Dove comincia l'Appennino

Sulle orme del Draghin


chi era il Draghin? ; "Matapuexi" ; Cicagna ; Montebruno ; l'Alfeo ; Ponte Organasco ; Montarsolo ; Carana ; Bobbio ; un viaggio simbolico ; carta: 1, 2, 3, 4

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le vecchie case di Cicagna lungo la riva del torrente Lavagna Nonostante la sicura esistenza storica di questi suonatori, la scarsità di documenti e la ricchezza di varianti nei racconti contribuiscono a mantenere un alone di fascinoso mistero sulle loro figure di capostipiti dei pifferai moderni.

Ma aldilà dei dettagli storici, la ballata del Draghin è interessante anche perché rappresenta un itinerario significativo attraverso tutta l'alta e media val Trebbia, una delle arterie principali delle Quattro Province. Ripercorrerlo ci permette anche di compiere interessanti osservazioni sulle vie di comunicazione dell'Ottocento in una valle a tratti molto stretta e tortuosa, in cui l'attuale strada carrozzabile di comunicazione tra Genova e Piacenza fu progettata da Napoleone, ma realizzata solo successivamente. Il percorso del Draghin corrisponde perlopiù alla "via di Genova di val Trebbia" oggi segnalata da cartelli escursionistici installati dall'amministrazione provinciale di Piacenza.

Quando l'ê partiu da Cicagna
u poveru Draghin u ghe fêi una bisagna.
Fêive curagiu bêlo Draghin
perché l'è quest chi u vostro destin!

[Quando partì da Cicagna
il povero Draghin vi suonò una bisagna.
Fatevi coraggio o bel Draghin
perché è questo il vostro destino!]

la via di Cicagna che porta al ponte sul Lavagna, antico collegamento con la zona di Rapallo Il Draghin viene arrestato a Cicagna, centro della val Fontanabuona nell'entroterra di Chiavari, in una zona marginale rispetto alle Quattro Province, ma dove probabilmente i suonatori si recavano regolarmente. Attualmente le feste da piffero sono scomparse a sud dell'alta val Trebbia (ce ne sono fino ad Alpe di Gorreto e Fontanigorda), ma in passato la diffusione doveva essere più ampia, tanto che qualcuno riferisce di pifferai che suonavano nel centro di Genova. Cicagna fu inoltre molto importante per il piffero nei primi decenni del Novecento, quando Jacmon convinse a costruire pifferi "u Grixu", un artigiano di Cicagna ritornato dal Perù, esperto dei locali strumenti da banda. Combinando i modelli di Jacmon con la propria maestria, il Grixu divenne il costruttore di riferimento, tanto che i suoi pifferi sono correntemente chiamati "i Cicagna". Il Grixu operava appunto a Cicagna, in una casa che si affacciava sulla strada principale della valle.

La val Fontanabuona, d'altronde, è una zona molto attiva nell'artigianato, in particolare l'estrazione e il taglio delle lastre nere di ardesia che prendono il nome dal torrente e dalla vicina cittadina; file di donne le trasportavano reggendole sulla testa fino al porto. L'importanza di Cicagna è dimostrata dal fatto che proprio qui si trovasse per tutto l'Ottocento un mandamento del Regno di Sardegna, e di conseguenza dei carabinieri e una prigione (la casa che la ospitava è stata demolita, ma esistono fotografie in cui si vedono ancora le inferriate). Non stupisce quindi che da qui, forse per un ordine di trasferimento dell'arrestato, parta il viaggio del Draghin verso Bobbio, dove si trovava la prigione di competenza.

Cicagna: a fianco di un importante palazzo arricchito da una fontana comincia la salita per Verzi Oltre che percorrere la val Fontanabuona, verso valle fino a Chiavari o verso monte fino a Lumarzo, da Cicagna si poteva raggiungere rapidamente la costa genovese a Rapallo, attraversando il ponte sul Lavagna e valicando le alture che separano la val Fontanabuona dal mare. Alle spalle di Cicagna, poi, si trovano diversi importanti valichi che costituivano nodali vie di comunicazione con le valli delle Quattro Province. Quello più usato oggi è il passo della Scoffera, che mette in comunicazione con l'alta valle Scrivia nei pressi di Torriglia; ma in passato prevalevano altri valichi più orientali, come il passo del Portello verso Torriglia e il passo di Ventarola verso Rezzoaglio. Per passare invece in val Trebbia, come doveva fare il Draghin, ci si dirigeva verso Montebruno risalendo il vicino monte Caucaso.

