Dove comincia l'Appennino

Suonatori "immigrati"


A volte mi chiedo se essere qui, seduto accanto a Gabriele col suo piffero e Franco abbracciato alla sua fisarmonica, possa ancor oggi, dopo tanto tempo, destare perplessità. Perplessità in quelle persone amanti della musica e delle danze delle Quattro Province che frequentano da sempre i luoghi ove per tradizione esiste una festa.

Ho conosciuto questa musica nel 1979; il frequentare la musica di tradizione mi aveva fatto arrivare nelle valli alla ricerca di un duo che riproponeva la musica dell'Appennino. Si trattava di Ettore "Bani" e Attilio "Tilion". Mi ricordo molto bene quella sensazione e quando, ancor oggi, frequento le feste mi pare di averle sempre frequentate. L'effetto e la sorpresa che fece ai miei compagni fu di novità assoluta, per me di ricordo. Fu una grande sorpresa e quel suono mi riportò indietro di almeno dieci anni, quando ragazzini si partiva dalla Fraschetta o "Mandrognato", la regione ai piedi dell'Appennino fra Alessandria, Tortona e Novi Ligure, e si andava a cercare il fresco nel Borbera.

Le gole di Pertuso erano il nostro Far West, e dopo un pomeriggio di bagni e giochi la sera si cercava un paesino dove mangiare qualcosa. Quasi sempre si sceglieva il paese dove c'era festa. Il più vecchio di noi possedeva una 1500 Fiat (era il batterista con il quale suonavo dal '65). L'inizio delle scuole era ancora lontano, così si poteva fare tardi, e in quei paesi mi ricordo di aver ascoltato quel suono e aver visto quello strano strumento (il piffero). Poteva essere Pallavicino, o Piuzzo, forse Cantalupo non so, e non so neppure chi erano i suonatori che allora rallegravano quelle feste. Ricordo però benissimo di aver ascoltato in quelle feste anche un violino, in altri posti una chitarra e probabilmente un contrabbasso. Così come in altre valli, sempre nel territorio delle Quattro Province, ho sentito la fisa che accompagnava il clarinetto. Nelle valli basse la contaminazione era data dal fatto che esisteva in ogni paese una banda ed era più facile comprare ed imparare il clarinetto che non il piffero.

Ricordo molto bene i quartetti o quintetti (di solito bombardino, clarinetto, basso tuba e batteria) che animavano le feste in bassa val Borbera. Tradizione anche della pianura: dalla banda che accompagnava la processione in onore del patrono si staccavano quattro o cinque suonatori che animavano il ballo serale. In pianura quasi sempre sui balli a palchetto montati per l'occasione, nelle valli occupando spazi più piccoli: aie, cortili ma anche piccoli prati. Non dimentico che molte feste erano allietate solo dalla fisarmonica, strumento principe delle feste agricole, duttile, potente e con la possibilità di cantarci sopra.

Da molto tempo il nuovo corso dei suonatori che tutt'oggi rallegrano le feste ha provato a proporre la musica delle valli anche attraverso formazioni che contemplassero altri strumenti: i "Suonatori delle Quattro Province" nella prima formazione comprendevano, oltre al piffero e la fisarmonica, la chitarra e una tastiera; nella seconda formazione, con piffero e fisa, le percussioni e il basso elettrico. Un altro noto gruppo che tuttora calca i palchi d'Europa esportando la musica delle Quattro Province, gli "Enerbia", contempla in formazione il violino, la chitarra e il contrabbasso. La nuova formazione dei "Musetta" presenta bellissimi intrecci tra piffero e fagotto. Del resto, probabilmente, anche cent'anni fa l'arrivo della fisarmonica che soppiantava la musa avrà creato perplessità.

Allora mi domando forse l'importante è che quella musica, comunque, non muoia o non diventi, cosa ancor più pericolosa, business. Quando la passione si adagia sul commercio ineluttabilmente si appiattisce o come si dice oggi si globalizza. Credo che l'importante sia dare a quelle belle feste, che ancora esistono, l'energia, quell'energia che suonatori come Bani, Tilion, Stefano, Franco hanno trasmesso prescindendo dalle formazioni. Dove c'è quell'energia la gente si diverte e il suono è un evento catartico, il bagaglio felice delle persone che abitano o che tornano anche solo per qualche giorno, alla festa del paese. La peculiarità di quell'energia è la loro memoria, che ballino o che cantino in coro solo lì la ritrovano. A noi, immigrati della musica, il dovere di affrontare con umiltà il bel viaggio che ci viene offerto. Grazie a tutti gli appassionati.

Bernardo Beisso

 


Suonatori "immigrati" = (Dove comincia l'Appennino) / redazione ; © autori — <https://www.appennino4p.it/immigrati.htm> : 2012.03 -