risaia dove mio nonno Antonio (nato a Massinigo, anche lui appassionato cantore) aveva l'incarico di riunire il personale, e in seguito ha gestito per 15 anni l'osteria suddetta. Così io ho appreso anche qualche canto di monda nonché alcuni della Resistenza, essendo lei sorella di Nando Dellagiovanna, comandante partigiano morto sul campo.

Mio padre Luciano è nato nel 1938 a Montesegale ed ha appreso direttamente da suo nonno Toscanini di Bogli (Giacomo Toscanini, con parentela non così lontana dal più famoso Arturo!) e dai cantori della stessa Montesegale un repertorio di canti tradizionali. Uno dei tre migliori cantori del paese era suo zio Giovanni, peraltro amico di Egiziano Carloni, costruttore stradellino di armoniche a bocca che periodicamente saliva a Montesegale portando i suoi strumenti che vendeva o regalava e che mio padre ricorda di aver suonato. Ha avuto anche una formazione classica, poi sviluppata in anni di solismo in ambienti sacri e lirici locali, ha sempre avuto facilità nell'utilizzo di strumenti, cosa che fortunatamente mi ha tramandato (peccato che non mi abbia anche lasciato la sua voce!). Da lui ho ricevuto i primi rudimenti sulla chitarra, su harmonium (altro strumento meritevole di considerazione nel contesto tradizionale), organo a canne e fisarmonica apprendendo le basilari nozioni per accompagnare canti con giri di accordi nelle varie tonalità. Nel contesto popolare ha poi cantato molto con i cantori spontanei di Voghera (lui ha ricostruito l'elenco delle osterie vogheresi in cui si cantava ancora fino agli anni Cinquanta pubblicato nel mio primo libro) e con altri ragazzi lì immigrati da colline e montagne d'Oltrepò. A Voghera ha poi favorito la diffusione della polivocalità genovese con il gruppo dei Caballeros, storia che merita un racconto distinto, ed ha avuto varie esperienze con canterini genovesi negli anni Sessanta, stabilendo una serie di contatti e di amicizie (ha portato più volte in Oltrepò la squadra di canto "Nuova Molassana" per concerti nei primi anni Settanta, era molto amico di Sergio Vicini, direttore della Portuale, da cui ha appreso molto sulla polivocalità genovese). Non ha più cantato musica popolare dal 1972 (se non in ritrovi spontanei comunque molto occasionali), anno in cui sciolse i Caballeros di cui era coordinatore abbandonando per una decina d'anni anche altri contesti musicali.

Altri componenti della mia famiglia? Mio nonno paterno cantava e suonava la chitarra nell'ambito del canto tradizionale. Mio prozio Giuseppe, del lignaggio dei Toscanini, era cantante e costruttore di flauti dolci. Una mia prozia da parte di madre, Leandra Tagliani, è nata a Feligara (paese della famiglia delle sorelle Tagliani, canterine stimate, il cui repertorio è stato documentato nelle ricerche della Regione Lombardia); oltre ad aver affiancato mia nonna nella gestione del Tram, lei e suo fratello Antonio mi sono stati utili nel ricostruire alcuni aspetti. Altro fratello di una zia acquisita (nonché nipote dello zio Giovanni succitato) è Pompeo Ferrari, storico animatore delle osterie anche durante le feste da piffero nelle nostre montagne ancora negli anni Novanta con i suoi interminabili canti, anche lui nato a Montesegale.»


Le Voci di confine (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <http://www.appennino4p.it/vocidiconfine.htm> 2005.05 - 2013.06 -