Co' di Verzi: l'architrave sulla destra porta la data 1838 Il Caucaso può essere raggiunto salendo da Mocònesi, a pochi chilometri da Cicagna, percorrendo un tratto della confluente val Neirone passando per il borgo di Cornia; oppure salendo direttamente da Cicagna e imboccando la valletta parallela, quella del Màlvaro. Nel pieno centro di Cicagna, di fronte alla piazza Garibaldi e vicino a un'antica fontana, si trova l'incrocio da cui parte la strada carta parte 1: cliccare per ingrandireper Verzi e la val Malvaro. Abbiamo supposto che i gendarmi e il Draghin abbiano preso questa seconda via, che in ogni caso confluisce con la precedente nel punto detto passo della Banchella, sulle pendici del monte.

Dopo aver cominciato a salire attraverso un tratto oggi boscoso, si passa per il borgo di Co' di Verzi. Nonostante il luogo sembri minuscolo e appartato, diverse tracce mostrano come in passato fosse toccato da mulattiere più importanti: la stradicciola che fiancheggia le case è delimitata per un tratto da una serie di lastre di lavagna conficcate in posizione verticale, e molte case presentano pietre e architravi di antica origine.

Co' di Verzi: la mulattiera  delimitata da lastre di lavagna Continuando in decisa salita, si raggiunge il passo della Banchella e quindi, salendo ancora, la cima del monte Caucaso, a 1250 metri di altitudine. Dalla cima si gode un'ampia visuale in tutte le direzioni: volgendoci indietro osserviamo le sottostanti valli Neirone e Malvaro, che confluiscono nella Fontanabuona, il crinale di monti tra la Fontanabuona e la costa, e a sinistra sullo sfondo la zona di Chiavari. Alla nostra sinistra e alla nostra destra il crinale, oggi percorso dall'itinerario escursionistico Alta via dei monti liguri, mette in comunicazione con altri crocevia quali il passo del Portello e il monte Lavagnola a ovest, il monte Ramaceto e il passo di Ventarola a est. Davanti a noi si apre con ampi boschi il tratto detto dell'Acquapendente, che dava il nome alla via di collegamento fra Cicagna e la val Trebbia: siamo a cavallo fra le valli Malvaro, Trebbia e Aveto, e nel fitto delle piante si trova la sorgente del fiume Aveto. La morfologia delle valli è anomala, perché sul versante del Malvaro l'erosione è molto più accelerata che su quello dell'Aveto: infatti al passo della Scoglina, che mette in comunicazione le due valli, l'Aveto scorre placidamente a poche decine di metri dal valico, mentre la val Malvaro precipita con pendenze molto maggiori: la testata di questa valle tende ad arretrare, e secondo i geomorfologi è destinata col passare del tempo a catturare l'altro corso d'acqua.

dalla cima del monte Caucaso si vedono il crinale appena percorso, che separa la val Malvaro a sinistra dalla val Neirone a destra; la trasversale val Fontanabuona, quasi parallela alla costa; e sullo sfondo a sinistra il promontorio di Sestri Levante e il golfo del Tigullio Ci incamminiamo per l'Acquapendente, e attraverso splendide faggete giungiamo a Barbagelata, un villaggio costruito a ben 1096 metri d'altitudine. Non molti anni fa vi è stata costruita una chiesa nuova ed originale, con soluzioni insolitamente intonate ai luoghi in cui sorge: dei pezzi di legno massiccio formano il confessionale e l'altare, dietro il quale un'ampia vetrata mostra la verde bellezza dei dintorni. Il paese oggi è quasi spopolato, ma un uomo che incontriamo ricorda come in passato vi si trovasse invece un importante dazio, attraversato regolarmente da una gran quantità di muli e mulattieri. C'era un uomo così forte che era capace di trasportare due otri pieni di vino muovendosi in modo sciolto come se fossero vuoti: in questo modo gli impiegati del dazio non lo fermavano, e il proprietario della merce risparmiava la spesa! L'otre, in dialetto a bâga, era costituito da una pelle di capra, usata anche per costruire la musa che accompagnava il piffero.

scendendo al Trebbia appare il paese di Montebruno Poco più oltre, a Costafinale, può capitare ancora di incontrare uno degli ultimi muli, mentre bruca libero sul crinale, e anche la cartografia riporta nelle vicinanze un luogo detto "Cunio del mulo"... Di qui i mulattieri discendevano al Trebbia, che talvolta guadavano aiutandosi con dei trampoli di legno, nel cui uso erano provetti; artigiani costruttori di trampoli e di scale a pioli erano tra l'altro attivi nella vicina val Brevenna. Oggi si discende verso il Trebbia per una stradicciola asfaltata, ma in passato si usava una mulattiera che passava più a destra, forse per il monte Posasso e il borgo di Tartogni. In entrambi i casi ci si ritrova a Montebruno; e infatti la strofa successiva della ballata dice:

Quando l'ê stô a Montebrün
u poveru Draghin ghe ne fêia anca ün.

[Quando arrivò a Montebruno
il povero Draghin ve ne suonò ancora uno.]

il ponte di Montebruno, cruciale via di comunicazione fra Fontanabuona, val d'Aveto e val Trebbia

L'importanza di Montebruno era data dal suo antico ponte sul Trebbia. Attraversandolo ci si immette in paese, trovandosi davanti un'alta costruzione che doveva avere funzioni di rilevo, e percorrendo quindi quella che era la strada principale prima dell'avvento della strada napoleonica proveniente da Torriglia. Le località citate nella canzone, come vedremo anche in seguito, non sembrano casuali, e potrebbero corrispondere a tappe di sosta nel faticoso viaggio dei gendarmi con il loro prigioniero. Curiosamente Montebruno è citato anche in un'altra canzone popolare, il cui testo è una filastrocca senza senso ma è usato dai suonatori per ricordare l'andamento del perigordino, un ritmo da piffero che (al pari della bisagna citata nella strofa precedente) carta parte 2: cliccare per ingrandireoggi non viene più ballato:

La galina e 'l galetto
sun passai da Montebrün,
sun rivai a Sant'Uberto
e nun gh'an truvò nisciün!

entrando a Montebruno dal ponte Dopo Montebruno, il testo della ballata come è stato tramandato non cita altre località per un lungo tratto. Lungo il corso del Trebbia, costeggiato dall'attuale strada statale, i centri più importanti sono Loco, Rovegno, Gorreto e Ottone; da sinistra confluiscono valli significative quali quelle del Brugneto (patria del suonatore di cui si è detto), del Cassingheno, del Terenzone, del Dorbera e infine del Boreca, nella cui parte iniziale si trova Suzzi. Che cos'avrà provato il Draghin ripassando nei pressi dei suoi luoghi natali?...

Secondo una versione di Suzzi, l'incontro leggendario del Draghin con i lupi sarebbe avvenuto nei pressi del passo della Maddalena, sulle pendici del monte Alfeo tra Suzzi e la val Trebbia: messosi al riparo salendo sopra un albero, lì sopra si sarebbe messo a suonare, il che avrebbe calmato i lupi permettendogli di scendere (in questo caso non si parla di pane). A questo episodio si riferisce una versione non pubblicata di una strofa della ballata:

Quando l'è stô al monte Arfé
u poveru Draghin u gh'âiva i luvvi ai pé.

[Quando arrivò al monte Alfeo
il povero Draghin vi ebbe i lupi ai piedi.]

Un'altra versione, invece, si limita a dire che

Quando l'è stô al monte Arfé
u poveru Draghin se vultêia indré.

[Quando arrivò al monte Alfeo
il povero Draghin si voltò indietro.]

Rovegno, sulla sponda destra del Trebbia     la statale attraversa il Trebbia in un tratto roccioso tra Loco e Gorreto     la via centrale di Ottone

Gorreto sorge alla confluenza del Dorbera (a sinistra) nel Trebbia; in fondo a sinistra la cima del monte Alfeo, dietro il quale si trova Suzzi Naturalmente è improbabile che per andare verso Bobbio il convoglio risalisse i ripidi versanti del monte Alfeo, la cui mole autorevole domina da sinistra la media val Trebbia: tuttalpiù ne avranno sfiorato le pendici, passando dopo Gorreto dai nuclei sparsi di Campi e da Truzzi, di fronte a Ottone. Da questo punto la via di Genova proseguiva mantenendosi circa 200 metri al di sopra del greto del fiume, passando per Valsigiara alla confluenza del Boreca, riattraversando il Trebbia per toccare sulla riva destra Traschio e Losso, fino a giungere a Ponte Organasco.

[séguito...]


Sulle orme del Draghin (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori -- <https://www.appennino4p.it/draghin2.htm>: 2004.11 - 2007.09 -